TRINACRIA

Sicilia: rinviato il ritorno a scuola

Oggi, lunedì 10 gennaio 2022, sarebbe dovuta iniziare la scuola; ma la riapertura in Sicilia è stata posticipata di tre giorni dopo la task force di sabato mattina fra dirigenti scolastici, studenti, sindacati, Comuni e Regione. Non sono riusciti a organizzarsi in tempo, quindi si rimanda il rientro: mercoledì ci sarà una nuova task force.


La sicurezza dell'incertezza

Fin dall’inizio di questa pandemia, sulla scuola c’è stata un’unica promessa da parte delle istituzioni: «non se ne capirà niente fino all’ultimo minuto». Così continua a essere anche a distanza di due anni.

Le direttive ministeriali prevedevano il regolare rientro in presenza giorno 10; ma la Regione Siciliana, con un escamotage trovato dall’assessore regionale Lagalla, ha posticipato di tre giorni l’inizio. La crescita dei contagi preoccupa e i dirigenti scolastici hanno lanciato una raccolta firme per chiedere di tornare in Dad fino alla fine di gennaio: anche loro si rendono conto di non poter garantire il rientro in sicurezza. Alcuni sindaci avevano già predisposto – senza aspettare la task force – la didattica a distanza. Diversi studenti hanno espresso paura a tornare nelle classi, poiché le scuole sono ormai diventate focolai e le famiglie da sole non possono far fronte a questo problema. Il risultato è stato confusione più totale e rinvio.

Da giovedì si dovrebbe iniziare; ma le modalità – Dad o presenza – non si conosceranno prima di mercoledì, giorno in cui si svolgerà la nuova task force.

 

Un’impresa impossibile

La scelta di posticipare è chiaramente un tentativo sbrigativo di arrivare a una sintesi che manca tra Stato e Regione, tra Regione e Comuni e tra questi, dirigenti e studenti. Musumeci sceglie la via della mediazione: «la sensibilità che è stata evidenziata anche dai sindaci della Sicilia, non può lasciarci immobili, ma non possiamo neppure alimentare un inutile conflitto con il governo centrale che ha già annunciato di volere impugnare decisioni in contrasto con la legislazione vigente. Abbiamo adottato la soluzione più ragionevole, giuridicamente compatibile, che tiene conto della decisione di tutti: quella di utilizzare i nostri poteri di autonomia primaria sul calendario scolastico consentendo uno slittamento dell’apertura delle scuole di alcuni giorni, fino ad un massimo di cinque». Nessuna forzatura, dunque, solo un riaggiustamento delle ore del calendario regionale.

Una concessione – così la definisce in sostanza – di tempo in più a presidi e sindaci per organizzarsi. Tre giorni per fare tutto quello che non si è fatto in due anni: trovare edifici a norma con aule abbastanza grandi per garantire il distanziamento, screening costanti a tutti gli studenti e al personale docente e ATA e mascherine FFP2 gratuite per tutti e tutte. Un’impresa impossibile.       

 

A scuola come negli ospedali, non un euro per la sicurezza dei siciliani

Che il quadro pandemico fosse di nuovo critico lo si sapeva già da settimane. Ma l’organizzazione del rientro a scuola è stata l’ultima delle preoccupazioni, fino appunto a qualche giorno prima del 10.

Quello del rientro in sicurezza a scuola e nei luoghi di formazione si riconferma non essere un tema urgente nelle agende di governo, che si ritrovano, all’ultimo minuto, a fronteggiare problemi che richiedono interventi strutturali ed esosi. Problemi le cui radici affondano in anni di definanziamento e tagli, troppo complessi per poter essere risolti in tre giorni. Insieme al quadro pandemico, infatti, non sono mai uscite dalla fase emergenziale le condizioni delle strutture e dei servizi scolastici siciliani.

