TRINACRIA

Sciacca, la città termale che non ha più le terme

A Sciacca la stagione estiva è alle porte, ma anche quest’anno – come i sette passati – non sarà possibile accedere alle storiche terme della città. Esistenti dall’epoca dei greci e frequentate dai ragazzi e dalle famiglie di Sciacca in tempi più recenti, anno dopo anno le terme sono state completamente abbandonate.
 

Una lunga vita distrutta dalla modernità

Legata alle origini della città, la storia delle terme inizia molto tempo fa, con l’insediamento dei greci di Selinunte: il piccolo villaggio nasce proprio per l’importante fertilità del suolo, per l’abbondanza di pesci in mare e per le diverse sorgenti presenti. Allo spettacolare scenario delle acque termali che nascono dalle pendici del monte Kronio – o monte San Calogero – nella zona nord della città, si unisce quello delle grotte sudoripare, chiamate “stufe di San Calogero”. A dimostrare ulteriormente l’importanza del complesso termale per la città ci pensano gli antichi toponimi di Sciacca Thermae Selinuntinae in epoca greca e Aquae Labodes sotto i romani, che richiamano il moderno appellativo di “città delle terme”.
 
Le proprietà delle acque, inoltre, sono riconosciute per la loro capacità anti-stress e di benessere oltre che per le proprietà curative: turisti e pazienti arrivavano a Sciacca proprio per i benefici dati dai fanghi termali e dai bagni di vapore, accompagnati dal clima mite del posto. È nel 1930 che i cittadini di Sciacca finanziarono la concretizzazione dello stabilimento per volontà popolare. La gestione delle terme passò allora al Comune; ma nel 1954 la Regione Siciliana rivendicò la proprietà sia delle terme di Sciacca sia di Acireale, creando due aziende regionali.
 
 

L’inizio dell’abbandono

Alla fine del 2004 il patrimonio confluì all’interno di una Società per Azioni, ritenendo da parte della Regione che fosse l’unica soluzione per mandare avanti le terme. Ad oggi, 18 anni dopo, la “Terme di Sciacca Spa” esiste ancora, seppure con una liquidazione in corso.
Nel 2009, infatti, una legge regionale stabilisce che le due società per azioni devono essere liquidate: una palese dichiarazione di fallimento del progetto di privatizzazione e di incapacità nella conduzione delle SpA.
 
Si dava seguito così all’art.21 della legge regionale 11 del 12 maggio 2010 che decretava, oltre la messa in liquidazione, anche l’avvio delle procedure di affidamento della gestione ai privati, mediante una gara ad evidenza pubblica. Nella cittadina saccense per ben tre volte si è provato a dare in affidamento la gestione ai privati, ma senza alcun esito. Il bando è andato sempre deserto.
 

E oggi?

Terme Sciacca e il suo stabilimento non esistono dal 2015. Le ultime due amministrazioni comunali hanno vissuto il tentativo vano di convincere la Regione a intervenire per fare ripartire le Terme, per potere unire le funzioni terapeutiche a quelle più ampie riguardanti il fitness, il turismo e il benessere.
 
Dalla totale inattività del 2017, due anni fa si era cercato di intensificare lo sforzo per riportare a unità il complesso termale di Sciacca. Per permetterlo, la Regione Siciliana aveva acquistato le piscine di contrada Molinelli; inoltre, sono stati trasferiti alla Regione Siciliana, a titolo oneroso, il parco termale con lo stabilimento termale, il convento San Francesco e il Grand Hotel, nonché le Antiche Terme Selinuntine.
 
Ma sette anni di chiusura nel frattempo hanno visibilmente degradato il patrimonio, costituito anche da un parco pubblico e da piscine con acqua sulfuree, tuttora abbandonate al loro destino. A maggio di quest’anno è arrivata la notizia che le Terme di Sciacca non funzioneranno più, per decisione della Regione. Un fallimento culturale, economico e politico, che colpisce un pezzo importante della storia della Sicilia.
 
I cittadini e le amministrazioni di Sciacca, stanchi della situazione e delle attese da parte della Regione e degli enti – in teoria – competenti, non sono rimasti a guardare: a settembre del 2019 si è costituito il Comitato Civico Patrimonio Termale di Sciacca, un’unione di diverse associazioni e organizzazioni che operavano in città. Grazie all’istituzione del comitato c’è stato un maggior tentativo di valorizzazione del patrimonio termale della città di Sciacca per superare l’attuale fase di abbandono, con un’attenzione particolare alla sensibilizzazione e l’azione culturale portata avanti nei confronti delle nuove generazioni; è infatti fondamentale, di fronte ad anni di abbandono e decisioni politiche ed economiche altrui, che i cittadini di Sciacca si riapproprino di ciò che storicamente gli appartiene, che ne abbiano consapevolezza e conoscenza oltre che cura, a discapito di chi non ha saputo farlo.
 
