TRINACRIA

Deposito nucleare: la Sicilia resta tra i siti idonei. Il 9 aprile manifestazione a Palermo

Trapani, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula, Petralia, Butera. Nella Carta delle Aree Idonee alla costruzione del deposito nazionale di scorie nucleari si leggono nuovamente tutti e quattro i siti siciliani, individuati lo scorso anno dalla Sogin.


Dopo un anno, tutto uguale

Nulla è cambiato dal gennaio del 2021 quando la pubblicazione della Cnapi aveva allarmato i siciliani. Questa riconferma è un ulteriore passo avanti nel processo di scelta della località: la mappa infatti adesso viene trasmessa al Ministero della Transizione Ecologica che dovrebbe approvarla - dopo aver sentito l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, di concerto con il ministero delle Infrastrutture – tramite decreto.
La pubblicazione della CNAI avvierà quindi la fase di concertazione finalizzata a raccogliere le manifestazioni di interesse, non vincolanti, a proseguire il percorso partecipato da parte delle Regioni e degli Enti locali nei cui territori ricadono le aree idonee, con l'obiettivo di arrivare a una decisione del sito nel quale realizzare il Deposito Nazionale. 


La Sogin, società commissariata


Non è da dimenticare, inoltre, che giusto qualche mese fa la Sogin era stata commissariata proprio rispetto alla procedura per l’identificazione del luogo in cui costruire il deposito nazionale per le scorie nucleari, che sarebbe risultata sospetta. 
Nel 1999 la Sogin viene istituita con il compito di smontare le centrali entro il 2019. I costi previsti per l’operazione dovevano ammontare a 3,7 miliardi di euro. Ad oggi, meno di un terzo dei lavori è stato effettuato. La spesa è stata progressivamente aumentata fino ai 7,9 miliardi, mentre i lavori non hanno ancora sfiorato alcun reattore. Dei 4 miliardi finora pagati dai cittadini, più della metà sono serviti a coprire gli stipendi del personale e dei dirigenti; auto di alta gamma, benefit e bonus compresi.


Rilanciare la mobilitazione, opporsi al deposito

Già lo scorso anno in seguito alla pubblicazione del primo annuncio in tutta la Sicilia si era attivata una mobilitazione contro la possibilità di costruzione di questo deposito. Manifestazioni, presidi, assemblee, convegni: dalle grandi città alle province coinvolte, i siciliani si erano mobilitati contro questo pericolo. 
Persino la Regione e i sindaci dei 5 Comuni coinvolti avevano prodotto un documento per dire no all’ipotesi di realizzare in Sicilia il deposito.
Un contro-studio contenete le ragioni dell’impossibilità di costruire l’opera era stato presentato dalla Regione e inviato alla Presidenza del Consiglio e alla Sogin.
Non stupisce che i siti siciliani si trovino ancora in questa mappa, non stupisce che la volontà e i bisogni dei siciliani vengano sistematicamente ignorati e che si continui a proporre e imporre opere nocive e devastanti per l’isola. 
Non resta che rilanciare la mobilitazione e l’opposizione a questo progetto scellerato, e ribadire il no di tutta la Sicilia al deposito nazionale di scorie nucleari.

Deposito nucleare: la Sicilia resta tra i siti idonei. Il 9 aprile manifestazione a Palermo

Trapani, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula, Petralia, Butera. Nella Carta delle Aree Idonee alla costruzione del deposito nazionale di scorie nucleari si leggono nuovamente tutti e quattro i siti siciliani, individuati lo scorso anno dalla Sogin.


Dopo un anno, tutto uguale

Nulla è cambiato dal gennaio del 2021 quando la pubblicazione della Cnapi aveva allarmato i siciliani. Questa riconferma è un ulteriore passo avanti nel processo di scelta della località: la mappa infatti adesso viene trasmessa al Ministero della Transizione Ecologica che dovrebbe approvarla - dopo aver sentito l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, di concerto con il ministero delle Infrastrutture – tramite decreto.
La pubblicazione della CNAI avvierà quindi la fase di concertazione finalizzata a raccogliere le manifestazioni di interesse, non vincolanti, a proseguire il percorso partecipato da parte delle Regioni e degli Enti locali nei cui territori ricadono le aree idonee, con l'obiettivo di arrivare a una decisione del sito nel quale realizzare il Deposito Nazionale. 


