TRINACRIA

Oltre 400 mq per il padel a San Vito lo Capo: il parere del comitato #nomarineresort


Ripubblichiamo l'articolo del comitato #nomarineresort - per San Vito lo Capo un futuro ecosostenibile

Il padel è uno sport con la palla di derivazione tennistica. Si pratica a coppie in un campo rettangolare e chiuso da pareti in vetro o plexiglass su quattro lati, con l’eccezione delle due porte laterali di ingresso (Wikipedia).

I numeri e i fatti dimostrano come questa attività abbia recentemente surclassato qualsiasi altro sport da campo (e da compagnia) esistente sulla piazza, dal calcio al tennis. Si parla di 3.000 campi in tutta Italia, 800 fino a 2 anni fa.

È uno sport trasversale, almeno dal punto di vista fisico, adatto a donne, uomini, anziani e bambini. La crescita è esponenziale insomma e l’Italia si dimostra una nazione di veri sportivi, non solo all’aria aperta ma anche “in vetro o plexiglass”.

Il padel infuoca sia gli sportivi che i “comuni mortali”. E corrode pezzi delle nostre città.


Perché ci siamo appassionati al padel anche noi?

Da diverse settimane il nostro paese è interessato direttamente dal fenomeno “padel”.
Almeno da quando, il 10-12-2021, la Giunta Comunale di San Vito Lo Capo all’unanimità ha approvato – in sede di rivalutazione – la «proposta di project financing, presentata ai sensi dell’art. 183 c.15 del D. Lgs. 50/2016, avente ad oggetto la realizzazione, gestione e manutenzione di un impianto sportivo con annessa riqualificazione del tratto dei campi sportivi insistenti sulla via Faro a San Vito lo Capo», della ditta GaMan Padel s.r.l.s., all’uopo costituitasi, avente sede legale proprio nella via Faro.

Lo studio di progettazione è Hub Progettazione, che svolge alcune attività edilizie in partnership con Edil Project, quest’ultima facente capo a personalità già conosciute nel decaduto progetto Marina Bay.

Ai sensi del citato art. 183, co. 15, la proposta contiene un progetto di fattibilità, una bozza di convenzione, un piano economico finanziario asseverato e la specificazione delle caratteristiche del servizio e della gestione.

Per chi volesse approfondire nel dettaglio la documentazione, questo è il link.


Le premesse

Tre sono le premesse.
La prima. L’investimento appare interessante alla nostra Amministrazione in quanto ricadente in zona per il verde attrezzato sportivo e in quanto esso risponda ad un generale interesse pubblico, in virtù anche della riqualificazione di un’area comunale nonché dell’arredo urbano e dell’incremento del patrimonio comunale (motivazioni in premessa dal verbale n. 160 del 10-12-2021).

La seconda premessa. La durata della concessione è di 14 anni dalla data di sottoscrizione della convenzione con il Comune.

La terza. La finalità consiste nell’esecuzione da parte della società proponente delle seguenti opere e attività:

  • un impianto sportivo costituito da 2 campi da Padel, un locale uffici, un locale per bagni e spogliatoi;
  • un’area giochi per bambini che prevede l’impiego di scivoli e altri giochi inclusivi per bambini portatori di handicap;
  • il rifacimento di marciapiedi e camminatoi;
  • la manutenzione dell’area verde che insiste sulla superficie oggetto di concessione.

Infine, a fronte della concessione quattordiciennale, il canone corrisposto al Comune sarà di € 3.000 annui. 

Non è questa la sede né a noi interessa entrare nel dettaglio della documentazione, se non che per taluni aspetti di principio che possano fornire un punto di vista non necessariamente contrario ma indiscutibilmente dis-allineato.

Punto di vista che faremo emergere con 4 NUOVE DOMANDE su questo nuovo aspetto che interessa il nostro territorio, che poniamo all’Amministrazione Comunale di San Vito Lo Capo.

QUI le 4 precedenti alle quali, purtroppo, non abbiamo ottenuto risposta.


