TRINACRIA

Lo Stato ci deve 8 miliardi. Ecco perché il Sistema Sanitario Regionale cola a picco

Secondo i tecnici del Mef e della Regione, la Sicilia avrebbe diritto a ricevere 8 miliardi di euro mai versati dallo Stato italiano, dal 2007 a oggi. Si tratta di una sorta di ‘ristoro’ previsto da una norma nazionale come compensazione per l’aumento, avvenuto 15 anni fa, della quota di compartecipazione alla spesa sanitaria a carico della Regione. In base ai calcoli fatti aconclusione di uno specifico tavolo tecnico al Mef, la Regione da quest’anno dovrebbe ricevere, a regime, 631 milioni di euro.

 

Un paio di domande sulla sanità regionale

Qual è l'inquadramento giuridico della Sanità nel nostro Statuto? Perché il Sistema Sanitario Siciliano appare non sufficientemente attrezzato a fronteggiare eventuali emergenze? Di seguito proviamo a rispondere a queste due domande.

La sanità in Sicilia rientra nel novero delle materie a legislazione concorrente, cioè quelle nelle quali l'Assemblea Regionale Siciliana condivide la potestà legislativa con il Parlamento della Repubblica Italiana. A tal proposito, l'Art. 17 dello Statuto recita: «Entro i limiti dei princìpi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato, l’Assemblea regionale può, al fine di soddisfare alle condizioni particolari ed agli interessi propri della Regione, emanare leggi, anche relative all’organizzazione dei servizi» in una serie di materie, tra cui rientrano l'igiene, la sanità pubblica e l'assistenza sanitaria.

La condivisione della competenza legislativa in ambito sanitario ha una ricaduta sul piano delle relative spese. Stato e Regione, infatti, compartecipano con specifiche quote al carico delle spese per la sanità siciliana.

Nel 2006 il Parlamento italiano sancì l'aumento della quota di compartecipazione a carico della Regione, che è così passata dal 42% al 50% del totale. L'anno successivo, a titolo di compensazione, il Governo di Roma - all'epoca guidato da Prodi - si impegnò a far incassare annualmente alla Regione Siciliana 600 milioni di euro di accise petrolifere.

Da allora, tuttavia, questa previsione della legge finanziaria del 2007 è risultata sistematicamente disattesa, causando un ammanco cumulativo nelle casse regionali che supera ormai gli 8 miliardi di euro.

 

La beffa per le casse regionali non si ferma qui

Di fatto, la quota di compartecipazione regionale alla spesa sanitaria supera lo stesso 50% fissato nel 2006.
Il Governo italiano, infatti, computa come fondi statali anche quelli derivanti dal gettito IRAP in Sicilia. Ne consegue che, su una spesa complessiva di oltre 9 miliardi di euro annui per il Sistema Sanitario Siciliano, soltanto poco più di 2 miliardi gravano concretamente sullo Stato centrale. Il resto è tutto a carico dei siciliani e delle casse regionali, già in grave sofferenza per via delle violazioni statutarie in materia fiscale e finanziaria. Basti pensare che, se l’isola incassasse per intero gli 8 miliardi che gli spettano, di colpo si azzererebbe il disavanzo di bilancio, pari a circa 7 miliardi.
 
Non è un caso, quindi, se la Sicilia risulta tra le Regioni con la spesa sanitaria pro-capite più bassa d'Italia (precisamente penultima, superata solo dalla Campania), con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di chiusura di strutture ospedaliere, riduzione dei posti letto, aumento dei carichi di lavoro per medici e infermieri e mancata sostituzione del personale in pensionamento.
 
Proprio in un momento delicato come questo – dopo che la pandemia ci ha mostrato la debolezza intrinseca nel nostro sistema sanitario e la necessità di investire maggiormente in questo settore - sorge spontanea una riflessione.
 
A parte gli oltre 8 miliardi di accise petrolifere non trasferite alla nostra Regione dal 2007 ad oggi, quanto potrebbe giovare anche alla Sanità Siciliana l'applicazione integrale degli Artt.36 e 37 dello Statuto, che destinerebbero alla Sicilia di avere ogni anno almeno 7 miliardi di euro in più in cassa? A conti fatti, quanto grandi sono le colpe dello Stato italiano in merito a temi come la mancanza di servizi, soprattutto in ambito sanitario, nel nostro territorio?

