TRINACRIA

Dispersione scolastica: in Sicilia la scuola non dà opportunità

I dati sono chiari. La Sicilia è prima per dispersione scolastica. Sono tantissimi i giovani siciliani che decidono di abbandonare gli studi subito dopo aver raggiunto l’età dell’obbligo. Un dato endemico, che è certamente concausa degli elevati tassi di emigrazione dall’isola.

 

Il report di Openopolis

Nell’isola, in media il 19,4% della popolazione giovanile, compresa tra i 18 e i 24 anni, sceglie di abbandonare prematuramente gli studi. Parliamo di una media di due giovani su 10. È questo il dato registrato nel 2021 dall'Osservatorio povertà educativa #conibambini di Openpolis.

Un fenomeno che in Italia coinvolge maggiormente le regioni del Meridione. Ai primi 5 posti della classifica troviamo infatti le 5 maggiori regioni del Mezzogiorno: alla Sicilia seguono Campania, Calabria, Puglia e Sardegna. Le aree settentrionali, invece, in media si trovano al di sotto dell’obbiettivo del 10% fissato dall’Unione Europea.

Un divario sempre più grande tra la Sicilia e le aree del Settentrione, indice di una situazione critica in cui versa la nostra terra, e che ci impone di tener conto delle condizioni sociali ed economiche a cui migliaia di famiglie siciliane sono costrette a far fronte.

Prendendo in considerazione le 5 aree più popolose dell’Italia la situazione più difficile è quella della città metropolitana di Palermo. Nella provincia - dove il tasso di abbandono è del 23,7% - in alcuni comuni minori il dato raggiunge il 50%.

 

Ancora tagli per le scuole siciliane

I dati propugnati sulla dispersione scolastica nascondono dietro tutte le difficoltà che vive il mondo dell’istruzione siciliano.

Come ci hanno dimostrato i recenti crolli nelle scuole di Catania e di Palermo, gli studenti e il personale scolastico siciliani sono costretti a studiare in edifici fatiscenti, non a norma e inadatti allo scopo per il quale vengono adibiti. Le cattedre insufficienti nella regione costringono gli insegnanti a tentare i concorsi al Nord Italia, lasciando gli istituti siciliani senza un ricambio nella docenza.

Le politiche di dimensionamento scolastico causano infiniti disagi alle famiglie, chiudendo e accorpando istituti senza rispettare il principio di territorialità e costringendo le famiglie a lunghi viaggi per raggiungere le scuole o le segreterie. Ma il mondo dell’istruzione siciliano vive disagi sin dal primo approccio alla scuola. In Sicilia, infatti, solo il 10% dei bambini ha il privilegio di accedere a un asilo nido: delle uniche 8 province italiane che non raggiungono neanche un posto asilo ogni 10 bambini residenti, 5 sono siciliane. Stessa cosa vale per il tempo pieno: mentre a Milano 96 classi di primaria su 100 usufruiscono del tempo pieno, a Palermo e Catania le classi sono invece tra 8 e 9 su 100.

Affiancando queste problematiche con il tasso di povertà regionale – che nel 2020 in Sicilia per le famiglie ammontava al 17,7 % e per i singoli individui al 22,1% - diventa evidente come il legame tra povertà educativa e dispersione scolastica sia particolarmente forte.

Le pessime condizioni in cui versano le nostre scuole, su tutti i livelli, non lasciano alle famiglie e ai bambini molte scelte: emigrare, cercando un miglior sistema educativo altrove, o lasciare la scuola il prima possibile.

 

Dispersione o emigrazione

Usciti dalle mura scolastiche gli studenti non troveranno alcun miglioramento nelle università siciliane.

Per quanto si tratti di istituti secolari e con una storia accademica molto forte alle spalle, gli atenei siciliani risultano ormai tra i più definanziati a livello nazionale. Conseguentemente, il numero di iscritti nelle università dell’isola è costantemente in calo. Le sempre peggiori condizioni delle strutture, l’assenza di borse di studio e posti letto e le valutazioni sempre più basse nelle classifiche di settore, portano ancora una volta gli studenti a dover scegliere tra rinunciare agli studi o volare verso atenei di altre regioni.

Nell'anno accademico 2019-2020, la Sicilia risulta al primo posto per numero di studenti che hanno deciso di frequentare l'università in un'altra regione. Questo chiaramente comporta non solo un grave peso economico sulle spalle delle famiglie, ma anche una perdita in termini di consumi per il territorio.

La dispersione scolastica è causata delle condizioni di disagio strutturali che sono costretti a vivere i nostri luoghi di formazione.  Se il futuro di una terra risiede nei suoi giovani, l’assenza di diritto allo studio è tra i più gravi danni per la nostra terra, che viene lasciata senza prospettive.