Ecco le 4 (nuove) domande all’Amministrazione Comunale

Il fatto che un bene comunale venga ceduto per 14 anni a dei privati, reca con sé una logica ben precisa. Gli enti pubblici come i Comuni hanno scarse risorse economiche e lo scambio di aree pubblicamente fruibili contro l’obbligo di provvedere all’aggiustamento e alla manutenzione delle stesse è una prassi, ahinoi, diffusa.
Non siamo preoccupati dei pochi metri quadrati affidati a Tizio o a Caio, ma da tutto il processo di accaparramento di spazi pubblici e luoghi che ci appartengono, pensiamo alla Tonnara del Secco, da parte di una voracissima (legittima ma oltremodo legittimata) attività di privati.

Allora, la nostra prima domanda è: la scelta di concedere a dei privati un’ampia fetta dei “giardini” di via Faro, con finalità sportive, è il punto di partenza di una più ampia visione che coinvolge l’intera area interessata, oppure è l’ennesimo espediente per sopperire alla mancata gestione pubblica della zona, contribuendo così ad impoverire ulteriormente la cittadinanza di uno spazio di comune aggregazione?

La seconda domanda è collegata alla precedente. L’Amministrazione Comunale ha preso in considerazione la possibilità che la concessione dell’area per 14 anni possa precludere la possibilità di un qualsiasi tipo di intervento pubblico futuro, globale, fluido ed integrato, magari oggetto di finanziamento?

Nel Piano Economico Finanziario si legge che la clientela tipo di un impianto di padel sia rappresentata da soggetti appartenenti ad una fascia reddituale e culturale da media a salire.
Più che logica di inclusività, la previsione richiamata sembra rimandare ad un approccio di tipo esclusivo, basato su criteri ben precisi (binomio cultura-reddito alto, peraltro non sempre e propriamente attendibile).
In contraddizione (per lo meno apparente) con i suddetti criteri, nella Relazione Tecnica Illustrativa di cui alla TAV. 2, si legge come il vero impulso dell’intervento sia il “progetto sociale”, prima ancora che quello sportivo: quello, cioè, di promuovere attraverso l’attività sportiva del padel i valori sociali, morali, di non discriminazione, ecc., favorendo momenti di incontro e di scambio culturale.
Alla luce dei richiamati contenuti, la nostra terza domanda è: nella logica sociale dell’impianto, il nostro Comune si farà carico degli abbonamenti, ad esempio, di chi ha un reddito basso? In questo modo rendendo l’impianto un reale momento di aggregazione per le proprie cittadine e cittadini nell’ottica di creare le basi per un accesso non discriminatorio (su base reddituale) alle attività sportive presenti sul territorio, e di garantire quindi uno sviluppo sano della socialità.
Per lo stesso obiettivo sociale vorremmo chiedere, altresì, se sia già stata già prevista l’apertura dell’impianto nei mesi invernali.

È’ bello che il nostro paese si stia infine dotando di un’area dedicata allo sport.
Ma l’attività fisica, la ricreazione, l’aggregazione, richiedono iniziative e visioni che, a nostro parere, vanno ben oltre rispetto a ciò che ad oggi vediamo o, meglio, a dove lo vediamo.

Ecco la nostra ultima domanda.
È certa la nostra Amministrazione che sia necessario realizzare due campi di padel alti 4 metri, ampi 10x20mt, illuminati, corredati di ufficio e spogliatoi, privati, per qualificare la nostra area verde come inclusiva, sportiva e paesaggisticamente gradevole? La nostra Amministrazione ritiene poco impattante l’intervento?

Domanda nella domanda.
I campi di padel, pur nella loro sportiva amabilità, erano davvero da pensare sul fronte mare? Se la Soprintendenza si è già espressa al riguardo, ci piacerebbe conoscerne il parere.

In tanti già pensano che questo intervento sia “meglio di niente”.
Bè sì, è meglio del niente. Tutto è meglio del niente, purché si accetti e si riconosca che col “meglio di niente” si rischia l’assuefazione alla mancanza di prospettiva.
Qui nessuno vuole togliere importanza ai buoni propositi ed alle prerogative di chi ci amministra, lo diciamo ad ogni articolo, ma altrettanto non possiamo convincerci che particolari meriti e celebrazioni vadano fatte.

Purtroppo siamo certi che, come è accaduto l’ultima volta, anche oggi non saremo considerati interlocutori degni di risposte.
Tuttavia, da cittadini liberi, noi continueremo a porci domande e a riflettere in attesa che i fatti ci diano le agognate risposte.

