TRINACRIA

Sciopero della scuola. Intervista ad una docente palermitana

Nel silenzio della stampa, e senza alcuna forza politica pronta a contrastarlo, il primo maggio è entrato in vigore il DL 36, finalizzato a colpire nuovamente un sistema scolastico già ampiamente inefficiente e incapace di svolgere adeguatamente la sua funzione di formazione di coscienze sociali e politiche consapevoli.
Nello specifico, tale decreto legge, oltre a determinare un ulteriore taglio del personale docenti, prevede una riforma radicale del sistema di formazione didattica, centrata sul totale controllo dei dettami di Stato sulle attività formative, mettendo i giovani insegnanti in una condizione di precarietà e oppressione economica e intellettuale senza precedenti.
 
Abbiamo deciso di intervistare la professoressa Maria Amore ,docente di Diritto all’IISS Pio La Torre di Palermo, per discutere con lei circa i danni che questa riforma porterebbe nel sistema scolastico.
 

Cosa sta succedendo in questo momento nella scuola italiana? Cosa prevede l’ultima riforma in materia di insegnamento varata dal governo Draghi?

Le ragioni per cui contrastare questa riforma sono numerose e diversissime, relative alle innumerevoli problematiche del sistema scolastico. Innanzitutto, piuttosto che ampliare il corpo docenti per contrastare il fenomeno delle “classi pollaio”, e aumentare gli stipendi dei professori, servendosi anche dei fondi del PNRR, si continua incessantemente a fare tagli, attraverso riforme che vengono calate dall’alto senza la costruzione di alcun dialogo con gli insegnanti.
 
Il nostro contratto è scaduto da tre anni, e lo Stato ha stanziato un aumento di stipendi di circa 40/50 euro al mese. Una bazzecola per noi, considerando anche che lo stipendio medio è tra i più bassi d’Europa.
Inoltre, questo aumento è sovvenzionato da un taglio dei fondi assegnati alla carta docente, la cui quota sarà ridotta di circa 150 euro e, soprattutto, attraverso il taglio delle cattedre messe a disposizione e dell’organico di potenziamento. Si parla di cifre mostruose, una diminuzione di più di 10.000 posti.
 
Tutto ciò è accompagnato dall’imposizione di un percorso di formazione obbligatorio di tre anni per i docenti, caratterizzato da esami valutativi alla fine di ogni anno. Al termine del percorso verrà assegnato un bonus premiale soltanto al 40% degli insegnanti.
Io non sono contraria ai corsi di formazione di per sé, poiché, in quanto insegnante, continuo a lavorare quotidianamente per continuare a formarmi. Ma lo faccio attraverso percorsi scelti in modo autonomo; questo modello formativo rappresenta una spinta all’indottrinamento generale nei confronti dell’intero corpo docenti, oltre che essere un modo per foraggiare i soliti enti di formazione tramite una formula che si presenta come obbligatoria e non retribuita.
 
L’obbligatorietà di tali attività formative e la mancata retribuzione delle stesse, persino quando svolte fuori dall’orario di servizio, costituiscono i due aspetti di maggior gravità di questa riforma.
Tra l’altro, il bonus da 500 euro per i docenti era finalizzato proprio a sostenere le spese per percorsi formativi autonomi e l’acquisto di libri. Ridurre questa quota e l’organico per la formazione mi sembra veramente assurdo.
 
I fondi del PNRR avrebbero dovuto portare giovamento al mondo della scuola, ma, in realtà, scuola e sanità sono i settori della società in cui è più facile tagliare.
Gli insegnanti ad oggi non rappresentano una categoria forte e coesa, non siamo in grado di farci sentire, un giorno di sciopero ci costa circa 70 euro, niente affatto pochi soldi vista l’esiguità del nostro stipendio. Ciò fa sì che molti insegnanti decidano di non aderire alle proteste, non perché non ne condividano le motivazioni e gli intenti, ma perché non possono permettersi di perdere questi soldi.
 
Oltre ciò, sebbene non sia un ambito strettamente di mia competenza, sono presenti diverse assurdità anche nel sistema di reclutamento. Ad esempio, senza entrare nel dettaglio, per diventare docenti sarà necessario avere 60 crediti, i vari concorsi di ammissione saranno costituiti da quiz, non verranno presi in considerazione gli anni di esperienza dei precari: assurdità finalizzate sempre a foraggiare qualcun altro a scapito dei docenti.


Secondo lei qual è il percorso che sta prendendo il mondo della scuola? Gli studenti e i docenti si trovano all’interno di un percorso di deterioramento del sistema scolastico?

