TRINACRIA

Orlando stringe la zampa a Eni: firmato protocollo per il Comune di Palermo

Il 7 dicembre, la Giunta comunale di Palermo ha scelto di lasciare un ultimo regalo d’addio alla cittadinanza. Un protocollo su sostenibilità ambientale, riduzione delle emissioni, economia circolare e gestione dei rifiuti. A parlarne, fin qui, non ci sarebbe nulla di male, anzi, sembrerebbe proprio un bel pensierino. Nell’epoca della crisi climatica globale - che la città di Palermo sta, tra l'altro, subendo con un impatto notevole tra forti piogge, allagamenti e crolli infrastrutturali – ogni Comune dovrebbe dotarsi di strumenti come questo. 
Ma si sa, questa è la terra delle storture e delle contraddizioni. E l’amministrazione palermitana non è di certo venuta meno in questi anni alla sua fedeltà a questa linea.

 

Orme di cane sul tracciato

Il protocollo vede tre soggetti firmatari: il Comune di Palermo, Anci Sicilia e…deus ex machina, Eni. La proposta del Sindaco Orlando, approvata all’unanimità dalla sua Giunta, sarebbe infatti quella di interpellare Eni al fine di formulare azioni programmatiche per incrementare il settore dell’economia circolare, della gestione dei rifiuti e sensibilizzare la cittadinanza sui temi della sostenibilità ambientale. Se il progetto fa già ridere così, basta leggere le prime pagine del documento per sfiorare il cabaret. Eni viene descritta come una ong benefattrice, un’organizzazione che in lungo e in largo per il pianeta porta buone pratiche e prosperità: «Eni, ha accolto favorevolmente il paradigma dell’economia circolare per rinnovare il proprio posizionamento di business in un’ottica di lungo termine […] Eni, presente in oltre 60 Paesi nel mondo dove ha avviato da molti anni il percorso di integrazione delle proprie competenze con quelle delle comunità dei Paesi ospitanti, intende farsi stabilmente promotore, nel territorio italiano, di un nuovo modo di fare business sostenibile nel lungo termine».    
                             
Sul modo in cui Eni si è perfettamente integrata alle competenze delle comunità ospitanti non abbiamo nulla da ridire, soprattutto sulla facilità con cui l'azienda, in territorio italiano e non, ha intrecciato rapporti con i grandi portatori di interesse locali per facilitare i proprio affari a discapito della salute delle persone. Sul resto nutriamo qualche dubbio, date per esempio le svariate condanne giudiziarie e  i processi subiti dalla multinazionale per «smaltimento illecito di rifiuti tossici», «disastro ambientale», «tangenti», «corruzione», fino ad arrivare alla condanna ricevuta a Gela perché l'azienda spacciava per «bio» un carburante che di «bio» non aveva un bel nulla. 

 

Quali obbiettivi ha il protocollo?

Il testo si presenta molto vago. Non risulta infatti ben chiaro cosa Eni, l'ANCI e il Comune vogliano fare concretamente. Quello che si legge però molto chiaramente è che il perno dell’accordo ruota intorno all’uso dei biocarburanti (di Eni) per la mobilità pubblica e all’incentivo all’utilizzo dei rifiuti per la produzione di energia: «produzioni di prodotti energetici (bio-chemicals e biofuels) attraverso la valorizzazione di biomasse o dei rifiuti; integrazione e simbiosi industriale per incrementare lo sviluppo sostenibile del tessuto produttivo locale». E ancora negli ambiti di collaborazione: «sperimentazioni per l’utilizzo dei biocarburanti sui mezzi del servizio di trasporto pubblico locale», «valorizzazione dei rifiuti», «simbiosi industriale». 

Tutti concetti che suscitano non poche perplessità se si pensa che il soggetto coinvolto è proprio Eni. Il piano sembra abbastanza lineare: Eni mette un po’ di biocarburante per qualche mezzo e il Comune apre le porte sulla valorizzazione dei rifiuti e la progettazione industriale nel campo dell’energia. 

 

Un accordo che prende in giro i cittadini

Qualsiasi amministrazione che tenga anche un minino alla salute dei suoi cittadini dovrebbe allarmarsi solo al pensiero di affidare degli ambiti così delicati a una delle multinazionali del petrolio più mortifere del pianeta. Il Comune di Palermo invece ha accolto all’unanimità l’offerta. 
Tra le finalità del protocollo si legge anche di un «impegno sulla salvaguardia e tutela delle risorse naturali» e alla sensibilizzazione, da parte di Eni, dei cittadini sui modi in cui divenire soggetti più "sostenibili". 
Purtroppo la dignità e l’integrità sono qualità spesso sottovalutate, soprattutto dai nostri amministratori, che proprio in prima persona sono presenti a farsi campagna elettorale alle iniziative pubbliche delle realtà ambientaliste del territorio che da diverso tempo indicano come primi nemici Eni e le fonti fossili. 

