TRINACRIA

Giornata della Terra: in Sicilia senza lotta non c'è futuro

Il 22 aprile si festeggia in tutto il mondo la Giornata della Terra, un momento di sensibilizzazione all'ambiente e al rispetto della natura.
L'Earth Day viene istituito nel 1970 sotto la proposta dell'attivista statunitense John McConnell di dedicare una giornata alla celebrazione del nostro pianeta. La proposta nasce in un contesto segnato da un profondo cambiamento generazionale. Era il 1969 e una grande mobilitazione universitaria prese forma a seguito del disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oil al largo di Santa Barbara, in California. Un incidente, quello del '69, che avrebbe generato tra la popolazione un clima di forte sgomento, e che avrebbe fatto crescere la consapevolezza della piega che stavano prendendo il progresso del fossile e l'industrializzazione nel mondo occidentale.

Sotto la pressione delle proteste contro un modello di sviluppo e di estrazione di risorse altamente dannoso per l'ambiente, la proposta di istituire la Giornata della Terra prese forma, materializzandosi nel 1970 durante una conferenza dell'Unesco. Firmata dal segretario delle Nazioni Unite, puntava a sottolineare la necessità di un cambio di rotta circa le risorse energetiche messe in campo.
 
 

A mezzo secolo dall'istituzione, a che punto siamo?

A 52 anni dalla sua istituzione, la Giornata della Terra più che determinare un radicale cambiamento di modello di sviluppo è finita per configurarsi come un momento in cui si ricorda con amara tristezza l'ormai sempre più distante rapporto con la natura.
Un giorno di cordoglio, in cui i governi nazionali trovano la loro occasione per confezionare le solite paroline di speranza sull'ambiente, proponendo qualche soluzione “verde”, mostrandosi volenterosi di cambiare la famosa “rotta”.

Ogni 22 aprile siamo costretti ad assistere a uno spettacolo alquanto pietoso. La ricorrenza si è ridotta a una presa in giro, configurandosi come l'ennesimo tentativo da parte delle istituzioni di occultare il proprio operato sull'ambiente e puntare il dito verso la sensibilità dei singoli cittadini, costretti a fare i conti con una crisi climatica ormai evidente.
Che le loro siano parole vuote, prive di qualsiasi volontà politica reale di agire ce lo dimostrano le varie Cop e gli svariati summit per il clima, dove la verità rispetto alla totale inazione dei governi ci viene sbattuta in faccia.
Affidare a chi ci governa la risoluzione dell'emergenza climatica sarebbe come affidarla a chi consente alle grandi multinazionali del fossile di avere più potere decisionale circa le manovre da adottare per l'abbattimento delle emissioni fossili – ah già, è proprio così che funziona.
 
 

La Sicilia colonia deve essere sacrificata

All'interno dello scacchiere coloniale la Sicilia è designata come territorio sacrificabile, e anche la conversione green – come è stato per il fossile - passerà dal sacrificio di questa terra.
Qui in Sicilia la Giornata della Terra avrà infatti un gusto amaro. Gli stessi che oggi dalle loro poltrone terranno bei discorsi sull'importanza di pensare a un futuro più sostenibile, sono coloro che da decenni firmano accordi e decreti e autorizzano la costruzione dei mega impianti altamente inquinanti sulla nostra terra. E lo abbiamo visto con le azioni di Cingolani, Ministro della Transizione ecologica, che ha autorizzato fin dai primi giorni di governo nuove trivelle e gassificatori sull'isola.

Cingolani rappresenta l'emblema del verde di facciata, della speculazione spacciata per sostenibile, di cui i siciliani pagheranno le conseguenze.
E di fatti, la prima cosa che il nostro Ministro ecologista ha fatto è stata proprio autorizzare le trivellazioni per l'estrazione di gas tra la costa di Gela e di Licata.
 
 

Giornata della Terra, per chi?

