TRINACRIA

Comitati Mai depositi radioattivi in Sicilia: «Sogin commissariata, ma l’iter procede»






 A gennaio 2021, la Sogin, la Società Gestione Impianti Nucleari, ha rivelato la CNAPI – la carta delle aree idonee ad ospitare un unico grande deposito che avrebbe dovuto ospitare le scorie nucleari di tutta Italia. Nella carta comparivano alcu ne aree in Sicilia, nei territori di Butera, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula, Trapani e Petralia Sottana. In Sicilia è scoppiata subito la protesta contro il progetto, con diverse manifestazioni e azioni di protesta a Palermo, Catania, Messina e nelle località coinvolte. I comitati Mai depositi radioattivi Butera, Trapani e Madonie, che si erano costituiti contro il deposito, rilanciano l’allarme contro il progetto a seguito del commissariamento della società. 


Aria di commissariamento… 

Tiziana Albanese, del comitato Mai depositi radioattivi Madonie, afferma: «Apprendiamo la notizia del commissariamento della Sogin, la società che si sarebbe dovuta occupare della costruzione del deposito. Fondata nel 1999, dopo che nel 1987 il referendum popolare aveva deciso l’abbandono dell’energia nucleare, la società in vent’anni è riuscita solo a perdere tempo e denaro. La Sogin venne istituita con il compito di smontare le centrali entro il 2019. Non solo non è riuscita neanche lontanamente a rispettare questi tempi, dato che non ha ancora messo mano su nessun reattore, ma ha anche già speso il doppio di quanto inizialmente previsto».

Marco Castrogiovanni del Comitato Mai depositi radioattivi Butera specifica: «dei 4 miliardi finora pagati dai cittadini, più della metà sono serviti a coprire gli stipendi del personale e dei dirigenti; auto di alta gamma, benefit e bonus compresi. Negli ultimi giorni del 2021 la Guardia di Finanza ha fatto irruzione negli uffici della Sogin, sequestrando carte e computer. E ora, il commissariamento. Alla mancata bonifica e all’assenza di soluzioni per lo smaltimento delle scorie nucleari si aggiunge lo spreco di soldi pubblici e di denaro. Sono questi i signori a cui dovremmo affidare il futuro della nostra terra?».


Ma l’iter per il deposito prosegue

Nonostante la vergogna che la società rappresenta, l’iter per la costruzione del deposito non è stato affatto arrestato. 
«La ricerca del sito nazionale dove conferire tutti i rifiuti è partita nel 2000. Nel 2002 la Conferenza Stato-Regioni ha prodotto una prima mappa. Altre sono state fatte nel corso degli anni, ma tenute nei cassetti. Il 9 gennaio scorso è stata resa pubblica la CNAPI.  L’iter prevede la consultazione pubblica, la stesura di una carta definitiva e, infine, il confronto con le popolazioni per raggiungere un accordo sull’indennizzo. Ad oggi questi dialoghi Sogin non li ha neppure iniziati. 

«L’inaffidabilità di questa società è evidente a tutti. Nonostante il commissariamento, è importante ricordare che l’iter per il deposito nazionale prosegue. Il commissariamento della società non ci rincuora, al massimo ci preoccupa ancora di più. I tempi e le procedure saranno velocizzati, ma il progetto del deposito e le aree idonee a ospitarlo rimarranno le stesse. Abbiamo già affermato le nostre ragioni del no non solo al modello di un unico grande deposito nazionale, ma soprattutto all’idea di costruirlo in Sicilia. Le aree indicate nella nostra isola non solo sono vicine a centri urbani e parchi naturali, ma sono anche ad alta vocazione agricola e, soprattutto, a forte rischio sismico. Adesso alle ragioni del no se ne aggiunge un’altra: la società che dovrebbe portare avanti questo progetto è una grande macchina che da vent’anni spreca denaro pubblico e non ha assolto ai suoi compiti istituzionali » - conclude Massimo Fundarò di Mai depositi radioattivi Trapani.