Oltre 400 mq per il padel a San Vito lo Capo: il parere del comitato #nomarineresort


Ripubblichiamo l'articolo del comitato #nomarineresort - per San Vito lo Capo un futuro ecosostenibile

Il padel è uno sport con la palla di derivazione tennistica. Si pratica a coppie in un campo rettangolare e chiuso da pareti in vetro o plexiglass su quattro lati, con l’eccezione delle due porte laterali di ingresso (Wikipedia).

I numeri e i fatti dimostrano come questa attività abbia recentemente surclassato qualsiasi altro sport da campo (e da compagnia) esistente sulla piazza, dal calcio al tennis. Si parla di 3.000 campi in tutta Italia, 800 fino a 2 anni fa.

È uno sport trasversale, almeno dal punto di vista fisico, adatto a donne, uomini, anziani e bambini. La crescita è esponenziale insomma e l’Italia si dimostra una nazione di veri sportivi, non solo all’aria aperta ma anche “in vetro o plexiglass”.

Il padel infuoca sia gli sportivi che i “comuni mortali”. E corrode pezzi delle nostre città.


Perché ci siamo appassionati al padel anche noi?

Da diverse settimane il nostro paese è interessato direttamente dal fenomeno “padel”.
Almeno da quando, il 10-12-2021, la Giunta Comunale di San Vito Lo Capo all’unanimità ha approvato – in sede di rivalutazione – la «proposta di project financing, presentata ai sensi dell’art. 183 c.15 del D. Lgs. 50/2016, avente ad oggetto la realizzazione, gestione e manutenzione di un impianto sportivo con annessa riqualificazione del tratto dei campi sportivi insistenti sulla via Faro a San Vito lo Capo», della ditta GaMan Padel s.r.l.s., all’uopo costituitasi, avente sede legale proprio nella via Faro.

Lo studio di progettazione è Hub Progettazione, che svolge alcune attività edilizie in partnership con Edil Project, quest’ultima facente capo a personalità già conosciute nel decaduto progetto Marina Bay.

Ai sensi del citato art. 183, co. 15, la proposta contiene un progetto di fattibilità, una bozza di convenzione, un piano economico finanziario asseverato e la specificazione delle caratteristiche del servizio e della gestione.

Per chi volesse approfondire nel dettaglio la documentazione, questo è il link.


Le premesse

Tre sono le premesse.
La prima. L’investimento appare interessante alla nostra Amministrazione in quanto ricadente in zona per il verde attrezzato sportivo e in quanto esso risponda ad un generale interesse pubblico, in virtù anche della riqualificazione di un’area comunale nonché dell’arredo urbano e dell’incremento del patrimonio comunale (motivazioni in premessa dal verbale n. 160 del 10-12-2021).

La seconda premessa. La durata della concessione è di 14 anni dalla data di sottoscrizione della convenzione con il Comune.

La terza. La finalità consiste nell’esecuzione da parte della società proponente delle seguenti opere e attività:

  • un impianto sportivo costituito da 2 campi da Padel, un locale uffici, un locale per bagni e spogliatoi;
  • un’area giochi per bambini che prevede l’impiego di scivoli e altri giochi inclusivi per bambini portatori di handicap;
  • il rifacimento di marciapiedi e camminatoi;
  • la manutenzione dell’area verde che insiste sulla superficie oggetto di concessione.

Infine, a fronte della concessione quattordiciennale, il canone corrisposto al Comune sarà di € 3.000 annui. 

Non è questa la sede né a noi interessa entrare nel dettaglio della documentazione, se non che per taluni aspetti di principio che possano fornire un punto di vista non necessariamente contrario ma indiscutibilmente dis-allineato.

Punto di vista che faremo emergere con 4 NUOVE DOMANDE su questo nuovo aspetto che interessa il nostro territorio, che poniamo all’Amministrazione Comunale di San Vito Lo Capo.

QUI le 4 precedenti alle quali, purtroppo, non abbiamo ottenuto risposta.