Una giornata per sensibilizzare i cittadini al rispetto della natura? Che lo vadano a raccontare a tutte le famiglie di Gela che vivono nel comune con i più alti tassi di malformazioni neonatali d'Europa, causati dall'inquinamento del petrolchimico di Eni.
Che lo vadano a raccontare agli abitanti della Valle del Mela condannati dallo Stato Italiano a vedere la propria terra martoriata per costruire l'ennesimo mega impianto a gas. Ai cittadini di Pozzallo, di Siracusa, di Augusta, di Priolo, di Melilli, di Licata…
Nel loro piano di sensibilizzazione verso l'ambiente sono inclusi i siciliani costretti a vivere accanto alla presenza di radar militari, responsabili di inquinamento elettromagnetico che provoca tumori? Non abbiamo bisogno delle parole di chi condanna quotidianamente la nostra isola al sacrificio per il profitto. E mentre oggi ascolteremo l'ennesimo discorso del Cingolani o di Draghi su fantasmagoriche promesse di cambiamento, multinazionali mortifere come Eni continuano a determinare le sorti della nostra Sicilia, condannando migliaia di cittadini a sottostare al ricatto tra salute e lavoro che attanaglia questa terra. Forse a noi che ogni estate siamo costretti a vedere ettari dei nostri boschi bruciare non servono le loro parole di cordoglio; servono fondi e piani che riescano a fare in modo che queste tragedie non accadano.
 
 

L'unica celebrazione è la lotta

Per la Giornata della Terra ascolteremo le parole dei governanti italiani che ci ricordano quanto sia importante fare la nostra parte di fronte a un disastro climatico inevitabile che sta incombendo su di noi (spoiler: sono loro gli artefici). Allo stesso tempo dobbiamo subire le scelte della politica usurpatrice che lo Stato italiano conduce in Sicilia, che non cura minimamente la salute di chi abita l'isola.

E allora consigliamo a Cingolani, Draghi, Descalzi, Musumeci, Cordaro di risparmiare fiato. Che colgano un'occasione per tacere e andare avanti per la loro strada. Stiano sicuri che noi dormiremo ugualmente sogni tranquilli, anzi forse ancora di più, non turbati dall'ascoltare le solite assurdità e favole.
La Sicilia non ha bisogno di discorsi di sensibilizzazione, di promesse farlocche, di racconti fantastici; men che meno fatti da chi la nostra terra la calpesta ogni giorno.
L'unico modo possibile di celebrare la Giornata della Terra è lottando. Lottando per liberare questa terra dalle decine di impianti di morte, per liberarla dagli interessi lontani sulle sue risorse, dallo sfruttamento, dalla devastazione. L'unico modo di celebrare questa giornata è pretendendo giustizia climatica, la possibilità di vivere una vita sana, di non essere costretti a scegliere tra il lavoro e la salute. Lottando per liberare la Sicilia dallo Stato italiano che la devasta in nome del profitto.

Giornata della Terra: in Sicilia senza lotta non c'è futuro

Il 22 aprile si festeggia in tutto il mondo la Giornata della Terra, un momento di sensibilizzazione all'ambiente e al rispetto della natura.
L'Earth Day viene istituito nel 1970 sotto la proposta dell'attivista statunitense John McConnell di dedicare una giornata alla celebrazione del nostro pianeta. La proposta nasce in un contesto segnato da un profondo cambiamento generazionale. Era il 1969 e una grande mobilitazione universitaria prese forma a seguito del disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oil al largo di Santa Barbara, in California. Un incidente, quello del '69, che avrebbe generato tra la popolazione un clima di forte sgomento, e che avrebbe fatto crescere la consapevolezza della piega che stavano prendendo il progresso del fossile e l'industrializzazione nel mondo occidentale.

Sotto la pressione delle proteste contro un modello di sviluppo e di estrazione di risorse altamente dannoso per l'ambiente, la proposta di istituire la Giornata della Terra prese forma, materializzandosi nel 1970 durante una conferenza dell'Unesco. Firmata dal segretario delle Nazioni Unite, puntava a sottolineare la necessità di un cambio di rotta circa le risorse energetiche messe in campo.
 
 

A mezzo secolo dall'istituzione, a che punto siamo?

