TRINACRIA

Time for real change: lo Sinn Féin vince le elezioni in Irlanda del Nord e si prepara a governare l’intera isola

L’Irlanda di oggi non è la stessa di quel 5 maggio 1981 in cui Bobby Sands, uno dei volti più noti della lotta per l’indipendenza dell’Irlanda, moriva a seguito di uno sciopero della fame condotto a oltranza per rivendicare il riconoscimento dello status di prigionieri politici dei combattenti irlandesi. Poco prima della sua morte, dal carcere, Sands fu eletto con 30mila preferenze al parlamento di Westminster: un avvenimento che mostrò la forza della causa irlandese, ma anche uno dei segnali che indicheranno un cambio di passo nelle pratiche del braccio politico dell’IRA, lo Sinn Féin, che da lì a qualche anno siederà con il governo inglese per sottoscrivere gli accordi di pace del Venerdì Santo. E sembra quasi un segno del destino che proprio ieri, 5 maggio di trentun anni dopo, l’Irlanda del Nord si sia recata alle urne per votare alle elezioni che lo stesso partito ha preannunciato come storiche per il futuro del paese.
 
E in effetti gli exit poll lasciano pochi dubbi: lo Sinn Féin, da settimane il partito favorito in tutti i sondaggi, è il primo partito repubblicano della storia a ottenere la maggioranza dei voti alle elezioni in Irlanda del Nord. Una vittoria che, seppur non indicativa di un imminente referendum, segna un ulteriore passo avanti nel processo di unificazione nazionale. 
 

Beware of the risen people

L’ascesa politica dello Sinn Féin sembra inarrestabile. Il principale partito repubblicano irlandese, braccio politico dell’IRA, nel 2020 aveva stupito il mondo divenendo il partito più votato alle elezioni politiche dell’Éire, conquistando il 24,5% delle preferenze e raddoppiando i suoi seggi rispetto alle elezioni precedenti.
 
Adesso, a poche ore dalla chiusura delle urne in Irlanda del Nord, il partito sembra avere tutte le carte in regola per far eleggere il suo leader nel Nord - Michelle O’Neill - come Primo Ministro.
 
Come i sondaggi preannunciano da settimane, lo Sinn Féin chiude questa tornata elettorale conquistando il 29% delle prime preferenze, più di 250mila; il DUP, il principale partito lealista, raggiunge ne conquista solo il 21,3% del totale.
 
Secondo il sistema di power sharing stabilito a seguito degli accordi del Venerdì Santo, l’esecutivo di Stormont si regge sulla condivisione del potere tra il partito unionista e il partito lealista più votato. Per quanto le cariche di Primo Ministro e Vice Primo Ministro - occupate rispettivamente dal primo e dal secondo partito più votati - si equivalgono nella pratica dei compiti, l’elezione di un primo ministro unionista per la prima volta dalla firma dell’accordo nel 1998 segnerebbe un importante passo, soprattutto per i nuovi immaginari che apre nelle coscienze irlandesi.
 
Secondo l’Institute of irish Studies e RedC, lo Sinn Fein chiude questa campagna elettorale come partito più votato in tutta l’Irlanda, raccogliendo il 32% dei consensi complessivo nell’isola e distaccandosi di 17 punti percentuale dal secondo partito più votato, il Fine Gael (che si rifiuta però di presentarsi alle elezioni in Irlanda del Nord dal 1922).
 

Time for real change

La crescita di consensi attorno allo Sinn Féin segna un percorso - per quanto ancora lontano temporalmente - verso un referendum che porti a un’Irlanda unita.
 
Ma, pur rimanendo tra i capisaldi del programma lanciato in Irlanda del Nord, l’unità irlandese non è stata al centro di questa campagna elettorale. Sotto lo slogan di “a Prime Minister for all”, Michelle O’Neill ha lanciato un programma elettorale “per tutti”, incentrato sui “problemi reali che la gente deve affrontare ogni giorno”. Lo Sinn Féin si è così ripromesso di avviare un governo che sia operativo dal primo giorno e che investa da subito un miliardo di sterline in più nella sanità per accorciare le liste d’attesa, assumere più dottori e finanziare i servizi per la salute mentale; 330 milioni per aiutare le famiglie a contrastare l’aumento del costo della vita; 100mila nuove case da costruire in 15 anni per garantire a tutti abitazioni a prezzi accessibili.
 