 

Il Comune supporta il green washing 

In una fase come quella che si sta aprendo, dove i fondi del PNRR per la transizione ecologica e l’energia green fanno gola a tantissimi grandi colossi, Eni ha la necessità di coprirsi la faccia sporca di petrolio e di sangue con un bel velo verde, in modo da poter accedere ai finanziamenti. Ci ha provato a Gela, dove dopo 60 anni di raffineria, dopo aver messo in atto un vero e proprio ecocidio, un disastro ecologico e sociale, adesso si sbraccia per riconvertire un piccolo pezzetto dell’impianto che dovrebbe produrre questo fantomatico biocarburante - pur avendo, per questo, già ricevuto una condanna di qualche milione di euro a seguito di una denuncia dell’associazione di consumatori.

Anche solo per un sentimento di rispetto verso le centinaia di bambini che nascono con malformazioni rarissime a Gela, per rispetto dei nostri mari e delle nostre terre avvelenate dal loro guadagno, le amministrazioni dovrebbero allontanare ad ogni costo il cane a sei zampe dalle proprie città. L’amministrazione comunale di Palermo l’ha invece accolto a braccia aperte, contribuendo in modo notevole alle operazioni di green washing della multinazionale. 
Il tutto è reso ancora più grave dal fatto che Leoluca Orlando, in quanto presidente dell’Anci Sicilia, si impegna nel protocollo a estendere a tutti i comuni aderenti all’unione lo stesso accordo.

 

Lunedì l'incontro cittadino sul protocollo

Questo documento rappresenta l’ennesima vergogna da parte degli amministratori nei confronti del popolo siciliano. Vergogna che però non è passata inosservata. Le realtà ambientaliste ed ecologiste palermitane hanno infatti risposto prontamente a questo attacco convocando un incontro cittadino per organizzare l’opposizione al protocollo.

Ecologia Politica Palermo, Extinction Rebellion, A Sud Sicilia, Legambiente e Friday for Future hanno chiamato a raccolta la cittadinanza palermitana. L’incontro punta a rispondere alla seguente doamanda: «perché un’amministrazione comunale non può affidare a Eni la sostenibilità ambientale della propria città?». A rispondere ci saranno anche Andrea Turco, giornalista gelese, e la redazione di ReCommon, che da anni si batte per smascherare i malaffari di Eni. L’appuntamento è lunedì 20 dicembre alle 18.30 al Cre.Zi Plus, presso i Cantieri culturali della Zisa. All’incontro è stata invitata ufficialmente tutta la Giunta, al fine di dare in faccia ai cittadini delle spiegazioni in merito a questo protocollo inaccettabile.

Per approfondire:

Orlando stringe la zampa a Eni: firmato protocollo per il Comune di Palermo

Il 7 dicembre, la Giunta comunale di Palermo ha scelto di lasciare un ultimo regalo d’addio alla cittadinanza. Un protocollo su sostenibilità ambientale, riduzione delle emissioni, economia circolare e gestione dei rifiuti. A parlarne, fin qui, non ci sarebbe nulla di male, anzi, sembrerebbe proprio un bel pensierino. Nell’epoca della crisi climatica globale - che la città di Palermo sta, tra l'altro, subendo con un impatto notevole tra forti piogge, allagamenti e crolli infrastrutturali – ogni Comune dovrebbe dotarsi di strumenti come questo. 
Ma si sa, questa è la terra delle storture e delle contraddizioni. E l’amministrazione palermitana non è di certo venuta meno in questi anni alla sua fedeltà a questa linea.

 

Orme di cane sul tracciato

Il protocollo vede tre soggetti firmatari: il Comune di Palermo, Anci Sicilia e…deus ex machina, Eni. La proposta del Sindaco Orlando, approvata all’unanimità dalla sua Giunta, sarebbe infatti quella di interpellare Eni al fine di formulare azioni programmatiche per incrementare il settore dell’economia circolare, della gestione dei rifiuti e sensibilizzare la cittadinanza sui temi della sostenibilità ambientale. Se il progetto fa già ridere così, basta leggere le prime pagine del documento per sfiorare il cabaret. Eni viene descritta come una ong benefattrice, un’organizzazione che in lungo e in largo per il pianeta porta buone pratiche e prosperità: «Eni, ha accolto favorevolmente il paradigma dell’economia circolare per rinnovare il proprio posizionamento di business in un’ottica di lungo termine […] Eni, presente in oltre 60 Paesi nel mondo dove ha avviato da molti anni il percorso di integrazione delle proprie competenze con quelle delle comunità dei Paesi ospitanti, intende farsi stabilmente promotore, nel territorio italiano, di un nuovo modo di fare business sostenibile nel lungo termine».    
                             