Noi docenti siamo gravati da tantissimo lavoro: piovono continuamente nuovi incarichi e incombenze, ovviamente tutte gratuite, come ad esempio l’educazione civica, imposta ai professori di diritto senza che questi abbiano ricevuto alcun compenso.
Nello specifico, la preside della mia scuola ha previsto lo stanziamento di un contributo dal fondo d’istituto, ma dal ministero non è arrivato nulla.
Siamo appesantiti da un enorme lavoro burocratico, a scapito della didattica; infatti, io stessa, spesso mi ritrovo a dover preparare la sera le lezioni del giorno successivo, perché ho passato il pomeriggio davanti al computer a svolgere attività poco proficue sul piano didattico, se non del tutto inutili.
 
Il sistema scuola è ormai diventato ciò che è diventato: si promuove con grande facilità, perché le classi devono avere un certo numero di alunni, e la loro diminuzione comporterebbe la chiusura di classi e la perdita di posti di lavoro; nei miei 25 anni di carriera ho osservato come il livello di preparazione degli studenti sia calato moltissimo.
 
La questione sta passando in sordina perché non vi è alcuna forza partitica pronta ad andare contro le scelte politiche: tutte fanno parte del governo. Ricordo che nel 2015 sono scesa in piazza insieme a tantissime altre persone, mentre quest’anno non c’è stato alcun corteo cittadino. Noi non abbiamo alcun peso. Sebbene la scuola dovrebbe costituire il motore del paese, in quanto la formazione dei giovani passa proprio da qui, è amaro constatare come non le si dia alcuna importanza.

Sciopero della scuola. Intervista ad una docente palermitana

Nel silenzio della stampa, e senza alcuna forza politica pronta a contrastarlo, il primo maggio è entrato in vigore il DL 36, finalizzato a colpire nuovamente un sistema scolastico già ampiamente inefficiente e incapace di svolgere adeguatamente la sua funzione di formazione di coscienze sociali e politiche consapevoli.
Nello specifico, tale decreto legge, oltre a determinare un ulteriore taglio del personale docenti, prevede una riforma radicale del sistema di formazione didattica, centrata sul totale controllo dei dettami di Stato sulle attività formative, mettendo i giovani insegnanti in una condizione di precarietà e oppressione economica e intellettuale senza precedenti.
 
Abbiamo deciso di intervistare la professoressa Maria Amore ,docente di Diritto all’IISS Pio La Torre di Palermo, per discutere con lei circa i danni che questa riforma porterebbe nel sistema scolastico.
 

Cosa sta succedendo in questo momento nella scuola italiana? Cosa prevede l’ultima riforma in materia di insegnamento varata dal governo Draghi?

Le ragioni per cui contrastare questa riforma sono numerose e diversissime, relative alle innumerevoli problematiche del sistema scolastico. Innanzitutto, piuttosto che ampliare il corpo docenti per contrastare il fenomeno delle “classi pollaio”, e aumentare gli stipendi dei professori, servendosi anche dei fondi del PNRR, si continua incessantemente a fare tagli, attraverso riforme che vengono calate dall’alto senza la costruzione di alcun dialogo con gli insegnanti.
 
Il nostro contratto è scaduto da tre anni, e lo Stato ha stanziato un aumento di stipendi di circa 40/50 euro al mese. Una bazzecola per noi, considerando anche che lo stipendio medio è tra i più bassi d’Europa.
Inoltre, questo aumento è sovvenzionato da un taglio dei fondi assegnati alla carta docente, la cui quota sarà ridotta di circa 150 euro e, soprattutto, attraverso il taglio delle cattedre messe a disposizione e dell’organico di potenziamento. Si parla di cifre mostruose, una diminuzione di più di 10.000 posti.
 
Tutto ciò è accompagnato dall’imposizione di un percorso di formazione obbligatorio di tre anni per i docenti, caratterizzato da esami valutativi alla fine di ogni anno. Al termine del percorso verrà assegnato un bonus premiale soltanto al 40% degli insegnanti.
Io non sono contraria ai corsi di formazione di per sé, poiché, in quanto insegnante, continuo a lavorare quotidianamente per continuare a formarmi. Ma lo faccio attraverso percorsi scelti in modo autonomo; questo modello formativo rappresenta una spinta all’indottrinamento generale nei confronti dell’intero corpo docenti, oltre che essere un modo per foraggiare i soliti enti di formazione tramite una formula che si presenta come obbligatoria e non retribuita.
 