A 52 anni dalla sua istituzione, la Giornata della Terra più che determinare un radicale cambiamento di modello di sviluppo è finita per configurarsi come un momento in cui si ricorda con amara tristezza l'ormai sempre più distante rapporto con la natura.
Un giorno di cordoglio, in cui i governi nazionali trovano la loro occasione per confezionare le solite paroline di speranza sull'ambiente, proponendo qualche soluzione “verde”, mostrandosi volenterosi di cambiare la famosa “rotta”.

Ogni 22 aprile siamo costretti ad assistere a uno spettacolo alquanto pietoso. La ricorrenza si è ridotta a una presa in giro, configurandosi come l'ennesimo tentativo da parte delle istituzioni di occultare il proprio operato sull'ambiente e puntare il dito verso la sensibilità dei singoli cittadini, costretti a fare i conti con una crisi climatica ormai evidente.
Che le loro siano parole vuote, prive di qualsiasi volontà politica reale di agire ce lo dimostrano le varie Cop e gli svariati summit per il clima, dove la verità rispetto alla totale inazione dei governi ci viene sbattuta in faccia.
Affidare a chi ci governa la risoluzione dell'emergenza climatica sarebbe come affidarla a chi consente alle grandi multinazionali del fossile di avere più potere decisionale circa le manovre da adottare per l'abbattimento delle emissioni fossili – ah già, è proprio così che funziona.
 
 

La Sicilia colonia deve essere sacrificata

All'interno dello scacchiere coloniale la Sicilia è designata come territorio sacrificabile, e anche la conversione green – come è stato per il fossile - passerà dal sacrificio di questa terra.
Qui in Sicilia la Giornata della Terra avrà infatti un gusto amaro. Gli stessi che oggi dalle loro poltrone terranno bei discorsi sull'importanza di pensare a un futuro più sostenibile, sono coloro che da decenni firmano accordi e decreti e autorizzano la costruzione dei mega impianti altamente inquinanti sulla nostra terra. E lo abbiamo visto con le azioni di Cingolani, Ministro della Transizione ecologica, che ha autorizzato fin dai primi giorni di governo nuove trivelle e gassificatori sull'isola.

Cingolani rappresenta l'emblema del verde di facciata, della speculazione spacciata per sostenibile, di cui i siciliani pagheranno le conseguenze.
E di fatti, la prima cosa che il nostro Ministro ecologista ha fatto è stata proprio autorizzare le trivellazioni per l'estrazione di gas tra la costa di Gela e di Licata.
 
 

Giornata della Terra, per chi?

Una giornata per sensibilizzare i cittadini al rispetto della natura? Che lo vadano a raccontare a tutte le famiglie di Gela che vivono nel comune con i più alti tassi di malformazioni neonatali d'Europa, causati dall'inquinamento del petrolchimico di Eni.
Che lo vadano a raccontare agli abitanti della Valle del Mela condannati dallo Stato Italiano a vedere la propria terra martoriata per costruire l'ennesimo mega impianto a gas. Ai cittadini di Pozzallo, di Siracusa, di Augusta, di Priolo, di Melilli, di Licata…
Nel loro piano di sensibilizzazione verso l'ambiente sono inclusi i siciliani costretti a vivere accanto alla presenza di radar militari, responsabili di inquinamento elettromagnetico che provoca tumori? Non abbiamo bisogno delle parole di chi condanna quotidianamente la nostra isola al sacrificio per il profitto. E mentre oggi ascolteremo l'ennesimo discorso del Cingolani o di Draghi su fantasmagoriche promesse di cambiamento, multinazionali mortifere come Eni continuano a determinare le sorti della nostra Sicilia, condannando migliaia di cittadini a sottostare al ricatto tra salute e lavoro che attanaglia questa terra. Forse a noi che ogni estate siamo costretti a vedere ettari dei nostri boschi bruciare non servono le loro parole di cordoglio; servono fondi e piani che riescano a fare in modo che queste tragedie non accadano.
 