Lo stesso trattamento è riservato agli altri settori pubblici, primo tra tutti quello sanitario, su cui si continua a non investire quanto si dovrebbe – nonostante la continue nuove ondate di crisi pandemica. Che il sistema sanitario siciliano non potesse reggere il carico lo si sapeva dall’inizio; non ci sono strutture, mancano posti in terapia intensiva, e soprattutto manca il personale medico. Ma nulla si è fatto per potenziarlo. E quindi oggi - alla quarta ondata, a due anni dall'inizio - abbiamo ancora le code, di pazienti e di ambulanze, davanti ai pronto soccorso, i ricoveri nelle tende, gli ammalati di altre patologie rimandati a casa perché non c'è spazio per loro.

E abbiamo ancora - alla quarta ondata, a due anni dall'inizio - gli studenti costretti a casa, con le lezioni a distanza, perché non si riesce a organizzare per tempo e non si hanno i fondi per garantire il rientro in presenza. Stavolta, in più, c'era il tempo concesso dalla pausa natalizia: si poteva pensare a predisporre gli screening di massa, le mascherine FFP2 gratuite per tutti. E invece nulla, in Sicilia si deciderà mercoledì per giovedì.

E nell'assenza più totale di direttive chiare su come comportarsi studenti, professori, dirigenti, persino sindaci - stranamente concordi - si ritrovano a sperare nella Dad. E d'altronde, come si può stare tranquilli sotto una gestione che, ancora dopo due anni, non è in grado di garantire il rientro in sicurezza nelle classi?

Sicilia: rinviato il ritorno a scuola

Oggi, lunedì 10 gennaio 2022, sarebbe dovuta iniziare la scuola; ma la riapertura in Sicilia è stata posticipata di tre giorni dopo la task force di sabato mattina fra dirigenti scolastici, studenti, sindacati, Comuni e Regione. Non sono riusciti a organizzarsi in tempo, quindi si rimanda il rientro: mercoledì ci sarà una nuova task force.


La sicurezza dell'incertezza

Fin dall’inizio di questa pandemia, sulla scuola c’è stata un’unica promessa da parte delle istituzioni: «non se ne capirà niente fino all’ultimo minuto». Così continua a essere anche a distanza di due anni.

Le direttive ministeriali prevedevano il regolare rientro in presenza giorno 10; ma la Regione Siciliana, con un escamotage trovato dall’assessore regionale Lagalla, ha posticipato di tre giorni l’inizio. La crescita dei contagi preoccupa e i dirigenti scolastici hanno lanciato una raccolta firme per chiedere di tornare in Dad fino alla fine di gennaio: anche loro si rendono conto di non poter garantire il rientro in sicurezza. Alcuni sindaci avevano già predisposto – senza aspettare la task force – la didattica a distanza. Diversi studenti hanno espresso paura a tornare nelle classi, poiché le scuole sono ormai diventate focolai e le famiglie da sole non possono far fronte a questo problema. Il risultato è stato confusione più totale e rinvio.

Da giovedì si dovrebbe iniziare; ma le modalità – Dad o presenza – non si conosceranno prima di mercoledì, giorno in cui si svolgerà la nuova task force.

 

Un’impresa impossibile

La scelta di posticipare è chiaramente un tentativo sbrigativo di arrivare a una sintesi che manca tra Stato e Regione, tra Regione e Comuni e tra questi, dirigenti e studenti. Musumeci sceglie la via della mediazione: «la sensibilità che è stata evidenziata anche dai sindaci della Sicilia, non può lasciarci immobili, ma non possiamo neppure alimentare un inutile conflitto con il governo centrale che ha già annunciato di volere impugnare decisioni in contrasto con la legislazione vigente. Abbiamo adottato la soluzione più ragionevole, giuridicamente compatibile, che tiene conto della decisione di tutti: quella di utilizzare i nostri poteri di autonomia primaria sul calendario scolastico consentendo uno slittamento dell’apertura delle scuole di alcuni giorni, fino ad un massimo di cinque». Nessuna forzatura, dunque, solo un riaggiustamento delle ore del calendario regionale.