 
 

Sciacca, la città termale che non ha più le terme

A Sciacca la stagione estiva è alle porte, ma anche quest’anno – come i sette passati – non sarà possibile accedere alle storiche terme della città. Esistenti dall’epoca dei greci e frequentate dai ragazzi e dalle famiglie di Sciacca in tempi più recenti, anno dopo anno le terme sono state completamente abbandonate.
 

Una lunga vita distrutta dalla modernità

Legata alle origini della città, la storia delle terme inizia molto tempo fa, con l’insediamento dei greci di Selinunte: il piccolo villaggio nasce proprio per l’importante fertilità del suolo, per l’abbondanza di pesci in mare e per le diverse sorgenti presenti. Allo spettacolare scenario delle acque termali che nascono dalle pendici del monte Kronio – o monte San Calogero – nella zona nord della città, si unisce quello delle grotte sudoripare, chiamate “stufe di San Calogero”. A dimostrare ulteriormente l’importanza del complesso termale per la città ci pensano gli antichi toponimi di Sciacca Thermae Selinuntinae in epoca greca e Aquae Labodes sotto i romani, che richiamano il moderno appellativo di “città delle terme”.
 
Le proprietà delle acque, inoltre, sono riconosciute per la loro capacità anti-stress e di benessere oltre che per le proprietà curative: turisti e pazienti arrivavano a Sciacca proprio per i benefici dati dai fanghi termali e dai bagni di vapore, accompagnati dal clima mite del posto. È nel 1930 che i cittadini di Sciacca finanziarono la concretizzazione dello stabilimento per volontà popolare. La gestione delle terme passò allora al Comune; ma nel 1954 la Regione Siciliana rivendicò la proprietà sia delle terme di Sciacca sia di Acireale, creando due aziende regionali.
 
 

L’inizio dell’abbandono

Alla fine del 2004 il patrimonio confluì all’interno di una Società per Azioni, ritenendo da parte della Regione che fosse l’unica soluzione per mandare avanti le terme. Ad oggi, 18 anni dopo, la “Terme di Sciacca Spa” esiste ancora, seppure con una liquidazione in corso.
Nel 2009, infatti, una legge regionale stabilisce che le due società per azioni devono essere liquidate: una palese dichiarazione di fallimento del progetto di privatizzazione e di incapacità nella conduzione delle SpA.
 
Si dava seguito così all’art.21 della legge regionale 11 del 12 maggio 2010 che decretava, oltre la messa in liquidazione, anche l’avvio delle procedure di affidamento della gestione ai privati, mediante una gara ad evidenza pubblica. Nella cittadina saccense per ben tre volte si è provato a dare in affidamento la gestione ai privati, ma senza alcun esito. Il bando è andato sempre deserto.
 

E oggi?

Terme Sciacca e il suo stabilimento non esistono dal 2015. Le ultime due amministrazioni comunali hanno vissuto il tentativo vano di convincere la Regione a intervenire per fare ripartire le Terme, per potere unire le funzioni terapeutiche a quelle più ampie riguardanti il fitness, il turismo e il benessere.
 
Dalla totale inattività del 2017, due anni fa si era cercato di intensificare lo sforzo per riportare a unità il complesso termale di Sciacca. Per permetterlo, la Regione Siciliana aveva acquistato le piscine di contrada Molinelli; inoltre, sono stati trasferiti alla Regione Siciliana, a titolo oneroso, il parco termale con lo stabilimento termale, il convento San Francesco e il Grand Hotel, nonché le Antiche Terme Selinuntine.
 
Ma sette anni di chiusura nel frattempo hanno visibilmente degradato il patrimonio, costituito anche da un parco pubblico e da piscine con acqua sulfuree, tuttora abbandonate al loro destino. A maggio di quest’anno è arrivata la notizia che le Terme di Sciacca non funzioneranno più, per decisione della Regione. Un fallimento culturale, economico e politico, che colpisce un pezzo importante della storia della Sicilia.
 
I cittadini e le amministrazioni di Sciacca, stanchi della situazione e delle attese da parte della Regione e degli enti – in teoria – competenti, non sono rimasti a guardare: a settembre del 2019 si è costituito il Comitato Civico Patrimonio Termale di Sciacca, un’unione di diverse associazioni e organizzazioni che operavano in città. Grazie all’istituzione del comitato c’è stato un maggior tentativo di valorizzazione del patrimonio termale della città di Sciacca per superare l’attuale fase di abbandono, con un’attenzione particolare alla sensibilizzazione e l’azione culturale portata avanti nei confronti delle nuove generazioni; è infatti fondamentale, di fronte ad anni di abbandono e decisioni politiche ed economiche altrui, che i cittadini di Sciacca si riapproprino di ciò che storicamente gli appartiene, che ne abbiano consapevolezza e conoscenza oltre che cura, a discapito di chi non ha saputo farlo.
 