Sul modo in cui Eni si è perfettamente integrata alle competenze delle comunità ospitanti non abbiamo nulla da ridire, soprattutto sulla facilità con cui l'azienda, in territorio italiano e non, ha intrecciato rapporti con i grandi portatori di interesse locali per facilitare i proprio affari a discapito della salute delle persone. Sul resto nutriamo qualche dubbio, date per esempio le svariate condanne giudiziarie e  i processi subiti dalla multinazionale per «smaltimento illecito di rifiuti tossici», «disastro ambientale», «tangenti», «corruzione», fino ad arrivare alla condanna ricevuta a Gela perché l'azienda spacciava per «bio» un carburante che di «bio» non aveva un bel nulla. 

 

Quali obbiettivi ha il protocollo?

Il testo si presenta molto vago. Non risulta infatti ben chiaro cosa Eni, l'ANCI e il Comune vogliano fare concretamente. Quello che si legge però molto chiaramente è che il perno dell’accordo ruota intorno all’uso dei biocarburanti (di Eni) per la mobilità pubblica e all’incentivo all’utilizzo dei rifiuti per la produzione di energia: «produzioni di prodotti energetici (bio-chemicals e biofuels) attraverso la valorizzazione di biomasse o dei rifiuti; integrazione e simbiosi industriale per incrementare lo sviluppo sostenibile del tessuto produttivo locale». E ancora negli ambiti di collaborazione: «sperimentazioni per l’utilizzo dei biocarburanti sui mezzi del servizio di trasporto pubblico locale», «valorizzazione dei rifiuti», «simbiosi industriale». 

Tutti concetti che suscitano non poche perplessità se si pensa che il soggetto coinvolto è proprio Eni. Il piano sembra abbastanza lineare: Eni mette un po’ di biocarburante per qualche mezzo e il Comune apre le porte sulla valorizzazione dei rifiuti e la progettazione industriale nel campo dell’energia. 

 

Un accordo che prende in giro i cittadini

Qualsiasi amministrazione che tenga anche un minino alla salute dei suoi cittadini dovrebbe allarmarsi solo al pensiero di affidare degli ambiti così delicati a una delle multinazionali del petrolio più mortifere del pianeta. Il Comune di Palermo invece ha accolto all’unanimità l’offerta. 
Tra le finalità del protocollo si legge anche di un «impegno sulla salvaguardia e tutela delle risorse naturali» e alla sensibilizzazione, da parte di Eni, dei cittadini sui modi in cui divenire soggetti più "sostenibili". 
Purtroppo la dignità e l’integrità sono qualità spesso sottovalutate, soprattutto dai nostri amministratori, che proprio in prima persona sono presenti a farsi campagna elettorale alle iniziative pubbliche delle realtà ambientaliste del territorio che da diverso tempo indicano come primi nemici Eni e le fonti fossili. 

 

Il Comune supporta il green washing 

In una fase come quella che si sta aprendo, dove i fondi del PNRR per la transizione ecologica e l’energia green fanno gola a tantissimi grandi colossi, Eni ha la necessità di coprirsi la faccia sporca di petrolio e di sangue con un bel velo verde, in modo da poter accedere ai finanziamenti. Ci ha provato a Gela, dove dopo 60 anni di raffineria, dopo aver messo in atto un vero e proprio ecocidio, un disastro ecologico e sociale, adesso si sbraccia per riconvertire un piccolo pezzetto dell’impianto che dovrebbe produrre questo fantomatico biocarburante - pur avendo, per questo, già ricevuto una condanna di qualche milione di euro a seguito di una denuncia dell’associazione di consumatori.

Anche solo per un sentimento di rispetto verso le centinaia di bambini che nascono con malformazioni rarissime a Gela, per rispetto dei nostri mari e delle nostre terre avvelenate dal loro guadagno, le amministrazioni dovrebbero allontanare ad ogni costo il cane a sei zampe dalle proprie città. L’amministrazione comunale di Palermo l’ha invece accolto a braccia aperte, contribuendo in modo notevole alle operazioni di green washing della multinazionale. 
Il tutto è reso ancora più grave dal fatto che Leoluca Orlando, in quanto presidente dell’Anci Sicilia, si impegna nel protocollo a estendere a tutti i comuni aderenti all’unione lo stesso accordo.

