TRINACRIA

Stangata bollette: loro inquinano e io pago...

Ormai più di un mese fa il Ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani ha annunciato un aumento delle bollette del trimestre ottobre-dicembre 2021 di circa il 40%; quelle del trimestre precedente hanno già riportato un aumento del 20%. Di fatto si prevede un aumento di circa 500-600 euro annui a famiglia.

 

La transizione ecologica ha dei costi

«La transizione ecologica ha dei costi. Per essere molto chiari, stiamo aumentando il costo della CO2, e in alcuni casi questo si riflette sulla bolletta elettrica. È questo il bagno di sangue: i grandissimi costi della colossale operazione di trasformazione alla quale ci stiamo accingendo». In questo modo il Ministro Cingolani ha spiegato il “bagno di sangue” che la transizione ecologica rappresenterà. Volete meno inquinamento? Preparatevi a pagarne le conseguenze. Se le parole del Ministro risultano concettualmente molto esaustive, serve fare un po’ di chiarezza sulla natura di questi aumenti spropositati.                                                                                                                    Intanto, il prezzo finale che i cittadini leggeranno sulla bolletta elettrica sarà maggiore “soltanto” del 10%. Il Governo ha infatti stanziato, con il d.l. 99 del 30 giugno, 1,2 miliardi per ridurre di oltre il 4%, rispetto al trimestre precedente, l’aumento della voce “oneri di sistema” della bolletta elettrica. Tale voce ricade sui consumatori ed è destinata a finanziare soprattutto le fonti rinnovabili e in minor parte altre spese, come lo smaltimento delle centrali nucleari dismesse. Senza questo intervento la bolletta della luce sarebbe aumentata del 19%. Nessun intervento, invece, è stato messo in atto per il prezzo del Gas - del riscaldamento per intenderci. Questa bolletta, infatti, subirà un aumento del 38%.

 

Perché aumentano le bollette?

Come spiegava Cingolani, l’aumento delle bollette è legato alla transizione ecologica. Ma in che senso?

Le ragioni principali sono due:

  1. Aumento del prezzo del Gas. Circa l'80 per cento degli aumenti è attribuibile alla lievitazione del prezzo di Gas naturale, che copre il 39,2% del fabbisogno energetico dell’Italia. Il lungo inverno, con temperature parecchio rigide e la ripresa produttiva post lockdown, ha fatto aumentare esponenzialmente la domanda di Gas. L’offerta però non è riuscita ad adeguarsi: Russia e Norvegia hanno stretto i rubinetti nei confronti dell’Europa, dirottando le consegne maggiormente verso la Cina.                                                                               
  2. Aumento del costo dei permessi di emissione di CO2. Il secondo motivo dei rincari è attribuibile alla crescita dei prezzi dei permessi di emissione di CO2, gli Ets (Emission trading scheme), cioè i permessi che le aziende pagano - letteralmente - per poter inquinare. Il sistema europeo Ets assegna ogni anno alle aziende dei “crediti di carbonio”, ovvero delle quote di emissione di CO2. Con l’aumento del costo dei permessi, a causa delle normative più stringenti dettate dal processo di transizione ecologica, aumenta anche il costo di produzione dell’energia. Con il meccanismo della "Market Stability Reserve" per il 2019-2023 è stata raddoppiata la percentuale di permessi in circolazione che viene ritirata dal mercato, al fine di aumentare i prezzi. Inoltre, la combinazione tra la ripresa dei consumi e la scarsità del Gas naturale viene compensata da un maggior ricorso al carbone che, essendo più inquinante, aumenta la domanda di permessi di emissione.

 

La transizione che inquina

L’idea del Ministro Cingolani di puntare su idrogeno (prodotto dal metano) e Gas non si sta rivelando un’ottima pensata; ci si trova, infatti, di fronte al paradosso della transizione ecologica: la loro transizione sarà inquinante. Il Ministro si è dato 10-15 anni per la totale riconversione; nel frattempo con la falsa storiella del gas sostenibile si continuerà a estrarre (vedi sblocco delle trivellazioni autorizzato proprio del ministero green, anche nel canale di Sicilia) e ad avvelenare i territori (vedi progetti di costruzione di CCS, i centri per lo stoccaggio di CO2 sottoterra). È proprio la scelta della politica che per decenni ha sperperato soldi sul TAP e il Gas che ha fatto perdere tempo e soldi, che sarebbero stati preziosi per l’abbandono del fossile e l’inizio di una reale riconversione.