 
 

Sciacca, la città termale che non ha più le terme

A Sciacca la stagione estiva è alle porte, ma anche quest’anno – come i sette passati – non sarà possibile accedere alle storiche terme della città. Esistenti dall’epoca dei greci e frequentate dai ragazzi e dalle famiglie di Sciacca in tempi più recenti, anno dopo anno le terme sono state completamente abbandonate.
 

Una lunga vita distrutta dalla modernità

Legata alle origini della città, la storia delle terme inizia molto tempo fa, con l’insediamento dei greci di Selinunte: il piccolo villaggio nasce proprio per l’importante fertilità del suolo, per l’abbondanza di pesci in mare e per le diverse sorgenti presenti. Allo spettacolare scenario delle acque termali che nascono dalle pendici del monte Kronio – o monte San Calogero – nella zona nord della città, si unisce quello delle grotte sudoripare, chiamate “stufe di San Calogero”. A dimostrare ulteriormente l’importanza del complesso termale per la città ci pensano gli antichi toponimi di Sciacca Thermae Selinuntinae in epoca greca e Aquae Labodes sotto i romani, che richiamano il moderno appellativo di “città delle terme”.
 
Le proprietà delle acque, inoltre, sono riconosciute per la loro capacità anti-stress e di benessere oltre che per le proprietà curative: turisti e pazienti arrivavano a Sciacca proprio per i benefici dati dai fanghi termali e dai bagni di vapore, accompagnati dal clima mite del posto. È nel 1930 che i cittadini di Sciacca finanziarono la concretizzazione dello stabilimento per volontà popolare. La gestione delle terme passò allora al Comune; ma nel 1954 la Regione Siciliana rivendicò la proprietà sia delle terme di Sciacca sia di Acireale, creando due aziende regionali.
 
 

L’inizio dell’abbandono

Alla fine del 2004 il patrimonio confluì all’interno di una Società per Azioni, ritenendo da parte della Regione che fosse l’unica soluzione per mandare avanti le terme. Ad oggi, 18 anni dopo, la “Terme di Sciacca Spa” esiste ancora, seppure con una liquidazione in corso.
Nel 2009, infatti, una legge regionale stabilisce che le due società per azioni devono essere liquidate: una palese dichiarazione di fallimento del progetto di privatizzazione e di incapacità nella conduzione delle SpA.
 
Si dava seguito così all’art.21 della legge regionale 11 del 12 maggio 2010 che decretava, oltre la messa in liquidazione, anche l’avvio delle procedure di affidamento della gestione ai privati, mediante una gara ad evidenza pubblica. Nella cittadina saccense per ben tre volte si è provato a dare in affidamento la gestione ai privati, ma senza alcun esito. Il bando è andato sempre deserto.
 

E oggi?

Terme Sciacca e il suo stabilimento non esistono dal 2015. Le ultime due amministrazioni comunali hanno vissuto il tentativo vano di convincere la Regione a intervenire per fare ripartire le Terme, per potere unire le funzioni terapeutiche a quelle più ampie riguardanti il fitness, il turismo e il benessere.
 
Dalla totale inattività del 2017, due anni fa si era cercato di intensificare lo sforzo per riportare a unità il complesso termale di Sciacca. Per permetterlo, la Regione Siciliana aveva acquistato le piscine di contrada Molinelli; inoltre, sono stati trasferiti alla Regione Siciliana, a titolo oneroso, il parco termale con lo stabilimento termale, il convento San Francesco e il Grand Hotel, nonché le Antiche Terme Selinuntine.
 
Ma sette anni di chiusura nel frattempo hanno visibilmente degradato il patrimonio, costituito anche da un parco pubblico e da piscine con acqua sulfuree, tuttora abbandonate al loro destino. A maggio di quest’anno è arrivata la notizia che le Terme di Sciacca non funzioneranno più, per decisione della Regione. Un fallimento culturale, economico e politico, che colpisce un pezzo importante della storia della Sicilia.
 
I cittadini e le amministrazioni di Sciacca, stanchi della situazione e delle attese da parte della Regione e degli enti – in teoria – competenti, non sono rimasti a guardare: a settembre del 2019 si è costituito il Comitato Civico Patrimonio Termale di Sciacca, un’unione di diverse associazioni e organizzazioni che operavano in città. Grazie all’istituzione del comitato c’è stato un maggior tentativo di valorizzazione del patrimonio termale della città di Sciacca per superare l’attuale fase di abbandono, con un’attenzione particolare alla sensibilizzazione e l’azione culturale portata avanti nei confronti delle nuove generazioni; è infatti fondamentale, di fronte ad anni di abbandono e decisioni politiche ed economiche altrui, che i cittadini di Sciacca si riapproprino di ciò che storicamente gli appartiene, che ne abbiano consapevolezza e conoscenza oltre che cura, a discapito di chi non ha saputo farlo.