 

 

 

 

 

Dispersione scolastica: in Sicilia la scuola non dà opportunità

I dati sono chiari. La Sicilia è prima per dispersione scolastica. Sono tantissimi i giovani siciliani che decidono di abbandonare gli studi subito dopo aver raggiunto l’età dell’obbligo. Un dato endemico, che è certamente concausa degli elevati tassi di emigrazione dall’isola.

 

Il report di Openopolis

Nell’isola, in media il 19,4% della popolazione giovanile, compresa tra i 18 e i 24 anni, sceglie di abbandonare prematuramente gli studi. Parliamo di una media di due giovani su 10. È questo il dato registrato nel 2021 dall'Osservatorio povertà educativa #conibambini di Openpolis.

Un fenomeno che in Italia coinvolge maggiormente le regioni del Meridione. Ai primi 5 posti della classifica troviamo infatti le 5 maggiori regioni del Mezzogiorno: alla Sicilia seguono Campania, Calabria, Puglia e Sardegna. Le aree settentrionali, invece, in media si trovano al di sotto dell’obbiettivo del 10% fissato dall’Unione Europea.

Un divario sempre più grande tra la Sicilia e le aree del Settentrione, indice di una situazione critica in cui versa la nostra terra, e che ci impone di tener conto delle condizioni sociali ed economiche a cui migliaia di famiglie siciliane sono costrette a far fronte.

Prendendo in considerazione le 5 aree più popolose dell’Italia la situazione più difficile è quella della città metropolitana di Palermo. Nella provincia - dove il tasso di abbandono è del 23,7% - in alcuni comuni minori il dato raggiunge il 50%.

 

Ancora tagli per le scuole siciliane

I dati propugnati sulla dispersione scolastica nascondono dietro tutte le difficoltà che vive il mondo dell’istruzione siciliano.

Come ci hanno dimostrato i recenti crolli nelle scuole di Catania e di Palermo, gli studenti e il personale scolastico siciliani sono costretti a studiare in edifici fatiscenti, non a norma e inadatti allo scopo per il quale vengono adibiti. Le cattedre insufficienti nella regione costringono gli insegnanti a tentare i concorsi al Nord Italia, lasciando gli istituti siciliani senza un ricambio nella docenza.

Le politiche di dimensionamento scolastico causano infiniti disagi alle famiglie, chiudendo e accorpando istituti senza rispettare il principio di territorialità e costringendo le famiglie a lunghi viaggi per raggiungere le scuole o le segreterie. Ma il mondo dell’istruzione siciliano vive disagi sin dal primo approccio alla scuola. In Sicilia, infatti, solo il 10% dei bambini ha il privilegio di accedere a un asilo nido: delle uniche 8 province italiane che non raggiungono neanche un posto asilo ogni 10 bambini residenti, 5 sono siciliane. Stessa cosa vale per il tempo pieno: mentre a Milano 96 classi di primaria su 100 usufruiscono del tempo pieno, a Palermo e Catania le classi sono invece tra 8 e 9 su 100.

Affiancando queste problematiche con il tasso di povertà regionale – che nel 2020 in Sicilia per le famiglie ammontava al 17,7 % e per i singoli individui al 22,1% - diventa evidente come il legame tra povertà educativa e dispersione scolastica sia particolarmente forte.

Le pessime condizioni in cui versano le nostre scuole, su tutti i livelli, non lasciano alle famiglie e ai bambini molte scelte: emigrare, cercando un miglior sistema educativo altrove, o lasciare la scuola il prima possibile.

 

Dispersione o emigrazione

Usciti dalle mura scolastiche gli studenti non troveranno alcun miglioramento nelle università siciliane.

Per quanto si tratti di istituti secolari e con una storia accademica molto forte alle spalle, gli atenei siciliani risultano ormai tra i più definanziati a livello nazionale. Conseguentemente, il numero di iscritti nelle università dell’isola è costantemente in calo. Le sempre peggiori condizioni delle strutture, l’assenza di borse di studio e posti letto e le valutazioni sempre più basse nelle classifiche di settore, portano ancora una volta gli studenti a dover scegliere tra rinunciare agli studi o volare verso atenei di altre regioni.

Nell'anno accademico 2019-2020, la Sicilia risulta al primo posto per numero di studenti che hanno deciso di frequentare l'università in un'altra regione. Questo chiaramente comporta non solo un grave peso economico sulle spalle delle famiglie, ma anche una perdita in termini di consumi per il territorio.

La dispersione scolastica è causata delle condizioni di disagio strutturali che sono costretti a vivere i nostri luoghi di formazione.  Se il futuro di una terra risiede nei suoi giovani, l’assenza di diritto allo studio è tra i più gravi danni per la nostra terra, che viene lasciata senza prospettive.