Lo Sinn Féin sta, in questo modo, cercando di costruire un consenso trasversale portando avanti proposte politiche che possano dimostrare, una volta al governo, che chiuso il periodo della lotta armata è pronto a governare il paese nel migliore dei modi. D’altronde, pur rimanendo fiero e fedele alla propria storia, negli ultimi anni ha rinnovato la sua leadership, mettendosi alla guida di due donne non legate agli anni dei Troubles e puntando su candidati politici giovanissimi. Non è un caso dunque se il partito riscuote molto successo tra i giovani, mentre ha più difficoltà a essere digerito da chi ancora lo associa alla lotta armata a causa della propaganda anti-IRA che per anni ha dominato i media.
 
Nel frattempo, il partito ha beneficiato anche della perdita di consenso intorno al DUP, che dopo la firma del Northern Ireland Protocol ha visto il disappunto crescere nei suoi elettori. L’accordo sottoscritto con l’UE ha di fatto spostato i confini doganali del Regno Unito nel mare d’Irlanda - rendendo i lealisti scettici rispetto all’impegno del DUP nel preservare l’appartenenza dell’Irlanda del Nord al Regno Unito e portando i suoi elettori a cambiare il loro orientamento di voto. Dal canto suo, il DUP ha costruito la sua intera campagna elettorale sulla paura che una vittoria dello Sinn Féin possa portare a una svolta nel processo unitario. Se è improbabile che queste elezioni porteranno a un imminente referendum, quel che è vero è che un buon lavoro al governo dell’Irlanda del Nord avrà sicuramente delle ripercussioni positive nella costruzione di un futuro processo referendario.
 

Our revenge will be the laughter of our children

La strategia politica adottata negli ultimi anni dallo Sinn Féin sembra starsi dimostrando vincente. Nei suoi 117 anni di vita il partito ha attraversato varie fasi, compresa l’illegalità (basti ricordare il divieto imposto da Margaret Thatcher di mandare in onda la voce di Gerry Adams su qualunque media), e sembra essere oggi pronto per governare l’intera Irlanda.
 
Chiuso il periodo della lotta armata, il partito ha iniziato una nuova fase che gli ha permesso di integrarsi nelle attività quotidiane delle comunità, lavorare a stretto contatto con i bisogni del paese e divenire portavoce delle istanze dell’isola, fino a conquistare un consenso senza precedenti.
 
«La nostra vendetta sarà la risata dei nostri figli» afferma una famosa citazione proprio di Bobby Sands che ben spiega il percorso che il partito ha deciso di intraprendere. Con la recente campagna elettorale ha portato avanti un programma volutamente inclusivo, mostrandosi come un partito pronto a guidare un processo unitario che apporti benefici all’intera comunità e che non si fondi su divisioni e antiche ostilità. Ma per fare questo lo Sinn Féin non intende scendere a compromessi sulle sue politiche o rinunciare all’Unità del paese; al contrario, vuole convincere gli irlandesi di essere un’opzione politica forte, valida e pronta a guidare il cambiamento in tutto il paese.

Verrà il giorno in cui tutto il popolo irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna.

-Bobby Sands

Time for real change: lo Sinn Féin vince le elezioni in Irlanda del Nord e si prepara a governare l’intera isola

L’Irlanda di oggi non è la stessa di quel 5 maggio 1981 in cui Bobby Sands, uno dei volti più noti della lotta per l’indipendenza dell’Irlanda, moriva a seguito di uno sciopero della fame condotto a oltranza per rivendicare il riconoscimento dello status di prigionieri politici dei combattenti irlandesi. Poco prima della sua morte, dal carcere, Sands fu eletto con 30mila preferenze al parlamento di Westminster: un avvenimento che mostrò la forza della causa irlandese, ma anche uno dei segnali che indicheranno un cambio di passo nelle pratiche del braccio politico dell’IRA, lo Sinn Féin, che da lì a qualche anno siederà con il governo inglese per sottoscrivere gli accordi di pace del Venerdì Santo. E sembra quasi un segno del destino che proprio ieri, 5 maggio di trentun anni dopo, l’Irlanda del Nord si sia recata alle urne per votare alle elezioni che lo stesso partito ha preannunciato come storiche per il futuro del paese.
 
E in effetti gli exit poll lasciano pochi dubbi: lo Sinn Féin, da settimane il partito favorito in tutti i sondaggi, è il primo partito repubblicano della storia a ottenere la maggioranza dei voti alle elezioni in Irlanda del Nord. Una vittoria che, seppur non indicativa di un imminente referendum, segna un ulteriore passo avanti nel processo di unificazione nazionale. 
 