Ecco le 4 (nuove) domande all’Amministrazione Comunale

Il fatto che un bene comunale venga ceduto per 14 anni a dei privati, reca con sé una logica ben precisa. Gli enti pubblici come i Comuni hanno scarse risorse economiche e lo scambio di aree pubblicamente fruibili contro l’obbligo di provvedere all’aggiustamento e alla manutenzione delle stesse è una prassi, ahinoi, diffusa.
Non siamo preoccupati dei pochi metri quadrati affidati a Tizio o a Caio, ma da tutto il processo di accaparramento di spazi pubblici e luoghi che ci appartengono, pensiamo alla Tonnara del Secco, da parte di una voracissima (legittima ma oltremodo legittimata) attività di privati.

Allora, la nostra prima domanda è: la scelta di concedere a dei privati un’ampia fetta dei “giardini” di via Faro, con finalità sportive, è il punto di partenza di una più ampia visione che coinvolge l’intera area interessata, oppure è l’ennesimo espediente per sopperire alla mancata gestione pubblica della zona, contribuendo così ad impoverire ulteriormente la cittadinanza di uno spazio di comune aggregazione?

La seconda domanda è collegata alla precedente. L’Amministrazione Comunale ha preso in considerazione la possibilità che la concessione dell’area per 14 anni possa precludere la possibilità di un qualsiasi tipo di intervento pubblico futuro, globale, fluido ed integrato, magari oggetto di finanziamento?

Nel Piano Economico Finanziario si legge che la clientela tipo di un impianto di padel sia rappresentata da soggetti appartenenti ad una fascia reddituale e culturale da media a salire.
Più che logica di inclusività, la previsione richiamata sembra rimandare ad un approccio di tipo esclusivo, basato su criteri ben precisi (binomio cultura-reddito alto, peraltro non sempre e propriamente attendibile).
In contraddizione (per lo meno apparente) con i suddetti criteri, nella Relazione Tecnica Illustrativa di cui alla TAV. 2, si legge come il vero impulso dell’intervento sia il “progetto sociale”, prima ancora che quello sportivo: quello, cioè, di promuovere attraverso l’attività sportiva del padel i valori sociali, morali, di non discriminazione, ecc., favorendo momenti di incontro e di scambio culturale.
Alla luce dei richiamati contenuti, la nostra terza domanda è: nella logica sociale dell’impianto, il nostro Comune si farà carico degli abbonamenti, ad esempio, di chi ha un reddito basso? In questo modo rendendo l’impianto un reale momento di aggregazione per le proprie cittadine e cittadini nell’ottica di creare le basi per un accesso non discriminatorio (su base reddituale) alle attività sportive presenti sul territorio, e di garantire quindi uno sviluppo sano della socialità.
Per lo stesso obiettivo sociale vorremmo chiedere, altresì, se sia già stata già prevista l’apertura dell’impianto nei mesi invernali.

È’ bello che il nostro paese si stia infine dotando di un’area dedicata allo sport.
Ma l’attività fisica, la ricreazione, l’aggregazione, richiedono iniziative e visioni che, a nostro parere, vanno ben oltre rispetto a ciò che ad oggi vediamo o, meglio, a dove lo vediamo.

Ecco la nostra ultima domanda.
È certa la nostra Amministrazione che sia necessario realizzare due campi di padel alti 4 metri, ampi 10x20mt, illuminati, corredati di ufficio e spogliatoi, privati, per qualificare la nostra area verde come inclusiva, sportiva e paesaggisticamente gradevole? La nostra Amministrazione ritiene poco impattante l’intervento?

Domanda nella domanda.
I campi di padel, pur nella loro sportiva amabilità, erano davvero da pensare sul fronte mare? Se la Soprintendenza si è già espressa al riguardo, ci piacerebbe conoscerne il parere.

In tanti già pensano che questo intervento sia “meglio di niente”.
Bè sì, è meglio del niente. Tutto è meglio del niente, purché si accetti e si riconosca che col “meglio di niente” si rischia l’assuefazione alla mancanza di prospettiva.
Qui nessuno vuole togliere importanza ai buoni propositi ed alle prerogative di chi ci amministra, lo diciamo ad ogni articolo, ma altrettanto non possiamo convincerci che particolari meriti e celebrazioni vadano fatte.

Purtroppo siamo certi che, come è accaduto l’ultima volta, anche oggi non saremo considerati interlocutori degni di risposte.
Tuttavia, da cittadini liberi, noi continueremo a porci domande e a riflettere in attesa che i fatti ci diano le agognate risposte.