L’obbligatorietà di tali attività formative e la mancata retribuzione delle stesse, persino quando svolte fuori dall’orario di servizio, costituiscono i due aspetti di maggior gravità di questa riforma.
Tra l’altro, il bonus da 500 euro per i docenti era finalizzato proprio a sostenere le spese per percorsi formativi autonomi e l’acquisto di libri. Ridurre questa quota e l’organico per la formazione mi sembra veramente assurdo.
 
I fondi del PNRR avrebbero dovuto portare giovamento al mondo della scuola, ma, in realtà, scuola e sanità sono i settori della società in cui è più facile tagliare.
Gli insegnanti ad oggi non rappresentano una categoria forte e coesa, non siamo in grado di farci sentire, un giorno di sciopero ci costa circa 70 euro, niente affatto pochi soldi vista l’esiguità del nostro stipendio. Ciò fa sì che molti insegnanti decidano di non aderire alle proteste, non perché non ne condividano le motivazioni e gli intenti, ma perché non possono permettersi di perdere questi soldi.
 
Oltre ciò, sebbene non sia un ambito strettamente di mia competenza, sono presenti diverse assurdità anche nel sistema di reclutamento. Ad esempio, senza entrare nel dettaglio, per diventare docenti sarà necessario avere 60 crediti, i vari concorsi di ammissione saranno costituiti da quiz, non verranno presi in considerazione gli anni di esperienza dei precari: assurdità finalizzate sempre a foraggiare qualcun altro a scapito dei docenti.


Secondo lei qual è il percorso che sta prendendo il mondo della scuola? Gli studenti e i docenti si trovano all’interno di un percorso di deterioramento del sistema scolastico?

Noi docenti siamo gravati da tantissimo lavoro: piovono continuamente nuovi incarichi e incombenze, ovviamente tutte gratuite, come ad esempio l’educazione civica, imposta ai professori di diritto senza che questi abbiano ricevuto alcun compenso.
Nello specifico, la preside della mia scuola ha previsto lo stanziamento di un contributo dal fondo d’istituto, ma dal ministero non è arrivato nulla.
Siamo appesantiti da un enorme lavoro burocratico, a scapito della didattica; infatti, io stessa, spesso mi ritrovo a dover preparare la sera le lezioni del giorno successivo, perché ho passato il pomeriggio davanti al computer a svolgere attività poco proficue sul piano didattico, se non del tutto inutili.
 
Il sistema scuola è ormai diventato ciò che è diventato: si promuove con grande facilità, perché le classi devono avere un certo numero di alunni, e la loro diminuzione comporterebbe la chiusura di classi e la perdita di posti di lavoro; nei miei 25 anni di carriera ho osservato come il livello di preparazione degli studenti sia calato moltissimo.
 
La questione sta passando in sordina perché non vi è alcuna forza partitica pronta ad andare contro le scelte politiche: tutte fanno parte del governo. Ricordo che nel 2015 sono scesa in piazza insieme a tantissime altre persone, mentre quest’anno non c’è stato alcun corteo cittadino. Noi non abbiamo alcun peso. Sebbene la scuola dovrebbe costituire il motore del paese, in quanto la formazione dei giovani passa proprio da qui, è amaro constatare come non le si dia alcuna importanza.

Sciopero della scuola. Intervista ad una docente palermitana

Nel silenzio della stampa, e senza alcuna forza politica pronta a contrastarlo, il primo maggio è entrato in vigore il DL 36, finalizzato a colpire nuovamente un sistema scolastico già ampiamente inefficiente e incapace di svolgere adeguatamente la sua funzione di formazione di coscienze sociali e politiche consapevoli.
Nello specifico, tale decreto legge, oltre a determinare un ulteriore taglio del personale docenti, prevede una riforma radicale del sistema di formazione didattica, centrata sul totale controllo dei dettami di Stato sulle attività formative, mettendo i giovani insegnanti in una condizione di precarietà e oppressione economica e intellettuale senza precedenti.
 
Abbiamo deciso di intervistare la professoressa Maria Amore ,docente di Diritto all’IISS Pio La Torre di Palermo, per discutere con lei circa i danni che questa riforma porterebbe nel sistema scolastico.
 

Cosa sta succedendo in questo momento nella scuola italiana? Cosa prevede l’ultima riforma in materia di insegnamento varata dal governo Draghi?

Le ragioni per cui contrastare questa riforma sono numerose e diversissime, relative alle innumerevoli problematiche del sistema scolastico. Innanzitutto, piuttosto che ampliare il corpo docenti per contrastare il fenomeno delle “classi pollaio”, e aumentare gli stipendi dei professori, servendosi anche dei fondi del PNRR, si continua incessantemente a fare tagli, attraverso riforme che vengono calate dall’alto senza la costruzione di alcun dialogo con gli insegnanti.
 