Lo Stato ci deve 8 miliardi. Ecco perché il Sistema Sanitario Regionale cola a picco

Secondo i tecnici del Mef e della Regione, la Sicilia avrebbe diritto a ricevere 8 miliardi di euro mai versati dallo Stato italiano, dal 2007 a oggi. Si tratta di una sorta di ‘ristoro’ previsto da una norma nazionale come compensazione per l’aumento, avvenuto 15 anni fa, della quota di compartecipazione alla spesa sanitaria a carico della Regione. In base ai calcoli fatti aconclusione di uno specifico tavolo tecnico al Mef, la Regione da quest’anno dovrebbe ricevere, a regime, 631 milioni di euro.

 

Un paio di domande sulla sanità regionale

Qual è l'inquadramento giuridico della Sanità nel nostro Statuto? Perché il Sistema Sanitario Siciliano appare non sufficientemente attrezzato a fronteggiare eventuali emergenze? Di seguito proviamo a rispondere a queste due domande.

La sanità in Sicilia rientra nel novero delle materie a legislazione concorrente, cioè quelle nelle quali l'Assemblea Regionale Siciliana condivide la potestà legislativa con il Parlamento della Repubblica Italiana. A tal proposito, l'Art. 17 dello Statuto recita: «Entro i limiti dei princìpi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato, l’Assemblea regionale può, al fine di soddisfare alle condizioni particolari ed agli interessi propri della Regione, emanare leggi, anche relative all’organizzazione dei servizi» in una serie di materie, tra cui rientrano l'igiene, la sanità pubblica e l'assistenza sanitaria.

La condivisione della competenza legislativa in ambito sanitario ha una ricaduta sul piano delle relative spese. Stato e Regione, infatti, compartecipano con specifiche quote al carico delle spese per la sanità siciliana.

Nel 2006 il Parlamento italiano sancì l'aumento della quota di compartecipazione a carico della Regione, che è così passata dal 42% al 50% del totale. L'anno successivo, a titolo di compensazione, il Governo di Roma - all'epoca guidato da Prodi - si impegnò a far incassare annualmente alla Regione Siciliana 600 milioni di euro di accise petrolifere.

Da allora, tuttavia, questa previsione della legge finanziaria del 2007 è risultata sistematicamente disattesa, causando un ammanco cumulativo nelle casse regionali che supera ormai gli 8 miliardi di euro.

 

La beffa per le casse regionali non si ferma qui

Di fatto, la quota di compartecipazione regionale alla spesa sanitaria supera lo stesso 50% fissato nel 2006.
Il Governo italiano, infatti, computa come fondi statali anche quelli derivanti dal gettito IRAP in Sicilia. Ne consegue che, su una spesa complessiva di oltre 9 miliardi di euro annui per il Sistema Sanitario Siciliano, soltanto poco più di 2 miliardi gravano concretamente sullo Stato centrale. Il resto è tutto a carico dei siciliani e delle casse regionali, già in grave sofferenza per via delle violazioni statutarie in materia fiscale e finanziaria. Basti pensare che, se l’isola incassasse per intero gli 8 miliardi che gli spettano, di colpo si azzererebbe il disavanzo di bilancio, pari a circa 7 miliardi.
 
Non è un caso, quindi, se la Sicilia risulta tra le Regioni con la spesa sanitaria pro-capite più bassa d'Italia (precisamente penultima, superata solo dalla Campania), con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di chiusura di strutture ospedaliere, riduzione dei posti letto, aumento dei carichi di lavoro per medici e infermieri e mancata sostituzione del personale in pensionamento.
 
Proprio in un momento delicato come questo – dopo che la pandemia ci ha mostrato la debolezza intrinseca nel nostro sistema sanitario e la necessità di investire maggiormente in questo settore - sorge spontanea una riflessione.
 
A parte gli oltre 8 miliardi di accise petrolifere non trasferite alla nostra Regione dal 2007 ad oggi, quanto potrebbe giovare anche alla Sanità Siciliana l'applicazione integrale degli Artt.36 e 37 dello Statuto, che destinerebbero alla Sicilia di avere ogni anno almeno 7 miliardi di euro in più in cassa? A conti fatti, quanto grandi sono le colpe dello Stato italiano in merito a temi come la mancanza di servizi, soprattutto in ambito sanitario, nel nostro territorio?