Oltre 400 mq per il padel a San Vito lo Capo: il parere del comitato #nomarineresort


Ripubblichiamo l'articolo del comitato #nomarineresort - per San Vito lo Capo un futuro ecosostenibile

Il padel è uno sport con la palla di derivazione tennistica. Si pratica a coppie in un campo rettangolare e chiuso da pareti in vetro o plexiglass su quattro lati, con l’eccezione delle due porte laterali di ingresso (Wikipedia).

I numeri e i fatti dimostrano come questa attività abbia recentemente surclassato qualsiasi altro sport da campo (e da compagnia) esistente sulla piazza, dal calcio al tennis. Si parla di 3.000 campi in tutta Italia, 800 fino a 2 anni fa.

È uno sport trasversale, almeno dal punto di vista fisico, adatto a donne, uomini, anziani e bambini. La crescita è esponenziale insomma e l’Italia si dimostra una nazione di veri sportivi, non solo all’aria aperta ma anche “in vetro o plexiglass”.

Il padel infuoca sia gli sportivi che i “comuni mortali”. E corrode pezzi delle nostre città.


Perché ci siamo appassionati al padel anche noi?

Da diverse settimane il nostro paese è interessato direttamente dal fenomeno “padel”.
Almeno da quando, il 10-12-2021, la Giunta Comunale di San Vito Lo Capo all’unanimità ha approvato – in sede di rivalutazione – la «proposta di project financing, presentata ai sensi dell’art. 183 c.15 del D. Lgs. 50/2016, avente ad oggetto la realizzazione, gestione e manutenzione di un impianto sportivo con annessa riqualificazione del tratto dei campi sportivi insistenti sulla via Faro a San Vito lo Capo», della ditta GaMan Padel s.r.l.s., all’uopo costituitasi, avente sede legale proprio nella via Faro.

Lo studio di progettazione è Hub Progettazione, che svolge alcune attività edilizie in partnership con Edil Project, quest’ultima facente capo a personalità già conosciute nel decaduto progetto Marina Bay.

Ai sensi del citato art. 183, co. 15, la proposta contiene un progetto di fattibilità, una bozza di convenzione, un piano economico finanziario asseverato e la specificazione delle caratteristiche del servizio e della gestione.

Per chi volesse approfondire nel dettaglio la documentazione, questo è il link.


Le premesse

Tre sono le premesse.
La prima. L’investimento appare interessante alla nostra Amministrazione in quanto ricadente in zona per il verde attrezzato sportivo e in quanto esso risponda ad un generale interesse pubblico, in virtù anche della riqualificazione di un’area comunale nonché dell’arredo urbano e dell’incremento del patrimonio comunale (motivazioni in premessa dal verbale n. 160 del 10-12-2021).

La seconda premessa. La durata della concessione è di 14 anni dalla data di sottoscrizione della convenzione con il Comune.

La terza. La finalità consiste nell’esecuzione da parte della società proponente delle seguenti opere e attività:

  • un impianto sportivo costituito da 2 campi da Padel, un locale uffici, un locale per bagni e spogliatoi;
  • un’area giochi per bambini che prevede l’impiego di scivoli e altri giochi inclusivi per bambini portatori di handicap;
  • il rifacimento di marciapiedi e camminatoi;
  • la manutenzione dell’area verde che insiste sulla superficie oggetto di concessione.

Infine, a fronte della concessione quattordiciennale, il canone corrisposto al Comune sarà di € 3.000 annui. 

Non è questa la sede né a noi interessa entrare nel dettaglio della documentazione, se non che per taluni aspetti di principio che possano fornire un punto di vista non necessariamente contrario ma indiscutibilmente dis-allineato.

Punto di vista che faremo emergere con 4 NUOVE DOMANDE su questo nuovo aspetto che interessa il nostro territorio, che poniamo all’Amministrazione Comunale di San Vito Lo Capo.

QUI le 4 precedenti alle quali, purtroppo, non abbiamo ottenuto risposta.