 

L'unica celebrazione è la lotta

Per la Giornata della Terra ascolteremo le parole dei governanti italiani che ci ricordano quanto sia importante fare la nostra parte di fronte a un disastro climatico inevitabile che sta incombendo su di noi (spoiler: sono loro gli artefici). Allo stesso tempo dobbiamo subire le scelte della politica usurpatrice che lo Stato italiano conduce in Sicilia, che non cura minimamente la salute di chi abita l'isola.

E allora consigliamo a Cingolani, Draghi, Descalzi, Musumeci, Cordaro di risparmiare fiato. Che colgano un'occasione per tacere e andare avanti per la loro strada. Stiano sicuri che noi dormiremo ugualmente sogni tranquilli, anzi forse ancora di più, non turbati dall'ascoltare le solite assurdità e favole.
La Sicilia non ha bisogno di discorsi di sensibilizzazione, di promesse farlocche, di racconti fantastici; men che meno fatti da chi la nostra terra la calpesta ogni giorno.
L'unico modo possibile di celebrare la Giornata della Terra è lottando. Lottando per liberare questa terra dalle decine di impianti di morte, per liberarla dagli interessi lontani sulle sue risorse, dallo sfruttamento, dalla devastazione. L'unico modo di celebrare questa giornata è pretendendo giustizia climatica, la possibilità di vivere una vita sana, di non essere costretti a scegliere tra il lavoro e la salute. Lottando per liberare la Sicilia dallo Stato italiano che la devasta in nome del profitto.

Giornata della Terra: in Sicilia senza lotta non c'è futuro

Il 22 aprile si festeggia in tutto il mondo la Giornata della Terra, un momento di sensibilizzazione all'ambiente e al rispetto della natura.
L'Earth Day viene istituito nel 1970 sotto la proposta dell'attivista statunitense John McConnell di dedicare una giornata alla celebrazione del nostro pianeta. La proposta nasce in un contesto segnato da un profondo cambiamento generazionale. Era il 1969 e una grande mobilitazione universitaria prese forma a seguito del disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oil al largo di Santa Barbara, in California. Un incidente, quello del '69, che avrebbe generato tra la popolazione un clima di forte sgomento, e che avrebbe fatto crescere la consapevolezza della piega che stavano prendendo il progresso del fossile e l'industrializzazione nel mondo occidentale.

Sotto la pressione delle proteste contro un modello di sviluppo e di estrazione di risorse altamente dannoso per l'ambiente, la proposta di istituire la Giornata della Terra prese forma, materializzandosi nel 1970 durante una conferenza dell'Unesco. Firmata dal segretario delle Nazioni Unite, puntava a sottolineare la necessità di un cambio di rotta circa le risorse energetiche messe in campo.
 
 

A mezzo secolo dall'istituzione, a che punto siamo?

A 52 anni dalla sua istituzione, la Giornata della Terra più che determinare un radicale cambiamento di modello di sviluppo è finita per configurarsi come un momento in cui si ricorda con amara tristezza l'ormai sempre più distante rapporto con la natura.
Un giorno di cordoglio, in cui i governi nazionali trovano la loro occasione per confezionare le solite paroline di speranza sull'ambiente, proponendo qualche soluzione “verde”, mostrandosi volenterosi di cambiare la famosa “rotta”.

Ogni 22 aprile siamo costretti ad assistere a uno spettacolo alquanto pietoso. La ricorrenza si è ridotta a una presa in giro, configurandosi come l'ennesimo tentativo da parte delle istituzioni di occultare il proprio operato sull'ambiente e puntare il dito verso la sensibilità dei singoli cittadini, costretti a fare i conti con una crisi climatica ormai evidente.
Che le loro siano parole vuote, prive di qualsiasi volontà politica reale di agire ce lo dimostrano le varie Cop e gli svariati summit per il clima, dove la verità rispetto alla totale inazione dei governi ci viene sbattuta in faccia.
Affidare a chi ci governa la risoluzione dell'emergenza climatica sarebbe come affidarla a chi consente alle grandi multinazionali del fossile di avere più potere decisionale circa le manovre da adottare per l'abbattimento delle emissioni fossili – ah già, è proprio così che funziona.
 