Una concessione – così la definisce in sostanza – di tempo in più a presidi e sindaci per organizzarsi. Tre giorni per fare tutto quello che non si è fatto in due anni: trovare edifici a norma con aule abbastanza grandi per garantire il distanziamento, screening costanti a tutti gli studenti e al personale docente e ATA e mascherine FFP2 gratuite per tutti e tutte. Un’impresa impossibile.       

 

A scuola come negli ospedali, non un euro per la sicurezza dei siciliani

Che il quadro pandemico fosse di nuovo critico lo si sapeva già da settimane. Ma l’organizzazione del rientro a scuola è stata l’ultima delle preoccupazioni, fino appunto a qualche giorno prima del 10.

Quello del rientro in sicurezza a scuola e nei luoghi di formazione si riconferma non essere un tema urgente nelle agende di governo, che si ritrovano, all’ultimo minuto, a fronteggiare problemi che richiedono interventi strutturali ed esosi. Problemi le cui radici affondano in anni di definanziamento e tagli, troppo complessi per poter essere risolti in tre giorni. Insieme al quadro pandemico, infatti, non sono mai uscite dalla fase emergenziale le condizioni delle strutture e dei servizi scolastici siciliani.

Lo stesso trattamento è riservato agli altri settori pubblici, primo tra tutti quello sanitario, su cui si continua a non investire quanto si dovrebbe – nonostante la continue nuove ondate di crisi pandemica. Che il sistema sanitario siciliano non potesse reggere il carico lo si sapeva dall’inizio; non ci sono strutture, mancano posti in terapia intensiva, e soprattutto manca il personale medico. Ma nulla si è fatto per potenziarlo. E quindi oggi - alla quarta ondata, a due anni dall'inizio - abbiamo ancora le code, di pazienti e di ambulanze, davanti ai pronto soccorso, i ricoveri nelle tende, gli ammalati di altre patologie rimandati a casa perché non c'è spazio per loro.

E abbiamo ancora - alla quarta ondata, a due anni dall'inizio - gli studenti costretti a casa, con le lezioni a distanza, perché non si riesce a organizzare per tempo e non si hanno i fondi per garantire il rientro in presenza. Stavolta, in più, c'era il tempo concesso dalla pausa natalizia: si poteva pensare a predisporre gli screening di massa, le mascherine FFP2 gratuite per tutti. E invece nulla, in Sicilia si deciderà mercoledì per giovedì.

E nell'assenza più totale di direttive chiare su come comportarsi studenti, professori, dirigenti, persino sindaci - stranamente concordi - si ritrovano a sperare nella Dad. E d'altronde, come si può stare tranquilli sotto una gestione che, ancora dopo due anni, non è in grado di garantire il rientro in sicurezza nelle classi?

Sicilia: rinviato il ritorno a scuola

Oggi, lunedì 10 gennaio 2022, sarebbe dovuta iniziare la scuola; ma la riapertura in Sicilia è stata posticipata di tre giorni dopo la task force di sabato mattina fra dirigenti scolastici, studenti, sindacati, Comuni e Regione. Non sono riusciti a organizzarsi in tempo, quindi si rimanda il rientro: mercoledì ci sarà una nuova task force.


La sicurezza dell'incertezza

Fin dall’inizio di questa pandemia, sulla scuola c’è stata un’unica promessa da parte delle istituzioni: «non se ne capirà niente fino all’ultimo minuto». Così continua a essere anche a distanza di due anni.

Le direttive ministeriali prevedevano il regolare rientro in presenza giorno 10; ma la Regione Siciliana, con un escamotage trovato dall’assessore regionale Lagalla, ha posticipato di tre giorni l’inizio. La crescita dei contagi preoccupa e i dirigenti scolastici hanno lanciato una raccolta firme per chiedere di tornare in Dad fino alla fine di gennaio: anche loro si rendono conto di non poter garantire il rientro in sicurezza. Alcuni sindaci avevano già predisposto – senza aspettare la task force – la didattica a distanza. Diversi studenti hanno espresso paura a tornare nelle classi, poiché le scuole sono ormai diventate focolai e le famiglie da sole non possono far fronte a questo problema. Il risultato è stato confusione più totale e rinvio.