Ecco le 4 (nuove) domande all’Amministrazione Comunale

Il fatto che un bene comunale venga ceduto per 14 anni a dei privati, reca con sé una logica ben precisa. Gli enti pubblici come i Comuni hanno scarse risorse economiche e lo scambio di aree pubblicamente fruibili contro l’obbligo di provvedere all’aggiustamento e alla manutenzione delle stesse è una prassi, ahinoi, diffusa.
Non siamo preoccupati dei pochi metri quadrati affidati a Tizio o a Caio, ma da tutto il processo di accaparramento di spazi pubblici e luoghi che ci appartengono, pensiamo alla Tonnara del Secco, da parte di una voracissima (legittima ma oltremodo legittimata) attività di privati.

Allora, la nostra prima domanda è: la scelta di concedere a dei privati un’ampia fetta dei “giardini” di via Faro, con finalità sportive, è il punto di partenza di una più ampia visione che coinvolge l’intera area interessata, oppure è l’ennesimo espediente per sopperire alla mancata gestione pubblica della zona, contribuendo così ad impoverire ulteriormente la cittadinanza di uno spazio di comune aggregazione?

La seconda domanda è collegata alla precedente. L’Amministrazione Comunale ha preso in considerazione la possibilità che la concessione dell’area per 14 anni possa precludere la possibilità di un qualsiasi tipo di intervento pubblico futuro, globale, fluido ed integrato, magari oggetto di finanziamento?

Nel Piano Economico Finanziario si legge che la clientela tipo di un impianto di padel sia rappresentata da soggetti appartenenti ad una fascia reddituale e culturale da media a salire.
Più che logica di inclusività, la previsione richiamata sembra rimandare ad un approccio di tipo esclusivo, basato su criteri ben precisi (binomio cultura-reddito alto, peraltro non sempre e propriamente attendibile).
In contraddizione (per lo meno apparente) con i suddetti criteri, nella Relazione Tecnica Illustrativa di cui alla TAV. 2, si legge come il vero impulso dell’intervento sia il “progetto sociale”, prima ancora che quello sportivo: quello, cioè, di promuovere attraverso l’attività sportiva del padel i valori sociali, morali, di non discriminazione, ecc., favorendo momenti di incontro e di scambio culturale.
Alla luce dei richiamati contenuti, la nostra terza domanda è: nella logica sociale dell’impianto, il nostro Comune si farà carico degli abbonamenti, ad esempio, di chi ha un reddito basso? In questo modo rendendo l’impianto un reale momento di aggregazione per le proprie cittadine e cittadini nell’ottica di creare le basi per un accesso non discriminatorio (su base reddituale) alle attività sportive presenti sul territorio, e di garantire quindi uno sviluppo sano della socialità.
Per lo stesso obiettivo sociale vorremmo chiedere, altresì, se sia già stata già prevista l’apertura dell’impianto nei mesi invernali.

È’ bello che il nostro paese si stia infine dotando di un’area dedicata allo sport.
Ma l’attività fisica, la ricreazione, l’aggregazione, richiedono iniziative e visioni che, a nostro parere, vanno ben oltre rispetto a ciò che ad oggi vediamo o, meglio, a dove lo vediamo.

Ecco la nostra ultima domanda.
È certa la nostra Amministrazione che sia necessario realizzare due campi di padel alti 4 metri, ampi 10x20mt, illuminati, corredati di ufficio e spogliatoi, privati, per qualificare la nostra area verde come inclusiva, sportiva e paesaggisticamente gradevole? La nostra Amministrazione ritiene poco impattante l’intervento?

Domanda nella domanda.
I campi di padel, pur nella loro sportiva amabilità, erano davvero da pensare sul fronte mare? Se la Soprintendenza si è già espressa al riguardo, ci piacerebbe conoscerne il parere.

In tanti già pensano che questo intervento sia “meglio di niente”.
Bè sì, è meglio del niente. Tutto è meglio del niente, purché si accetti e si riconosca che col “meglio di niente” si rischia l’assuefazione alla mancanza di prospettiva.
Qui nessuno vuole togliere importanza ai buoni propositi ed alle prerogative di chi ci amministra, lo diciamo ad ogni articolo, ma altrettanto non possiamo convincerci che particolari meriti e celebrazioni vadano fatte.

Purtroppo siamo certi che, come è accaduto l’ultima volta, anche oggi non saremo considerati interlocutori degni di risposte.
Tuttavia, da cittadini liberi, noi continueremo a porci domande e a riflettere in attesa che i fatti ci diano le agognate risposte.