 

Lunedì l'incontro cittadino sul protocollo

Questo documento rappresenta l’ennesima vergogna da parte degli amministratori nei confronti del popolo siciliano. Vergogna che però non è passata inosservata. Le realtà ambientaliste ed ecologiste palermitane hanno infatti risposto prontamente a questo attacco convocando un incontro cittadino per organizzare l’opposizione al protocollo.

Ecologia Politica Palermo, Extinction Rebellion, A Sud Sicilia, Legambiente e Friday for Future hanno chiamato a raccolta la cittadinanza palermitana. L’incontro punta a rispondere alla seguente doamanda: «perché un’amministrazione comunale non può affidare a Eni la sostenibilità ambientale della propria città?». A rispondere ci saranno anche Andrea Turco, giornalista gelese, e la redazione di ReCommon, che da anni si batte per smascherare i malaffari di Eni. L’appuntamento è lunedì 20 dicembre alle 18.30 al Cre.Zi Plus, presso i Cantieri culturali della Zisa. All’incontro è stata invitata ufficialmente tutta la Giunta, al fine di dare in faccia ai cittadini delle spiegazioni in merito a questo protocollo inaccettabile.

Per approfondire:

Orlando stringe la zampa a Eni: firmato protocollo per il Comune di Palermo

Il 7 dicembre, la Giunta comunale di Palermo ha scelto di lasciare un ultimo regalo d’addio alla cittadinanza. Un protocollo su sostenibilità ambientale, riduzione delle emissioni, economia circolare e gestione dei rifiuti. A parlarne, fin qui, non ci sarebbe nulla di male, anzi, sembrerebbe proprio un bel pensierino. Nell’epoca della crisi climatica globale - che la città di Palermo sta, tra l'altro, subendo con un impatto notevole tra forti piogge, allagamenti e crolli infrastrutturali – ogni Comune dovrebbe dotarsi di strumenti come questo. 
Ma si sa, questa è la terra delle storture e delle contraddizioni. E l’amministrazione palermitana non è di certo venuta meno in questi anni alla sua fedeltà a questa linea.

 

Orme di cane sul tracciato

Il protocollo vede tre soggetti firmatari: il Comune di Palermo, Anci Sicilia e…deus ex machina, Eni. La proposta del Sindaco Orlando, approvata all’unanimità dalla sua Giunta, sarebbe infatti quella di interpellare Eni al fine di formulare azioni programmatiche per incrementare il settore dell’economia circolare, della gestione dei rifiuti e sensibilizzare la cittadinanza sui temi della sostenibilità ambientale. Se il progetto fa già ridere così, basta leggere le prime pagine del documento per sfiorare il cabaret. Eni viene descritta come una ong benefattrice, un’organizzazione che in lungo e in largo per il pianeta porta buone pratiche e prosperità: «Eni, ha accolto favorevolmente il paradigma dell’economia circolare per rinnovare il proprio posizionamento di business in un’ottica di lungo termine […] Eni, presente in oltre 60 Paesi nel mondo dove ha avviato da molti anni il percorso di integrazione delle proprie competenze con quelle delle comunità dei Paesi ospitanti, intende farsi stabilmente promotore, nel territorio italiano, di un nuovo modo di fare business sostenibile nel lungo termine».    
                             
Sul modo in cui Eni si è perfettamente integrata alle competenze delle comunità ospitanti non abbiamo nulla da ridire, soprattutto sulla facilità con cui l'azienda, in territorio italiano e non, ha intrecciato rapporti con i grandi portatori di interesse locali per facilitare i proprio affari a discapito della salute delle persone. Sul resto nutriamo qualche dubbio, date per esempio le svariate condanne giudiziarie e  i processi subiti dalla multinazionale per «smaltimento illecito di rifiuti tossici», «disastro ambientale», «tangenti», «corruzione», fino ad arrivare alla condanna ricevuta a Gela perché l'azienda spacciava per «bio» un carburante che di «bio» non aveva un bel nulla. 

 

Quali obbiettivi ha il protocollo?