 

Chi paga i costi del loro inquinamento?

Anche dando uno sguardo superficiale, appare chiaro che i rincari sulle bollette siano uno dei primi fenotipi della loro transizione ecologica. Un processo sistemico, che non sta tardando a mostrarsi in tutte le sue contraddizioni: dall’estrattivismo (ne abbiamo parlato qui) allo scaricamento dei costi sui cittadini e le cittadine.

Perché mai dovremmo essere noi a pagare la riconversione o i costi di produzione e non le grandi aziende produttrici di energia? Qualcuno di noi ha forse fatturato miliardi estraendo petrolio ed emettendo CO2 in atmosfera? Beh compagnie come Eni si. Eni ha fatturato un utile netto di 1,2 miliardi soltanto nell’ultimo semestre.

Ma non sarà Eni a pagare. Saremo noi, invece, a subire gli aumenti sulle bollette, per permettere a Eni, e chi per lei, di continuare a fatturare miliardi, estraendo e trattando proprio il gas, su cui Cingolani punta, che noi pagheremo al 40% in più, che al mercato mio padre comprò. Chi ha fatto profitto con il fossile, chi gliel’ha permesso, chi continuerà a fare profitto anche sulla riconversione deve farsi carico dei costi di questo processo. Le comunità, vittime di un sistema che le ha avvelenate in nome del progresso, non possono subire questa ulteriore rapina.

 

Abbattere il sistema, non solo il fossile

Ma anche questi discorsi restano abbastanza vuoti, se non si tiene conto del fatto che il sistema è energivoro. Il modello energetico e produttivo è incompatibile con la sopravvivenza degli ecosistemi. Fonti fossili, fonti rinnovabili, gas e idrogeno; riconversioni, transizioni, sostenibilità: sono tutte facce della stessa medaglia. Si è vero, l’utilizzo di fonti rinnovabili è determinante per l’abbattimento delle emissioni di CO2, tra le principali responsabili dei mutamenti climatici, ma il modo in cui si metterà in campo la conversione energetica non è affatto diverso dal modello predatorio che ha caratterizzato la produzione fossile, non metterà in discussione il colonialismo, le disuguaglianze sociali, lo sfruttamento dei territori, la costante crescita della richiesta di energia. L’aumento delle bollette di Gas e luce è una delle espressioni dell’intreccio fra inquinamento e disuguaglianze sociali; fra ecologismo e lotta di classe.
Abbattere il sistema economico e sociale che attanaglia le nostre vite, ripensare i bisogni e la produzione a bassa scala, abbattere i mostri delle grandi opere. Questa è l’unica via per uscire dalla catastrofe.

Stangata bollette: loro inquinano e io pago...

Ormai più di un mese fa il Ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani ha annunciato un aumento delle bollette del trimestre ottobre-dicembre 2021 di circa il 40%; quelle del trimestre precedente hanno già riportato un aumento del 20%. Di fatto si prevede un aumento di circa 500-600 euro annui a famiglia.

 

La transizione ecologica ha dei costi

«La transizione ecologica ha dei costi. Per essere molto chiari, stiamo aumentando il costo della CO2, e in alcuni casi questo si riflette sulla bolletta elettrica. È questo il bagno di sangue: i grandissimi costi della colossale operazione di trasformazione alla quale ci stiamo accingendo». In questo modo il Ministro Cingolani ha spiegato il “bagno di sangue” che la transizione ecologica rappresenterà. Volete meno inquinamento? Preparatevi a pagarne le conseguenze. Se le parole del Ministro risultano concettualmente molto esaustive, serve fare un po’ di chiarezza sulla natura di questi aumenti spropositati.                                                                                                                    Intanto, il prezzo finale che i cittadini leggeranno sulla bolletta elettrica sarà maggiore “soltanto” del 10%. Il Governo ha infatti stanziato, con il d.l. 99 del 30 giugno, 1,2 miliardi per ridurre di oltre il 4%, rispetto al trimestre precedente, l’aumento della voce “oneri di sistema” della bolletta elettrica. Tale voce ricade sui consumatori ed è destinata a finanziare soprattutto le fonti rinnovabili e in minor parte altre spese, come lo smaltimento delle centrali nucleari dismesse. Senza questo intervento la bolletta della luce sarebbe aumentata del 19%. Nessun intervento, invece, è stato messo in atto per il prezzo del Gas - del riscaldamento per intenderci. Questa bolletta, infatti, subirà un aumento del 38%.