Comitati Mai depositi radioattivi in Sicilia: «Sogin commissariata, ma l’iter procede»






 A gennaio 2021, la Sogin, la Società Gestione Impianti Nucleari, ha rivelato la CNAPI – la carta delle aree idonee ad ospitare un unico grande deposito che avrebbe dovuto ospitare le scorie nucleari di tutta Italia. Nella carta comparivano alcu ne aree in Sicilia, nei territori di Butera, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula, Trapani e Petralia Sottana. In Sicilia è scoppiata subito la protesta contro il progetto, con diverse manifestazioni e azioni di protesta a Palermo, Catania, Messina e nelle località coinvolte. I comitati Mai depositi radioattivi Butera, Trapani e Madonie, che si erano costituiti contro il deposito, rilanciano l’allarme contro il progetto a seguito del commissariamento della società. 


Aria di commissariamento… 

Tiziana Albanese, del comitato Mai depositi radioattivi Madonie, afferma: «Apprendiamo la notizia del commissariamento della Sogin, la società che si sarebbe dovuta occupare della costruzione del deposito. Fondata nel 1999, dopo che nel 1987 il referendum popolare aveva deciso l’abbandono dell’energia nucleare, la società in vent’anni è riuscita solo a perdere tempo e denaro. La Sogin venne istituita con il compito di smontare le centrali entro il 2019. Non solo non è riuscita neanche lontanamente a rispettare questi tempi, dato che non ha ancora messo mano su nessun reattore, ma ha anche già speso il doppio di quanto inizialmente previsto».

Marco Castrogiovanni del Comitato Mai depositi radioattivi Butera specifica: «dei 4 miliardi finora pagati dai cittadini, più della metà sono serviti a coprire gli stipendi del personale e dei dirigenti; auto di alta gamma, benefit e bonus compresi. Negli ultimi giorni del 2021 la Guardia di Finanza ha fatto irruzione negli uffici della Sogin, sequestrando carte e computer. E ora, il commissariamento. Alla mancata bonifica e all’assenza di soluzioni per lo smaltimento delle scorie nucleari si aggiunge lo spreco di soldi pubblici e di denaro. Sono questi i signori a cui dovremmo affidare il futuro della nostra terra?».


Ma l’iter per il deposito prosegue

Nonostante la vergogna che la società rappresenta, l’iter per la costruzione del deposito non è stato affatto arrestato. 
«La ricerca del sito nazionale dove conferire tutti i rifiuti è partita nel 2000. Nel 2002 la Conferenza Stato-Regioni ha prodotto una prima mappa. Altre sono state fatte nel corso degli anni, ma tenute nei cassetti. Il 9 gennaio scorso è stata resa pubblica la CNAPI.  L’iter prevede la consultazione pubblica, la stesura di una carta definitiva e, infine, il confronto con le popolazioni per raggiungere un accordo sull’indennizzo. Ad oggi questi dialoghi Sogin non li ha neppure iniziati. 

«L’inaffidabilità di questa società è evidente a tutti. Nonostante il commissariamento, è importante ricordare che l’iter per il deposito nazionale prosegue. Il commissariamento della società non ci rincuora, al massimo ci preoccupa ancora di più. I tempi e le procedure saranno velocizzati, ma il progetto del deposito e le aree idonee a ospitarlo rimarranno le stesse. Abbiamo già affermato le nostre ragioni del no non solo al modello di un unico grande deposito nazionale, ma soprattutto all’idea di costruirlo in Sicilia. Le aree indicate nella nostra isola non solo sono vicine a centri urbani e parchi naturali, ma sono anche ad alta vocazione agricola e, soprattutto, a forte rischio sismico. Adesso alle ragioni del no se ne aggiunge un’altra: la società che dovrebbe portare avanti questo progetto è una grande macchina che da vent’anni spreca denaro pubblico e non ha assolto ai suoi compiti istituzionali » - conclude Massimo Fundarò di Mai depositi radioattivi Trapani.