Il testo si presenta molto vago. Non risulta infatti ben chiaro cosa Eni, l'ANCI e il Comune vogliano fare concretamente. Quello che si legge però molto chiaramente è che il perno dell’accordo ruota intorno all’uso dei biocarburanti (di Eni) per la mobilità pubblica e all’incentivo all’utilizzo dei rifiuti per la produzione di energia: «produzioni di prodotti energetici (bio-chemicals e biofuels) attraverso la valorizzazione di biomasse o dei rifiuti; integrazione e simbiosi industriale per incrementare lo sviluppo sostenibile del tessuto produttivo locale». E ancora negli ambiti di collaborazione: «sperimentazioni per l’utilizzo dei biocarburanti sui mezzi del servizio di trasporto pubblico locale», «valorizzazione dei rifiuti», «simbiosi industriale». 

Tutti concetti che suscitano non poche perplessità se si pensa che il soggetto coinvolto è proprio Eni. Il piano sembra abbastanza lineare: Eni mette un po’ di biocarburante per qualche mezzo e il Comune apre le porte sulla valorizzazione dei rifiuti e la progettazione industriale nel campo dell’energia. 

 

Un accordo che prende in giro i cittadini

Qualsiasi amministrazione che tenga anche un minino alla salute dei suoi cittadini dovrebbe allarmarsi solo al pensiero di affidare degli ambiti così delicati a una delle multinazionali del petrolio più mortifere del pianeta. Il Comune di Palermo invece ha accolto all’unanimità l’offerta. 
Tra le finalità del protocollo si legge anche di un «impegno sulla salvaguardia e tutela delle risorse naturali» e alla sensibilizzazione, da parte di Eni, dei cittadini sui modi in cui divenire soggetti più "sostenibili". 
Purtroppo la dignità e l’integrità sono qualità spesso sottovalutate, soprattutto dai nostri amministratori, che proprio in prima persona sono presenti a farsi campagna elettorale alle iniziative pubbliche delle realtà ambientaliste del territorio che da diverso tempo indicano come primi nemici Eni e le fonti fossili. 

 

Il Comune supporta il green washing 

In una fase come quella che si sta aprendo, dove i fondi del PNRR per la transizione ecologica e l’energia green fanno gola a tantissimi grandi colossi, Eni ha la necessità di coprirsi la faccia sporca di petrolio e di sangue con un bel velo verde, in modo da poter accedere ai finanziamenti. Ci ha provato a Gela, dove dopo 60 anni di raffineria, dopo aver messo in atto un vero e proprio ecocidio, un disastro ecologico e sociale, adesso si sbraccia per riconvertire un piccolo pezzetto dell’impianto che dovrebbe produrre questo fantomatico biocarburante - pur avendo, per questo, già ricevuto una condanna di qualche milione di euro a seguito di una denuncia dell’associazione di consumatori.

Anche solo per un sentimento di rispetto verso le centinaia di bambini che nascono con malformazioni rarissime a Gela, per rispetto dei nostri mari e delle nostre terre avvelenate dal loro guadagno, le amministrazioni dovrebbero allontanare ad ogni costo il cane a sei zampe dalle proprie città. L’amministrazione comunale di Palermo l’ha invece accolto a braccia aperte, contribuendo in modo notevole alle operazioni di green washing della multinazionale. 
Il tutto è reso ancora più grave dal fatto che Leoluca Orlando, in quanto presidente dell’Anci Sicilia, si impegna nel protocollo a estendere a tutti i comuni aderenti all’unione lo stesso accordo.

 

Lunedì l'incontro cittadino sul protocollo

Questo documento rappresenta l’ennesima vergogna da parte degli amministratori nei confronti del popolo siciliano. Vergogna che però non è passata inosservata. Le realtà ambientaliste ed ecologiste palermitane hanno infatti risposto prontamente a questo attacco convocando un incontro cittadino per organizzare l’opposizione al protocollo.

Ecologia Politica Palermo, Extinction Rebellion, A Sud Sicilia, Legambiente e Friday for Future hanno chiamato a raccolta la cittadinanza palermitana. L’incontro punta a rispondere alla seguente doamanda: «perché un’amministrazione comunale non può affidare a Eni la sostenibilità ambientale della propria città?». A rispondere ci saranno anche Andrea Turco, giornalista gelese, e la redazione di ReCommon, che da anni si batte per smascherare i malaffari di Eni. L’appuntamento è lunedì 20 dicembre alle 18.30 al Cre.Zi Plus, presso i Cantieri culturali della Zisa. All’incontro è stata invitata ufficialmente tutta la Giunta, al fine di dare in faccia ai cittadini delle spiegazioni in merito a questo protocollo inaccettabile.

Per approfondire: