In occasione della Giornata Europea delle Lingue, il Centro Europeo per le Lingue Moderne ha riconosciuto il siciliano tra le oltre 25 lingue del patrimonio italiano e delle isole.
E per farlo, l’ha portato in uno dei luoghi in cui da sempre il siciliano è stato fortemente osteggiato: la scuola. L’Unione Europea, infatti, ha deciso di inserirlo in una nuova guida didattica pensata proprio per promuoverne l’uso nelle classi.
Un’iniziativa quanto più urgente, alla luce del fatto che, come già annunciato dall’Unesco, le nuove generazioni tendono a usarlo sempre meno e la nostra lingua, senza le dovute tutele, rischia così di scomparire.
Laddove non è il contesto familiare a trasmetterlo, saranno gli insegnanti quindi a farsi garanti dell’inversione di questa tendenza.
Certamente un duro colpo da incassare per i tabbutari del siciliano, che come avvoltoi non aspettavano altro che mettere i chiodi sul nostro patrimonio linguistico e decretare il trionfo di un’unica grande cultura nazionale, quella italiana.
Finché la nostra lingua starà nelle piazze, nei quartieri e nelle bocche dei bambini, Caronte avrà a che fare solo con le vostre accademie.