La Sogin, società commissariata


Non è da dimenticare, inoltre, che giusto qualche mese fa la Sogin era stata commissariata proprio rispetto alla procedura per l’identificazione del luogo in cui costruire il deposito nazionale per le scorie nucleari, che sarebbe risultata sospetta. 
Nel 1999 la Sogin viene istituita con il compito di smontare le centrali entro il 2019. I costi previsti per l’operazione dovevano ammontare a 3,7 miliardi di euro. Ad oggi, meno di un terzo dei lavori è stato effettuato. La spesa è stata progressivamente aumentata fino ai 7,9 miliardi, mentre i lavori non hanno ancora sfiorato alcun reattore. Dei 4 miliardi finora pagati dai cittadini, più della metà sono serviti a coprire gli stipendi del personale e dei dirigenti; auto di alta gamma, benefit e bonus compresi.


Rilanciare la mobilitazione, opporsi al deposito

Già lo scorso anno in seguito alla pubblicazione del primo annuncio in tutta la Sicilia si era attivata una mobilitazione contro la possibilità di costruzione di questo deposito. Manifestazioni, presidi, assemblee, convegni: dalle grandi città alle province coinvolte, i siciliani si erano mobilitati contro questo pericolo. 
Persino la Regione e i sindaci dei 5 Comuni coinvolti avevano prodotto un documento per dire no all’ipotesi di realizzare in Sicilia il deposito.
Un contro-studio contenete le ragioni dell’impossibilità di costruire l’opera era stato presentato dalla Regione e inviato alla Presidenza del Consiglio e alla Sogin.
Non stupisce che i siti siciliani si trovino ancora in questa mappa, non stupisce che la volontà e i bisogni dei siciliani vengano sistematicamente ignorati e che si continui a proporre e imporre opere nocive e devastanti per l’isola. 
Non resta che rilanciare la mobilitazione e l’opposizione a questo progetto scellerato, e ribadire il no di tutta la Sicilia al deposito nazionale di scorie nucleari.

Deposito nucleare: la Sicilia resta tra i siti idonei. Il 9 aprile manifestazione a Palermo

Trapani, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula, Petralia, Butera. Nella Carta delle Aree Idonee alla costruzione del deposito nazionale di scorie nucleari si leggono nuovamente tutti e quattro i siti siciliani, individuati lo scorso anno dalla Sogin.


Dopo un anno, tutto uguale

Nulla è cambiato dal gennaio del 2021 quando la pubblicazione della Cnapi aveva allarmato i siciliani. Questa riconferma è un ulteriore passo avanti nel processo di scelta della località: la mappa infatti adesso viene trasmessa al Ministero della Transizione Ecologica che dovrebbe approvarla - dopo aver sentito l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, di concerto con il ministero delle Infrastrutture – tramite decreto.
La pubblicazione della CNAI avvierà quindi la fase di concertazione finalizzata a raccogliere le manifestazioni di interesse, non vincolanti, a proseguire il percorso partecipato da parte delle Regioni e degli Enti locali nei cui territori ricadono le aree idonee, con l'obiettivo di arrivare a una decisione del sito nel quale realizzare il Deposito Nazionale. 


La Sogin, società commissariata


Non è da dimenticare, inoltre, che giusto qualche mese fa la Sogin era stata commissariata proprio rispetto alla procedura per l’identificazione del luogo in cui costruire il deposito nazionale per le scorie nucleari, che sarebbe risultata sospetta. 
Nel 1999 la Sogin viene istituita con il compito di smontare le centrali entro il 2019. I costi previsti per l’operazione dovevano ammontare a 3,7 miliardi di euro. Ad oggi, meno di un terzo dei lavori è stato effettuato. La spesa è stata progressivamente aumentata fino ai 7,9 miliardi, mentre i lavori non hanno ancora sfiorato alcun reattore. Dei 4 miliardi finora pagati dai cittadini, più della metà sono serviti a coprire gli stipendi del personale e dei dirigenti; auto di alta gamma, benefit e bonus compresi.


Rilanciare la mobilitazione, opporsi al deposito

Già lo scorso anno in seguito alla pubblicazione del primo annuncio in tutta la Sicilia si era attivata una mobilitazione contro la possibilità di costruzione di questo deposito. Manifestazioni, presidi, assemblee, convegni: dalle grandi città alle province coinvolte, i siciliani si erano mobilitati contro questo pericolo. 
Persino la Regione e i sindaci dei 5 Comuni coinvolti avevano prodotto un documento per dire no all’ipotesi di realizzare in Sicilia il deposito.
Un contro-studio contenete le ragioni dell’impossibilità di costruire l’opera era stato presentato dalla Regione e inviato alla Presidenza del Consiglio e alla Sogin.
Non stupisce che i siti siciliani si trovino ancora in questa mappa, non stupisce che la volontà e i bisogni dei siciliani vengano sistematicamente ignorati e che si continui a proporre e imporre opere nocive e devastanti per l’isola. 
Non resta che rilanciare la mobilitazione e l’opposizione a questo progetto scellerato, e ribadire il no di tutta la Sicilia al deposito nazionale di scorie nucleari.