TRINACRIA

200 positivi nel carcere di Siracusa. Intervista a Pino Apprendi

Nell'ultima settimana il numero di detenuti positivi nelle carceri siciliane è cresciuto in maniera esponenziale. La maggiore concentrazione di persone infette continua a registrarsi soprattutto nella Sicilia orientale, a Siracusa si è arrivati a 200 positivi registrati. In questa struttura, con una popolazione attorno a 615 detenuti, vi sono 3 turni giornalieri con solo un medico alla volta; è impossibile dunque assicurare un controllo sanitario adeguato. Abbiamo intervistato Pino Apprendi, Presidente di Antigone Sicilia.

Qual è la situazione contagi nelle carceri siciliane? 

Già il 17 novembre del 2020 denunciai all’uscita del carcere Pagliarelli che il Covid in carcere c’era, c’è stato e c’è. Credo che in generale si voglia sminuire la presenza del Covid nelle carceri e questo certamente non fa bene al problema. Meglio sarebbe se avessimo tutti i dati chiari; servirebbe alle famiglie, ai detenuti, e anche a mio avviso alle Asp affinché possano intervenire nella maniera dovuta. 

In quali condizioni vivono i detenuti? Vengono rispettate le norme anti Covid?

Le condizioni dei detenuti sono già in via normale scadenti, con mancanza di igiene in generale, figuriamoci per chi deve stare in isolamento. Non ci sono delle sale sterilizzate o ben protette come quelle di un ospedale o quelle di casa. Là abbiamo le stesse celle, magari anche più sporche – visto che sono locali riadattati per l’occasione – e non sempre i detenuti vivono una situazione individuale. In diverse occasioni – l’abbiamo visto ad Enna circa 15 giorni fa – in una cella c’erano 10 persone; le norme anti-Covid non sono assolutamente rispettate. Nessuno fa delle ispezioni, nessuno dice niente. 

Cosa bisognerebbe fare? Esistono soluzioni?

Bisogna pensare a strutturare - e già si è perso troppo tempo, siamo in emergenza da più di due anni – dei locali idonei, attrezzati, igienicamente accoglienti in modo che la gente possa curarsi nella maniera più opportuna. In questo contesto è chiaro, nascono poi tanti altri problemi: le visite dei familiari che non ci sono, gli avvocati che non possono incontrare i detenuti e così via. Si accentua il disagio e la tensione. Dall’altra parte c’è anche il problema del personale. I numeri  dei contagi sono quelli che leggiamo, che ci vengono dati in pasto; si parla di circa 300 detenuti e oltre 200 agenti di polizia positivi. Non sappiamo se sono esatti, non c’è un sito dove leggiamo i dati ufficiali. Io proprio oggi sto scrivendo al Direttore regionale del DAP per capire se possiamo avere i numeri ufficiali per tutta la Sicilia e capire come le Asp e l’Assessorato alla Salute possono intervenire per migliorare le condizioni generali dei detenuti che sono in isolamento a causa del Covid.
Certo lo sconto di pena potrebbe essere una soluzione, o addirittura se per esempio, si legalizzasse l’uso della cannabis avremmo una fuoriuscita di detenuti di oltre il 30/40%.

200 positivi nel carcere di Siracusa. Intervista a Pino Apprendi

Nell'ultima settimana il numero di detenuti positivi nelle carceri siciliane è cresciuto in maniera esponenziale. La maggiore concentrazione di persone infette continua a registrarsi soprattutto nella Sicilia orientale, a Siracusa si è arrivati a 200 positivi registrati. In questa struttura, con una popolazione attorno a 615 detenuti, vi sono 3 turni giornalieri con solo un medico alla volta; è impossibile dunque assicurare un controllo sanitario adeguato. Abbiamo intervistato Pino Apprendi, Presidente di Antigone Sicilia.

Qual è la situazione contagi nelle carceri siciliane? 

Già il 17 novembre del 2020 denunciai all’uscita del carcere Pagliarelli che il Covid in carcere c’era, c’è stato e c’è. Credo che in generale si voglia sminuire la presenza del Covid nelle carceri e questo certamente non fa bene al problema. Meglio sarebbe se avessimo tutti i dati chiari; servirebbe alle famiglie, ai detenuti, e anche a mio avviso alle Asp affinché possano intervenire nella maniera dovuta. 

In quali condizioni vivono i detenuti? Vengono rispettate le norme anti Covid?

Le condizioni dei detenuti sono già in via normale scadenti, con mancanza di igiene in generale, figuriamoci per chi deve stare in isolamento. Non ci sono delle sale sterilizzate o ben protette come quelle di un ospedale o quelle di casa. Là abbiamo le stesse celle, magari anche più sporche – visto che sono locali riadattati per l’occasione – e non sempre i detenuti vivono una situazione individuale. In diverse occasioni – l’abbiamo visto ad Enna circa 15 giorni fa – in una cella c’erano 10 persone; le norme anti-Covid non sono assolutamente rispettate. Nessuno fa delle ispezioni, nessuno dice niente. 