 

 

 

 

 

Dispersione scolastica: in Sicilia la scuola non dà opportunità

I dati sono chiari. La Sicilia è prima per dispersione scolastica. Sono tantissimi i giovani siciliani che decidono di abbandonare gli studi subito dopo aver raggiunto l’età dell’obbligo. Un dato endemico, che è certamente concausa degli elevati tassi di emigrazione dall’isola.

 

Il report di Openopolis

Nell’isola, in media il 19,4% della popolazione giovanile, compresa tra i 18 e i 24 anni, sceglie di abbandonare prematuramente gli studi. Parliamo di una media di due giovani su 10. È questo il dato registrato nel 2021 dall'Osservatorio povertà educativa #conibambini di Openpolis.

Un fenomeno che in Italia coinvolge maggiormente le regioni del Meridione. Ai primi 5 posti della classifica troviamo infatti le 5 maggiori regioni del Mezzogiorno: alla Sicilia seguono Campania, Calabria, Puglia e Sardegna. Le aree settentrionali, invece, in media si trovano al di sotto dell’obbiettivo del 10% fissato dall’Unione Europea.

Un divario sempre più grande tra la Sicilia e le aree del Settentrione, indice di una situazione critica in cui versa la nostra terra, e che ci impone di tener conto delle condizioni sociali ed economiche a cui migliaia di famiglie siciliane sono costrette a far fronte.

Prendendo in considerazione le 5 aree più popolose dell’Italia la situazione più difficile è quella della città metropolitana di Palermo. Nella provincia - dove il tasso di abbandono è del 23,7% - in alcuni comuni minori il dato raggiunge il 50%.

 

Ancora tagli per le scuole siciliane

I dati propugnati sulla dispersione scolastica nascondono dietro tutte le difficoltà che vive il mondo dell’istruzione siciliano.

Come ci hanno dimostrato i recenti crolli nelle scuole di Catania e di Palermo, gli studenti e il personale scolastico siciliani sono costretti a studiare in edifici fatiscenti, non a norma e inadatti allo scopo per il quale vengono adibiti. Le cattedre insufficienti nella regione costringono gli insegnanti a tentare i concorsi al Nord Italia, lasciando gli istituti siciliani senza un ricambio nella docenza.

Le politiche di dimensionamento scolastico causano infiniti disagi alle famiglie, chiudendo e accorpando istituti senza rispettare il principio di territorialità e costringendo le famiglie a lunghi viaggi per raggiungere le scuole o le segreterie. Ma il mondo dell’istruzione siciliano vive disagi sin dal primo approccio alla scuola. In Sicilia, infatti, solo il 10% dei bambini ha il privilegio di accedere a un asilo nido: delle uniche 8 province italiane che non raggiungono neanche un posto asilo ogni 10 bambini residenti, 5 sono siciliane. Stessa cosa vale per il tempo pieno: mentre a Milano 96 classi di primaria su 100 usufruiscono del tempo pieno, a Palermo e Catania le classi sono invece tra 8 e 9 su 100.

Affiancando queste problematiche con il tasso di povertà regionale – che nel 2020 in Sicilia per le famiglie ammontava al 17,7 % e per i singoli individui al 22,1% - diventa evidente come il legame tra povertà educativa e dispersione scolastica sia particolarmente forte.

Le pessime condizioni in cui versano le nostre scuole, su tutti i livelli, non lasciano alle famiglie e ai bambini molte scelte: emigrare, cercando un miglior sistema educativo altrove, o lasciare la scuola il prima possibile.

 

Dispersione o emigrazione

Usciti dalle mura scolastiche gli studenti non troveranno alcun miglioramento nelle università siciliane.

Per quanto si tratti di istituti secolari e con una storia accademica molto forte alle spalle, gli atenei siciliani risultano ormai tra i più definanziati a livello nazionale. Conseguentemente, il numero di iscritti nelle università dell’isola è costantemente in calo. Le sempre peggiori condizioni delle strutture, l’assenza di borse di studio e posti letto e le valutazioni sempre più basse nelle classifiche di settore, portano ancora una volta gli studenti a dover scegliere tra rinunciare agli studi o volare verso atenei di altre regioni.

Nell'anno accademico 2019-2020, la Sicilia risulta al primo posto per numero di studenti che hanno deciso di frequentare l'università in un'altra regione. Questo chiaramente comporta non solo un grave peso economico sulle spalle delle famiglie, ma anche una perdita in termini di consumi per il territorio.

La dispersione scolastica è causata delle condizioni di disagio strutturali che sono costretti a vivere i nostri luoghi di formazione.  Se il futuro di una terra risiede nei suoi giovani, l’assenza di diritto allo studio è tra i più gravi danni per la nostra terra, che viene lasciata senza prospettive.