Il nostro contratto è scaduto da tre anni, e lo Stato ha stanziato un aumento di stipendi di circa 40/50 euro al mese. Una bazzecola per noi, considerando anche che lo stipendio medio è tra i più bassi d’Europa.
Inoltre, questo aumento è sovvenzionato da un taglio dei fondi assegnati alla carta docente, la cui quota sarà ridotta di circa 150 euro e, soprattutto, attraverso il taglio delle cattedre messe a disposizione e dell’organico di potenziamento. Si parla di cifre mostruose, una diminuzione di più di 10.000 posti.
 
Tutto ciò è accompagnato dall’imposizione di un percorso di formazione obbligatorio di tre anni per i docenti, caratterizzato da esami valutativi alla fine di ogni anno. Al termine del percorso verrà assegnato un bonus premiale soltanto al 40% degli insegnanti.
Io non sono contraria ai corsi di formazione di per sé, poiché, in quanto insegnante, continuo a lavorare quotidianamente per continuare a formarmi. Ma lo faccio attraverso percorsi scelti in modo autonomo; questo modello formativo rappresenta una spinta all’indottrinamento generale nei confronti dell’intero corpo docenti, oltre che essere un modo per foraggiare i soliti enti di formazione tramite una formula che si presenta come obbligatoria e non retribuita.
 
L’obbligatorietà di tali attività formative e la mancata retribuzione delle stesse, persino quando svolte fuori dall’orario di servizio, costituiscono i due aspetti di maggior gravità di questa riforma.
Tra l’altro, il bonus da 500 euro per i docenti era finalizzato proprio a sostenere le spese per percorsi formativi autonomi e l’acquisto di libri. Ridurre questa quota e l’organico per la formazione mi sembra veramente assurdo.
 
I fondi del PNRR avrebbero dovuto portare giovamento al mondo della scuola, ma, in realtà, scuola e sanità sono i settori della società in cui è più facile tagliare.
Gli insegnanti ad oggi non rappresentano una categoria forte e coesa, non siamo in grado di farci sentire, un giorno di sciopero ci costa circa 70 euro, niente affatto pochi soldi vista l’esiguità del nostro stipendio. Ciò fa sì che molti insegnanti decidano di non aderire alle proteste, non perché non ne condividano le motivazioni e gli intenti, ma perché non possono permettersi di perdere questi soldi.
 
Oltre ciò, sebbene non sia un ambito strettamente di mia competenza, sono presenti diverse assurdità anche nel sistema di reclutamento. Ad esempio, senza entrare nel dettaglio, per diventare docenti sarà necessario avere 60 crediti, i vari concorsi di ammissione saranno costituiti da quiz, non verranno presi in considerazione gli anni di esperienza dei precari: assurdità finalizzate sempre a foraggiare qualcun altro a scapito dei docenti.


Secondo lei qual è il percorso che sta prendendo il mondo della scuola? Gli studenti e i docenti si trovano all’interno di un percorso di deterioramento del sistema scolastico?

Noi docenti siamo gravati da tantissimo lavoro: piovono continuamente nuovi incarichi e incombenze, ovviamente tutte gratuite, come ad esempio l’educazione civica, imposta ai professori di diritto senza che questi abbiano ricevuto alcun compenso.
Nello specifico, la preside della mia scuola ha previsto lo stanziamento di un contributo dal fondo d’istituto, ma dal ministero non è arrivato nulla.
Siamo appesantiti da un enorme lavoro burocratico, a scapito della didattica; infatti, io stessa, spesso mi ritrovo a dover preparare la sera le lezioni del giorno successivo, perché ho passato il pomeriggio davanti al computer a svolgere attività poco proficue sul piano didattico, se non del tutto inutili.
 
Il sistema scuola è ormai diventato ciò che è diventato: si promuove con grande facilità, perché le classi devono avere un certo numero di alunni, e la loro diminuzione comporterebbe la chiusura di classi e la perdita di posti di lavoro; nei miei 25 anni di carriera ho osservato come il livello di preparazione degli studenti sia calato moltissimo.
 
La questione sta passando in sordina perché non vi è alcuna forza partitica pronta ad andare contro le scelte politiche: tutte fanno parte del governo. Ricordo che nel 2015 sono scesa in piazza insieme a tantissime altre persone, mentre quest’anno non c’è stato alcun corteo cittadino. Noi non abbiamo alcun peso. Sebbene la scuola dovrebbe costituire il motore del paese, in quanto la formazione dei giovani passa proprio da qui, è amaro constatare come non le si dia alcuna importanza.