Lo Stato ci deve 8 miliardi. Ecco perché il Sistema Sanitario Regionale cola a picco

Secondo i tecnici del Mef e della Regione, la Sicilia avrebbe diritto a ricevere 8 miliardi di euro mai versati dallo Stato italiano, dal 2007 a oggi. Si tratta di una sorta di ‘ristoro’ previsto da una norma nazionale come compensazione per l’aumento, avvenuto 15 anni fa, della quota di compartecipazione alla spesa sanitaria a carico della Regione. In base ai calcoli fatti aconclusione di uno specifico tavolo tecnico al Mef, la Regione da quest’anno dovrebbe ricevere, a regime, 631 milioni di euro.

 

Un paio di domande sulla sanità regionale

Qual è l'inquadramento giuridico della Sanità nel nostro Statuto? Perché il Sistema Sanitario Siciliano appare non sufficientemente attrezzato a fronteggiare eventuali emergenze? Di seguito proviamo a rispondere a queste due domande.

La sanità in Sicilia rientra nel novero delle materie a legislazione concorrente, cioè quelle nelle quali l'Assemblea Regionale Siciliana condivide la potestà legislativa con il Parlamento della Repubblica Italiana. A tal proposito, l'Art. 17 dello Statuto recita: «Entro i limiti dei princìpi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato, l’Assemblea regionale può, al fine di soddisfare alle condizioni particolari ed agli interessi propri della Regione, emanare leggi, anche relative all’organizzazione dei servizi» in una serie di materie, tra cui rientrano l'igiene, la sanità pubblica e l'assistenza sanitaria.

La condivisione della competenza legislativa in ambito sanitario ha una ricaduta sul piano delle relative spese. Stato e Regione, infatti, compartecipano con specifiche quote al carico delle spese per la sanità siciliana.

Nel 2006 il Parlamento italiano sancì l'aumento della quota di compartecipazione a carico della Regione, che è così passata dal 42% al 50% del totale. L'anno successivo, a titolo di compensazione, il Governo di Roma - all'epoca guidato da Prodi - si impegnò a far incassare annualmente alla Regione Siciliana 600 milioni di euro di accise petrolifere.

Da allora, tuttavia, questa previsione della legge finanziaria del 2007 è risultata sistematicamente disattesa, causando un ammanco cumulativo nelle casse regionali che supera ormai gli 8 miliardi di euro.

 

La beffa per le casse regionali non si ferma qui

Di fatto, la quota di compartecipazione regionale alla spesa sanitaria supera lo stesso 50% fissato nel 2006.
Il Governo italiano, infatti, computa come fondi statali anche quelli derivanti dal gettito IRAP in Sicilia. Ne consegue che, su una spesa complessiva di oltre 9 miliardi di euro annui per il Sistema Sanitario Siciliano, soltanto poco più di 2 miliardi gravano concretamente sullo Stato centrale. Il resto è tutto a carico dei siciliani e delle casse regionali, già in grave sofferenza per via delle violazioni statutarie in materia fiscale e finanziaria. Basti pensare che, se l’isola incassasse per intero gli 8 miliardi che gli spettano, di colpo si azzererebbe il disavanzo di bilancio, pari a circa 7 miliardi.
 
Non è un caso, quindi, se la Sicilia risulta tra le Regioni con la spesa sanitaria pro-capite più bassa d'Italia (precisamente penultima, superata solo dalla Campania), con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di chiusura di strutture ospedaliere, riduzione dei posti letto, aumento dei carichi di lavoro per medici e infermieri e mancata sostituzione del personale in pensionamento.
 
Proprio in un momento delicato come questo – dopo che la pandemia ci ha mostrato la debolezza intrinseca nel nostro sistema sanitario e la necessità di investire maggiormente in questo settore - sorge spontanea una riflessione.
 
A parte gli oltre 8 miliardi di accise petrolifere non trasferite alla nostra Regione dal 2007 ad oggi, quanto potrebbe giovare anche alla Sanità Siciliana l'applicazione integrale degli Artt.36 e 37 dello Statuto, che destinerebbero alla Sicilia di avere ogni anno almeno 7 miliardi di euro in più in cassa? A conti fatti, quanto grandi sono le colpe dello Stato italiano in merito a temi come la mancanza di servizi, soprattutto in ambito sanitario, nel nostro territorio?