Beware of the risen people

L’ascesa politica dello Sinn Féin sembra inarrestabile. Il principale partito repubblicano irlandese, braccio politico dell’IRA, nel 2020 aveva stupito il mondo divenendo il partito più votato alle elezioni politiche dell’Éire, conquistando il 24,5% delle preferenze e raddoppiando i suoi seggi rispetto alle elezioni precedenti.
 
Adesso, a poche ore dalla chiusura delle urne in Irlanda del Nord, il partito sembra avere tutte le carte in regola per far eleggere il suo leader nel Nord - Michelle O’Neill - come Primo Ministro.
 
Come i sondaggi preannunciano da settimane, lo Sinn Féin chiude questa tornata elettorale conquistando il 29% delle prime preferenze, più di 250mila; il DUP, il principale partito lealista, raggiunge ne conquista solo il 21,3% del totale.
 
Secondo il sistema di power sharing stabilito a seguito degli accordi del Venerdì Santo, l’esecutivo di Stormont si regge sulla condivisione del potere tra il partito unionista e il partito lealista più votato. Per quanto le cariche di Primo Ministro e Vice Primo Ministro - occupate rispettivamente dal primo e dal secondo partito più votati - si equivalgono nella pratica dei compiti, l’elezione di un primo ministro unionista per la prima volta dalla firma dell’accordo nel 1998 segnerebbe un importante passo, soprattutto per i nuovi immaginari che apre nelle coscienze irlandesi.
 
Secondo l’Institute of irish Studies e RedC, lo Sinn Fein chiude questa campagna elettorale come partito più votato in tutta l’Irlanda, raccogliendo il 32% dei consensi complessivo nell’isola e distaccandosi di 17 punti percentuale dal secondo partito più votato, il Fine Gael (che si rifiuta però di presentarsi alle elezioni in Irlanda del Nord dal 1922).
 

Time for real change

La crescita di consensi attorno allo Sinn Féin segna un percorso - per quanto ancora lontano temporalmente - verso un referendum che porti a un’Irlanda unita.
 
Ma, pur rimanendo tra i capisaldi del programma lanciato in Irlanda del Nord, l’unità irlandese non è stata al centro di questa campagna elettorale. Sotto lo slogan di “a Prime Minister for all”, Michelle O’Neill ha lanciato un programma elettorale “per tutti”, incentrato sui “problemi reali che la gente deve affrontare ogni giorno”. Lo Sinn Féin si è così ripromesso di avviare un governo che sia operativo dal primo giorno e che investa da subito un miliardo di sterline in più nella sanità per accorciare le liste d’attesa, assumere più dottori e finanziare i servizi per la salute mentale; 330 milioni per aiutare le famiglie a contrastare l’aumento del costo della vita; 100mila nuove case da costruire in 15 anni per garantire a tutti abitazioni a prezzi accessibili.
 
Lo Sinn Féin sta, in questo modo, cercando di costruire un consenso trasversale portando avanti proposte politiche che possano dimostrare, una volta al governo, che chiuso il periodo della lotta armata è pronto a governare il paese nel migliore dei modi. D’altronde, pur rimanendo fiero e fedele alla propria storia, negli ultimi anni ha rinnovato la sua leadership, mettendosi alla guida di due donne non legate agli anni dei Troubles e puntando su candidati politici giovanissimi. Non è un caso dunque se il partito riscuote molto successo tra i giovani, mentre ha più difficoltà a essere digerito da chi ancora lo associa alla lotta armata a causa della propaganda anti-IRA che per anni ha dominato i media.
 
Nel frattempo, il partito ha beneficiato anche della perdita di consenso intorno al DUP, che dopo la firma del Northern Ireland Protocol ha visto il disappunto crescere nei suoi elettori. L’accordo sottoscritto con l’UE ha di fatto spostato i confini doganali del Regno Unito nel mare d’Irlanda - rendendo i lealisti scettici rispetto all’impegno del DUP nel preservare l’appartenenza dell’Irlanda del Nord al Regno Unito e portando i suoi elettori a cambiare il loro orientamento di voto. Dal canto suo, il DUP ha costruito la sua intera campagna elettorale sulla paura che una vittoria dello Sinn Féin possa portare a una svolta nel processo unitario. Se è improbabile che queste elezioni porteranno a un imminente referendum, quel che è vero è che un buon lavoro al governo dell’Irlanda del Nord avrà sicuramente delle ripercussioni positive nella costruzione di un futuro processo referendario.
 

Our revenge will be the laughter of our children

La strategia politica adottata negli ultimi anni dallo Sinn Féin sembra starsi dimostrando vincente. Nei suoi 117 anni di vita il partito ha attraversato varie fasi, compresa l’illegalità (basti ricordare il divieto imposto da Margaret Thatcher di mandare in onda la voce di Gerry Adams su qualunque media), e sembra essere oggi pronto per governare l’intera Irlanda.
 
Chiuso il periodo della lotta armata, il partito ha iniziato una nuova fase che gli ha permesso di integrarsi nelle attività quotidiane delle comunità, lavorare a stretto contatto con i bisogni del paese e divenire portavoce delle istanze dell’isola, fino a conquistare un consenso senza precedenti.
 
«La nostra vendetta sarà la risata dei nostri figli» afferma una famosa citazione proprio di Bobby Sands che ben spiega il percorso che il partito ha deciso di intraprendere. Con la recente campagna elettorale ha portato avanti un programma volutamente inclusivo, mostrandosi come un partito pronto a guidare un processo unitario che apporti benefici all’intera comunità e che non si fondi su divisioni e antiche ostilità. Ma per fare questo lo Sinn Féin non intende scendere a compromessi sulle sue politiche o rinunciare all’Unità del paese; al contrario, vuole convincere gli irlandesi di essere un’opzione politica forte, valida e pronta a guidare il cambiamento in tutto il paese.

Verrà il giorno in cui tutto il popolo irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna.

-Bobby Sands

Time for real change: lo Sinn Féin vince le elezioni in Irlanda del Nord e si prepara a governare l’intera isola

L’Irlanda di oggi non è la stessa di quel 5 maggio 1981 in cui Bobby Sands, uno dei volti più noti della lotta per l’indipendenza dell’Irlanda, moriva a seguito di uno sciopero della fame condotto a oltranza per rivendicare il riconoscimento dello status di prigionieri politici dei combattenti irlandesi. Poco prima della sua morte, dal carcere, Sands fu eletto con 30mila preferenze al parlamento di Westminster: un avvenimento che mostrò la forza della causa irlandese, ma anche uno dei segnali che indicheranno un cambio di passo nelle pratiche del braccio politico dell’IRA, lo Sinn Féin, che da lì a qualche anno siederà con il governo inglese per sottoscrivere gli accordi di pace del Venerdì Santo. E sembra quasi un segno del destino che proprio ieri, 5 maggio di trentun anni dopo, l’Irlanda del Nord si sia recata alle urne per votare alle elezioni che lo stesso partito ha preannunciato come storiche per il futuro del paese.
 
E in effetti gli exit poll lasciano pochi dubbi: lo Sinn Féin, da settimane il partito favorito in tutti i sondaggi, è il primo partito repubblicano della storia a ottenere la maggioranza dei voti alle elezioni in Irlanda del Nord. Una vittoria che, seppur non indicativa di un imminente referendum, segna un ulteriore passo avanti nel processo di unificazione nazionale. 
 

Beware of the risen people

L’ascesa politica dello Sinn Féin sembra inarrestabile. Il principale partito repubblicano irlandese, braccio politico dell’IRA, nel 2020 aveva stupito il mondo divenendo il partito più votato alle elezioni politiche dell’Éire, conquistando il 24,5% delle preferenze e raddoppiando i suoi seggi rispetto alle elezioni precedenti.
 
Adesso, a poche ore dalla chiusura delle urne in Irlanda del Nord, il partito sembra avere tutte le carte in regola per far eleggere il suo leader nel Nord - Michelle O’Neill - come Primo Ministro.
 
Come i sondaggi preannunciano da settimane, lo Sinn Féin chiude questa tornata elettorale conquistando il 29% delle prime preferenze, più di 250mila; il DUP, il principale partito lealista, raggiunge ne conquista solo il 21,3% del totale.
 
Secondo il sistema di power sharing stabilito a seguito degli accordi del Venerdì Santo, l’esecutivo di Stormont si regge sulla condivisione del potere tra il partito unionista e il partito lealista più votato. Per quanto le cariche di Primo Ministro e Vice Primo Ministro - occupate rispettivamente dal primo e dal secondo partito più votati - si equivalgono nella pratica dei compiti, l’elezione di un primo ministro unionista per la prima volta dalla firma dell’accordo nel 1998 segnerebbe un importante passo, soprattutto per i nuovi immaginari che apre nelle coscienze irlandesi.
 
Secondo l’Institute of irish Studies e RedC, lo Sinn Fein chiude questa campagna elettorale come partito più votato in tutta l’Irlanda, raccogliendo il 32% dei consensi complessivo nell’isola e distaccandosi di 17 punti percentuale dal secondo partito più votato, il Fine Gael (che si rifiuta però di presentarsi alle elezioni in Irlanda del Nord dal 1922).
 

Time for real change

La crescita di consensi attorno allo Sinn Féin segna un percorso - per quanto ancora lontano temporalmente - verso un referendum che porti a un’Irlanda unita.
 
Ma, pur rimanendo tra i capisaldi del programma lanciato in Irlanda del Nord, l’unità irlandese non è stata al centro di questa campagna elettorale. Sotto lo slogan di “a Prime Minister for all”, Michelle O’Neill ha lanciato un programma elettorale “per tutti”, incentrato sui “problemi reali che la gente deve affrontare ogni giorno”. Lo Sinn Féin si è così ripromesso di avviare un governo che sia operativo dal primo giorno e che investa da subito un miliardo di sterline in più nella sanità per accorciare le liste d’attesa, assumere più dottori e finanziare i servizi per la salute mentale; 330 milioni per aiutare le famiglie a contrastare l’aumento del costo della vita; 100mila nuove case da costruire in 15 anni per garantire a tutti abitazioni a prezzi accessibili.
 
Lo Sinn Féin sta, in questo modo, cercando di costruire un consenso trasversale portando avanti proposte politiche che possano dimostrare, una volta al governo, che chiuso il periodo della lotta armata è pronto a governare il paese nel migliore dei modi. D’altronde, pur rimanendo fiero e fedele alla propria storia, negli ultimi anni ha rinnovato la sua leadership, mettendosi alla guida di due donne non legate agli anni dei Troubles e puntando su candidati politici giovanissimi. Non è un caso dunque se il partito riscuote molto successo tra i giovani, mentre ha più difficoltà a essere digerito da chi ancora lo associa alla lotta armata a causa della propaganda anti-IRA che per anni ha dominato i media.
 
Nel frattempo, il partito ha beneficiato anche della perdita di consenso intorno al DUP, che dopo la firma del Northern Ireland Protocol ha visto il disappunto crescere nei suoi elettori. L’accordo sottoscritto con l’UE ha di fatto spostato i confini doganali del Regno Unito nel mare d’Irlanda - rendendo i lealisti scettici rispetto all’impegno del DUP nel preservare l’appartenenza dell’Irlanda del Nord al Regno Unito e portando i suoi elettori a cambiare il loro orientamento di voto. Dal canto suo, il DUP ha costruito la sua intera campagna elettorale sulla paura che una vittoria dello Sinn Féin possa portare a una svolta nel processo unitario. Se è improbabile che queste elezioni porteranno a un imminente referendum, quel che è vero è che un buon lavoro al governo dell’Irlanda del Nord avrà sicuramente delle ripercussioni positive nella costruzione di un futuro processo referendario.
 

Our revenge will be the laughter of our children

La strategia politica adottata negli ultimi anni dallo Sinn Féin sembra starsi dimostrando vincente. Nei suoi 117 anni di vita il partito ha attraversato varie fasi, compresa l’illegalità (basti ricordare il divieto imposto da Margaret Thatcher di mandare in onda la voce di Gerry Adams su qualunque media), e sembra essere oggi pronto per governare l’intera Irlanda.
 
Chiuso il periodo della lotta armata, il partito ha iniziato una nuova fase che gli ha permesso di integrarsi nelle attività quotidiane delle comunità, lavorare a stretto contatto con i bisogni del paese e divenire portavoce delle istanze dell’isola, fino a conquistare un consenso senza precedenti.
 
«La nostra vendetta sarà la risata dei nostri figli» afferma una famosa citazione proprio di Bobby Sands che ben spiega il percorso che il partito ha deciso di intraprendere. Con la recente campagna elettorale ha portato avanti un programma volutamente inclusivo, mostrandosi come un partito pronto a guidare un processo unitario che apporti benefici all’intera comunità e che non si fondi su divisioni e antiche ostilità. Ma per fare questo lo Sinn Féin non intende scendere a compromessi sulle sue politiche o rinunciare all’Unità del paese; al contrario, vuole convincere gli irlandesi di essere un’opzione politica forte, valida e pronta a guidare il cambiamento in tutto il paese.

Verrà il giorno in cui tutto il popolo irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna.

-Bobby Sands