 

La Sicilia colonia deve essere sacrificata

All'interno dello scacchiere coloniale la Sicilia è designata come territorio sacrificabile, e anche la conversione green – come è stato per il fossile - passerà dal sacrificio di questa terra.
Qui in Sicilia la Giornata della Terra avrà infatti un gusto amaro. Gli stessi che oggi dalle loro poltrone terranno bei discorsi sull'importanza di pensare a un futuro più sostenibile, sono coloro che da decenni firmano accordi e decreti e autorizzano la costruzione dei mega impianti altamente inquinanti sulla nostra terra. E lo abbiamo visto con le azioni di Cingolani, Ministro della Transizione ecologica, che ha autorizzato fin dai primi giorni di governo nuove trivelle e gassificatori sull'isola.

Cingolani rappresenta l'emblema del verde di facciata, della speculazione spacciata per sostenibile, di cui i siciliani pagheranno le conseguenze.
E di fatti, la prima cosa che il nostro Ministro ecologista ha fatto è stata proprio autorizzare le trivellazioni per l'estrazione di gas tra la costa di Gela e di Licata.
 
 

Giornata della Terra, per chi?

Una giornata per sensibilizzare i cittadini al rispetto della natura? Che lo vadano a raccontare a tutte le famiglie di Gela che vivono nel comune con i più alti tassi di malformazioni neonatali d'Europa, causati dall'inquinamento del petrolchimico di Eni.
Che lo vadano a raccontare agli abitanti della Valle del Mela condannati dallo Stato Italiano a vedere la propria terra martoriata per costruire l'ennesimo mega impianto a gas. Ai cittadini di Pozzallo, di Siracusa, di Augusta, di Priolo, di Melilli, di Licata…
Nel loro piano di sensibilizzazione verso l'ambiente sono inclusi i siciliani costretti a vivere accanto alla presenza di radar militari, responsabili di inquinamento elettromagnetico che provoca tumori? Non abbiamo bisogno delle parole di chi condanna quotidianamente la nostra isola al sacrificio per il profitto. E mentre oggi ascolteremo l'ennesimo discorso del Cingolani o di Draghi su fantasmagoriche promesse di cambiamento, multinazionali mortifere come Eni continuano a determinare le sorti della nostra Sicilia, condannando migliaia di cittadini a sottostare al ricatto tra salute e lavoro che attanaglia questa terra. Forse a noi che ogni estate siamo costretti a vedere ettari dei nostri boschi bruciare non servono le loro parole di cordoglio; servono fondi e piani che riescano a fare in modo che queste tragedie non accadano.
 
 

L'unica celebrazione è la lotta

Per la Giornata della Terra ascolteremo le parole dei governanti italiani che ci ricordano quanto sia importante fare la nostra parte di fronte a un disastro climatico inevitabile che sta incombendo su di noi (spoiler: sono loro gli artefici). Allo stesso tempo dobbiamo subire le scelte della politica usurpatrice che lo Stato italiano conduce in Sicilia, che non cura minimamente la salute di chi abita l'isola.

E allora consigliamo a Cingolani, Draghi, Descalzi, Musumeci, Cordaro di risparmiare fiato. Che colgano un'occasione per tacere e andare avanti per la loro strada. Stiano sicuri che noi dormiremo ugualmente sogni tranquilli, anzi forse ancora di più, non turbati dall'ascoltare le solite assurdità e favole.
La Sicilia non ha bisogno di discorsi di sensibilizzazione, di promesse farlocche, di racconti fantastici; men che meno fatti da chi la nostra terra la calpesta ogni giorno.
L'unico modo possibile di celebrare la Giornata della Terra è lottando. Lottando per liberare questa terra dalle decine di impianti di morte, per liberarla dagli interessi lontani sulle sue risorse, dallo sfruttamento, dalla devastazione. L'unico modo di celebrare questa giornata è pretendendo giustizia climatica, la possibilità di vivere una vita sana, di non essere costretti a scegliere tra il lavoro e la salute. Lottando per liberare la Sicilia dallo Stato italiano che la devasta in nome del profitto.