Comitati Mai depositi radioattivi in Sicilia: «Sogin commissariata, ma l’iter procede»






 A gennaio 2021, la Sogin, la Società Gestione Impianti Nucleari, ha rivelato la CNAPI – la carta delle aree idonee ad ospitare un unico grande deposito che avrebbe dovuto ospitare le scorie nucleari di tutta Italia. Nella carta comparivano alcu ne aree in Sicilia, nei territori di Butera, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula, Trapani e Petralia Sottana. In Sicilia è scoppiata subito la protesta contro il progetto, con diverse manifestazioni e azioni di protesta a Palermo, Catania, Messina e nelle località coinvolte. I comitati Mai depositi radioattivi Butera, Trapani e Madonie, che si erano costituiti contro il deposito, rilanciano l’allarme contro il progetto a seguito del commissariamento della società. 


Aria di commissariamento… 

Tiziana Albanese, del comitato Mai depositi radioattivi Madonie, afferma: «Apprendiamo la notizia del commissariamento della Sogin, la società che si sarebbe dovuta occupare della costruzione del deposito. Fondata nel 1999, dopo che nel 1987 il referendum popolare aveva deciso l’abbandono dell’energia nucleare, la società in vent’anni è riuscita solo a perdere tempo e denaro. La Sogin venne istituita con il compito di smontare le centrali entro il 2019. Non solo non è riuscita neanche lontanamente a rispettare questi tempi, dato che non ha ancora messo mano su nessun reattore, ma ha anche già speso il doppio di quanto inizialmente previsto».

Marco Castrogiovanni del Comitato Mai depositi radioattivi Butera specifica: «dei 4 miliardi finora pagati dai cittadini, più della metà sono serviti a coprire gli stipendi del personale e dei dirigenti; auto di alta gamma, benefit e bonus compresi. Negli ultimi giorni del 2021 la Guardia di Finanza ha fatto irruzione negli uffici della Sogin, sequestrando carte e computer. E ora, il commissariamento. Alla mancata bonifica e all’assenza di soluzioni per lo smaltimento delle scorie nucleari si aggiunge lo spreco di soldi pubblici e di denaro. Sono questi i signori a cui dovremmo affidare il futuro della nostra terra?».


Ma l’iter per il deposito prosegue

Nonostante la vergogna che la società rappresenta, l’iter per la costruzione del deposito non è stato affatto arrestato. 
«La ricerca del sito nazionale dove conferire tutti i rifiuti è partita nel 2000. Nel 2002 la Conferenza Stato-Regioni ha prodotto una prima mappa. Altre sono state fatte nel corso degli anni, ma tenute nei cassetti. Il 9 gennaio scorso è stata resa pubblica la CNAPI.  L’iter prevede la consultazione pubblica, la stesura di una carta definitiva e, infine, il confronto con le popolazioni per raggiungere un accordo sull’indennizzo. Ad oggi questi dialoghi Sogin non li ha neppure iniziati. 

«L’inaffidabilità di questa società è evidente a tutti. Nonostante il commissariamento, è importante ricordare che l’iter per il deposito nazionale prosegue. Il commissariamento della società non ci rincuora, al massimo ci preoccupa ancora di più. I tempi e le procedure saranno velocizzati, ma il progetto del deposito e le aree idonee a ospitarlo rimarranno le stesse. Abbiamo già affermato le nostre ragioni del no non solo al modello di un unico grande deposito nazionale, ma soprattutto all’idea di costruirlo in Sicilia. Le aree indicate nella nostra isola non solo sono vicine a centri urbani e parchi naturali, ma sono anche ad alta vocazione agricola e, soprattutto, a forte rischio sismico. Adesso alle ragioni del no se ne aggiunge un’altra: la società che dovrebbe portare avanti questo progetto è una grande macchina che da vent’anni spreca denaro pubblico e non ha assolto ai suoi compiti istituzionali » - conclude Massimo Fundarò di Mai depositi radioattivi Trapani.