 

Perché aumentano le bollette?

Come spiegava Cingolani, l’aumento delle bollette è legato alla transizione ecologica. Ma in che senso?

Le ragioni principali sono due:

  1. Aumento del prezzo del Gas. Circa l'80 per cento degli aumenti è attribuibile alla lievitazione del prezzo di Gas naturale, che copre il 39,2% del fabbisogno energetico dell’Italia. Il lungo inverno, con temperature parecchio rigide e la ripresa produttiva post lockdown, ha fatto aumentare esponenzialmente la domanda di Gas. L’offerta però non è riuscita ad adeguarsi: Russia e Norvegia hanno stretto i rubinetti nei confronti dell’Europa, dirottando le consegne maggiormente verso la Cina.                                                                               
  2. Aumento del costo dei permessi di emissione di CO2. Il secondo motivo dei rincari è attribuibile alla crescita dei prezzi dei permessi di emissione di CO2, gli Ets (Emission trading scheme), cioè i permessi che le aziende pagano - letteralmente - per poter inquinare. Il sistema europeo Ets assegna ogni anno alle aziende dei “crediti di carbonio”, ovvero delle quote di emissione di CO2. Con l’aumento del costo dei permessi, a causa delle normative più stringenti dettate dal processo di transizione ecologica, aumenta anche il costo di produzione dell’energia. Con il meccanismo della "Market Stability Reserve" per il 2019-2023 è stata raddoppiata la percentuale di permessi in circolazione che viene ritirata dal mercato, al fine di aumentare i prezzi. Inoltre, la combinazione tra la ripresa dei consumi e la scarsità del Gas naturale viene compensata da un maggior ricorso al carbone che, essendo più inquinante, aumenta la domanda di permessi di emissione.

 

La transizione che inquina

L’idea del Ministro Cingolani di puntare su idrogeno (prodotto dal metano) e Gas non si sta rivelando un’ottima pensata; ci si trova, infatti, di fronte al paradosso della transizione ecologica: la loro transizione sarà inquinante. Il Ministro si è dato 10-15 anni per la totale riconversione; nel frattempo con la falsa storiella del gas sostenibile si continuerà a estrarre (vedi sblocco delle trivellazioni autorizzato proprio del ministero green, anche nel canale di Sicilia) e ad avvelenare i territori (vedi progetti di costruzione di CCS, i centri per lo stoccaggio di CO2 sottoterra). È proprio la scelta della politica che per decenni ha sperperato soldi sul TAP e il Gas che ha fatto perdere tempo e soldi, che sarebbero stati preziosi per l’abbandono del fossile e l’inizio di una reale riconversione.

 

Chi paga i costi del loro inquinamento?

Anche dando uno sguardo superficiale, appare chiaro che i rincari sulle bollette siano uno dei primi fenotipi della loro transizione ecologica. Un processo sistemico, che non sta tardando a mostrarsi in tutte le sue contraddizioni: dall’estrattivismo (ne abbiamo parlato qui) allo scaricamento dei costi sui cittadini e le cittadine.

Perché mai dovremmo essere noi a pagare la riconversione o i costi di produzione e non le grandi aziende produttrici di energia? Qualcuno di noi ha forse fatturato miliardi estraendo petrolio ed emettendo CO2 in atmosfera? Beh compagnie come Eni si. Eni ha fatturato un utile netto di 1,2 miliardi soltanto nell’ultimo semestre.

Ma non sarà Eni a pagare. Saremo noi, invece, a subire gli aumenti sulle bollette, per permettere a Eni, e chi per lei, di continuare a fatturare miliardi, estraendo e trattando proprio il gas, su cui Cingolani punta, che noi pagheremo al 40% in più, che al mercato mio padre comprò. Chi ha fatto profitto con il fossile, chi gliel’ha permesso, chi continuerà a fare profitto anche sulla riconversione deve farsi carico dei costi di questo processo. Le comunità, vittime di un sistema che le ha avvelenate in nome del progresso, non possono subire questa ulteriore rapina.

 

Abbattere il sistema, non solo il fossile

Ma anche questi discorsi restano abbastanza vuoti, se non si tiene conto del fatto che il sistema è energivoro. Il modello energetico e produttivo è incompatibile con la sopravvivenza degli ecosistemi. Fonti fossili, fonti rinnovabili, gas e idrogeno; riconversioni, transizioni, sostenibilità: sono tutte facce della stessa medaglia. Si è vero, l’utilizzo di fonti rinnovabili è determinante per l’abbattimento delle emissioni di CO2, tra le principali responsabili dei mutamenti climatici, ma il modo in cui si metterà in campo la conversione energetica non è affatto diverso dal modello predatorio che ha caratterizzato la produzione fossile, non metterà in discussione il colonialismo, le disuguaglianze sociali, lo sfruttamento dei territori, la costante crescita della richiesta di energia. L’aumento delle bollette di Gas e luce è una delle espressioni dell’intreccio fra inquinamento e disuguaglianze sociali; fra ecologismo e lotta di classe.
Abbattere il sistema economico e sociale che attanaglia le nostre vite, ripensare i bisogni e la produzione a bassa scala, abbattere i mostri delle grandi opere. Questa è l’unica via per uscire dalla catastrofe.

Stangata bollette: loro inquinano e io pago...

Ormai più di un mese fa il Ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani ha annunciato un aumento delle bollette del trimestre ottobre-dicembre 2021 di circa il 40%; quelle del trimestre precedente hanno già riportato un aumento del 20%. Di fatto si prevede un aumento di circa 500-600 euro annui a famiglia.

 

La transizione ecologica ha dei costi

«La transizione ecologica ha dei costi. Per essere molto chiari, stiamo aumentando il costo della CO2, e in alcuni casi questo si riflette sulla bolletta elettrica. È questo il bagno di sangue: i grandissimi costi della colossale operazione di trasformazione alla quale ci stiamo accingendo». In questo modo il Ministro Cingolani ha spiegato il “bagno di sangue” che la transizione ecologica rappresenterà. Volete meno inquinamento? Preparatevi a pagarne le conseguenze. Se le parole del Ministro risultano concettualmente molto esaustive, serve fare un po’ di chiarezza sulla natura di questi aumenti spropositati.                                                                                                                    Intanto, il prezzo finale che i cittadini leggeranno sulla bolletta elettrica sarà maggiore “soltanto” del 10%. Il Governo ha infatti stanziato, con il d.l. 99 del 30 giugno, 1,2 miliardi per ridurre di oltre il 4%, rispetto al trimestre precedente, l’aumento della voce “oneri di sistema” della bolletta elettrica. Tale voce ricade sui consumatori ed è destinata a finanziare soprattutto le fonti rinnovabili e in minor parte altre spese, come lo smaltimento delle centrali nucleari dismesse. Senza questo intervento la bolletta della luce sarebbe aumentata del 19%. Nessun intervento, invece, è stato messo in atto per il prezzo del Gas - del riscaldamento per intenderci. Questa bolletta, infatti, subirà un aumento del 38%.

 

Perché aumentano le bollette?

Come spiegava Cingolani, l’aumento delle bollette è legato alla transizione ecologica. Ma in che senso?

Le ragioni principali sono due:

  1. Aumento del prezzo del Gas. Circa l'80 per cento degli aumenti è attribuibile alla lievitazione del prezzo di Gas naturale, che copre il 39,2% del fabbisogno energetico dell’Italia. Il lungo inverno, con temperature parecchio rigide e la ripresa produttiva post lockdown, ha fatto aumentare esponenzialmente la domanda di Gas. L’offerta però non è riuscita ad adeguarsi: Russia e Norvegia hanno stretto i rubinetti nei confronti dell’Europa, dirottando le consegne maggiormente verso la Cina.                                                                               
  2. Aumento del costo dei permessi di emissione di CO2. Il secondo motivo dei rincari è attribuibile alla crescita dei prezzi dei permessi di emissione di CO2, gli Ets (Emission trading scheme), cioè i permessi che le aziende pagano - letteralmente - per poter inquinare. Il sistema europeo Ets assegna ogni anno alle aziende dei “crediti di carbonio”, ovvero delle quote di emissione di CO2. Con l’aumento del costo dei permessi, a causa delle normative più stringenti dettate dal processo di transizione ecologica, aumenta anche il costo di produzione dell’energia. Con il meccanismo della "Market Stability Reserve" per il 2019-2023 è stata raddoppiata la percentuale di permessi in circolazione che viene ritirata dal mercato, al fine di aumentare i prezzi. Inoltre, la combinazione tra la ripresa dei consumi e la scarsità del Gas naturale viene compensata da un maggior ricorso al carbone che, essendo più inquinante, aumenta la domanda di permessi di emissione.

 

La transizione che inquina

L’idea del Ministro Cingolani di puntare su idrogeno (prodotto dal metano) e Gas non si sta rivelando un’ottima pensata; ci si trova, infatti, di fronte al paradosso della transizione ecologica: la loro transizione sarà inquinante. Il Ministro si è dato 10-15 anni per la totale riconversione; nel frattempo con la falsa storiella del gas sostenibile si continuerà a estrarre (vedi sblocco delle trivellazioni autorizzato proprio del ministero green, anche nel canale di Sicilia) e ad avvelenare i territori (vedi progetti di costruzione di CCS, i centri per lo stoccaggio di CO2 sottoterra). È proprio la scelta della politica che per decenni ha sperperato soldi sul TAP e il Gas che ha fatto perdere tempo e soldi, che sarebbero stati preziosi per l’abbandono del fossile e l’inizio di una reale riconversione.

 

Chi paga i costi del loro inquinamento?

Anche dando uno sguardo superficiale, appare chiaro che i rincari sulle bollette siano uno dei primi fenotipi della loro transizione ecologica. Un processo sistemico, che non sta tardando a mostrarsi in tutte le sue contraddizioni: dall’estrattivismo (ne abbiamo parlato qui) allo scaricamento dei costi sui cittadini e le cittadine.

Perché mai dovremmo essere noi a pagare la riconversione o i costi di produzione e non le grandi aziende produttrici di energia? Qualcuno di noi ha forse fatturato miliardi estraendo petrolio ed emettendo CO2 in atmosfera? Beh compagnie come Eni si. Eni ha fatturato un utile netto di 1,2 miliardi soltanto nell’ultimo semestre.

Ma non sarà Eni a pagare. Saremo noi, invece, a subire gli aumenti sulle bollette, per permettere a Eni, e chi per lei, di continuare a fatturare miliardi, estraendo e trattando proprio il gas, su cui Cingolani punta, che noi pagheremo al 40% in più, che al mercato mio padre comprò. Chi ha fatto profitto con il fossile, chi gliel’ha permesso, chi continuerà a fare profitto anche sulla riconversione deve farsi carico dei costi di questo processo. Le comunità, vittime di un sistema che le ha avvelenate in nome del progresso, non possono subire questa ulteriore rapina.

 

Abbattere il sistema, non solo il fossile

Ma anche questi discorsi restano abbastanza vuoti, se non si tiene conto del fatto che il sistema è energivoro. Il modello energetico e produttivo è incompatibile con la sopravvivenza degli ecosistemi. Fonti fossili, fonti rinnovabili, gas e idrogeno; riconversioni, transizioni, sostenibilità: sono tutte facce della stessa medaglia. Si è vero, l’utilizzo di fonti rinnovabili è determinante per l’abbattimento delle emissioni di CO2, tra le principali responsabili dei mutamenti climatici, ma il modo in cui si metterà in campo la conversione energetica non è affatto diverso dal modello predatorio che ha caratterizzato la produzione fossile, non metterà in discussione il colonialismo, le disuguaglianze sociali, lo sfruttamento dei territori, la costante crescita della richiesta di energia. L’aumento delle bollette di Gas e luce è una delle espressioni dell’intreccio fra inquinamento e disuguaglianze sociali; fra ecologismo e lotta di classe.
Abbattere il sistema economico e sociale che attanaglia le nostre vite, ripensare i bisogni e la produzione a bassa scala, abbattere i mostri delle grandi opere. Questa è l’unica via per uscire dalla catastrofe.