Cosa bisognerebbe fare? Esistono soluzioni?

Bisogna pensare a strutturare - e già si è perso troppo tempo, siamo in emergenza da più di due anni – dei locali idonei, attrezzati, igienicamente accoglienti in modo che la gente possa curarsi nella maniera più opportuna. In questo contesto è chiaro, nascono poi tanti altri problemi: le visite dei familiari che non ci sono, gli avvocati che non possono incontrare i detenuti e così via. Si accentua il disagio e la tensione. Dall’altra parte c’è anche il problema del personale. I numeri  dei contagi sono quelli che leggiamo, che ci vengono dati in pasto; si parla di circa 300 detenuti e oltre 200 agenti di polizia positivi. Non sappiamo se sono esatti, non c’è un sito dove leggiamo i dati ufficiali. Io proprio oggi sto scrivendo al Direttore regionale del DAP per capire se possiamo avere i numeri ufficiali per tutta la Sicilia e capire come le Asp e l’Assessorato alla Salute possono intervenire per migliorare le condizioni generali dei detenuti che sono in isolamento a causa del Covid.
Certo lo sconto di pena potrebbe essere una soluzione, o addirittura se per esempio, si legalizzasse l’uso della cannabis avremmo una fuoriuscita di detenuti di oltre il 30/40%.

200 positivi nel carcere di Siracusa. Intervista a Pino Apprendi

Nell'ultima settimana il numero di detenuti positivi nelle carceri siciliane è cresciuto in maniera esponenziale. La maggiore concentrazione di persone infette continua a registrarsi soprattutto nella Sicilia orientale, a Siracusa si è arrivati a 200 positivi registrati. In questa struttura, con una popolazione attorno a 615 detenuti, vi sono 3 turni giornalieri con solo un medico alla volta; è impossibile dunque assicurare un controllo sanitario adeguato. Abbiamo intervistato Pino Apprendi, Presidente di Antigone Sicilia.

Qual è la situazione contagi nelle carceri siciliane? 

Già il 17 novembre del 2020 denunciai all’uscita del carcere Pagliarelli che il Covid in carcere c’era, c’è stato e c’è. Credo che in generale si voglia sminuire la presenza del Covid nelle carceri e questo certamente non fa bene al problema. Meglio sarebbe se avessimo tutti i dati chiari; servirebbe alle famiglie, ai detenuti, e anche a mio avviso alle Asp affinché possano intervenire nella maniera dovuta. 

In quali condizioni vivono i detenuti? Vengono rispettate le norme anti Covid?

Le condizioni dei detenuti sono già in via normale scadenti, con mancanza di igiene in generale, figuriamoci per chi deve stare in isolamento. Non ci sono delle sale sterilizzate o ben protette come quelle di un ospedale o quelle di casa. Là abbiamo le stesse celle, magari anche più sporche – visto che sono locali riadattati per l’occasione – e non sempre i detenuti vivono una situazione individuale. In diverse occasioni – l’abbiamo visto ad Enna circa 15 giorni fa – in una cella c’erano 10 persone; le norme anti-Covid non sono assolutamente rispettate. Nessuno fa delle ispezioni, nessuno dice niente. 

Cosa bisognerebbe fare? Esistono soluzioni?

Bisogna pensare a strutturare - e già si è perso troppo tempo, siamo in emergenza da più di due anni – dei locali idonei, attrezzati, igienicamente accoglienti in modo che la gente possa curarsi nella maniera più opportuna. In questo contesto è chiaro, nascono poi tanti altri problemi: le visite dei familiari che non ci sono, gli avvocati che non possono incontrare i detenuti e così via. Si accentua il disagio e la tensione. Dall’altra parte c’è anche il problema del personale. I numeri  dei contagi sono quelli che leggiamo, che ci vengono dati in pasto; si parla di circa 300 detenuti e oltre 200 agenti di polizia positivi. Non sappiamo se sono esatti, non c’è un sito dove leggiamo i dati ufficiali. Io proprio oggi sto scrivendo al Direttore regionale del DAP per capire se possiamo avere i numeri ufficiali per tutta la Sicilia e capire come le Asp e l’Assessorato alla Salute possono intervenire per migliorare le condizioni generali dei detenuti che sono in isolamento a causa del Covid.
Certo lo sconto di pena potrebbe essere una soluzione, o addirittura se per esempio, si legalizzasse l’uso della cannabis avremmo una fuoriuscita di detenuti di oltre il 30/40%.