Da giovedì si dovrebbe iniziare; ma le modalità – Dad o presenza – non si conosceranno prima di mercoledì, giorno in cui si svolgerà la nuova task force.

 

Un’impresa impossibile

La scelta di posticipare è chiaramente un tentativo sbrigativo di arrivare a una sintesi che manca tra Stato e Regione, tra Regione e Comuni e tra questi, dirigenti e studenti. Musumeci sceglie la via della mediazione: «la sensibilità che è stata evidenziata anche dai sindaci della Sicilia, non può lasciarci immobili, ma non possiamo neppure alimentare un inutile conflitto con il governo centrale che ha già annunciato di volere impugnare decisioni in contrasto con la legislazione vigente. Abbiamo adottato la soluzione più ragionevole, giuridicamente compatibile, che tiene conto della decisione di tutti: quella di utilizzare i nostri poteri di autonomia primaria sul calendario scolastico consentendo uno slittamento dell’apertura delle scuole di alcuni giorni, fino ad un massimo di cinque». Nessuna forzatura, dunque, solo un riaggiustamento delle ore del calendario regionale.

Una concessione – così la definisce in sostanza – di tempo in più a presidi e sindaci per organizzarsi. Tre giorni per fare tutto quello che non si è fatto in due anni: trovare edifici a norma con aule abbastanza grandi per garantire il distanziamento, screening costanti a tutti gli studenti e al personale docente e ATA e mascherine FFP2 gratuite per tutti e tutte. Un’impresa impossibile.       

 

A scuola come negli ospedali, non un euro per la sicurezza dei siciliani

Che il quadro pandemico fosse di nuovo critico lo si sapeva già da settimane. Ma l’organizzazione del rientro a scuola è stata l’ultima delle preoccupazioni, fino appunto a qualche giorno prima del 10.

Quello del rientro in sicurezza a scuola e nei luoghi di formazione si riconferma non essere un tema urgente nelle agende di governo, che si ritrovano, all’ultimo minuto, a fronteggiare problemi che richiedono interventi strutturali ed esosi. Problemi le cui radici affondano in anni di definanziamento e tagli, troppo complessi per poter essere risolti in tre giorni. Insieme al quadro pandemico, infatti, non sono mai uscite dalla fase emergenziale le condizioni delle strutture e dei servizi scolastici siciliani.

Lo stesso trattamento è riservato agli altri settori pubblici, primo tra tutti quello sanitario, su cui si continua a non investire quanto si dovrebbe – nonostante la continue nuove ondate di crisi pandemica. Che il sistema sanitario siciliano non potesse reggere il carico lo si sapeva dall’inizio; non ci sono strutture, mancano posti in terapia intensiva, e soprattutto manca il personale medico. Ma nulla si è fatto per potenziarlo. E quindi oggi - alla quarta ondata, a due anni dall'inizio - abbiamo ancora le code, di pazienti e di ambulanze, davanti ai pronto soccorso, i ricoveri nelle tende, gli ammalati di altre patologie rimandati a casa perché non c'è spazio per loro.

E abbiamo ancora - alla quarta ondata, a due anni dall'inizio - gli studenti costretti a casa, con le lezioni a distanza, perché non si riesce a organizzare per tempo e non si hanno i fondi per garantire il rientro in presenza. Stavolta, in più, c'era il tempo concesso dalla pausa natalizia: si poteva pensare a predisporre gli screening di massa, le mascherine FFP2 gratuite per tutti. E invece nulla, in Sicilia si deciderà mercoledì per giovedì.

E nell'assenza più totale di direttive chiare su come comportarsi studenti, professori, dirigenti, persino sindaci - stranamente concordi - si ritrovano a sperare nella Dad. E d'altronde, come si può stare tranquilli sotto una gestione che, ancora dopo due anni, non è in grado di garantire il rientro in sicurezza nelle classi?