Con l’arrivo di settembre scatta il fermo pesca per le marinerie siciliane che operano nella GSA‑16.
È questa la misura stabilita dal Ministero per tutto il mese: un provvedimento che – come ampiamente noto – punta alla tutela dell’ecosistema marino e al ripopolamento delle specie nei nostri fondali. Peccato che, nei fatti, questo vincolo si traduca in un boomerang per i piccoli pescatori.
Per essere chiari: il problema non è il fermo biologico di per sé, utile alla conservazione e alla riproduzione della fauna ittica, ma il fatto che esso sia valido esclusivamente per gli Stati europei. Nel frattempo, le marinerie nordafricane possono continuare a pescare indisturbate, vanificando gli intenti delle misure varate dall’UE.
Dunque, la fauna non viene tutelata in ogni caso, i nostri pescatori non possono lavorare e, dulcis in fundo, nelle nostre tavole arriva pescato dall’altra sponda del Mediterraneo.
Ne è esempio la disputa attorno alla pesca del gambero rosso, attività che rappresenta oltre la metà del fatturato delle imbarcazioni di Mazara del Vallo e che costituisce un elemento identitario della cultura locale.
Infatti, mentre nel trapanese vige il divieto di calare le reti, il gambero rosso continua ad arrivare sulle nostre tavole tutto l’anno, pescato e venduto però da pescherecci non siciliani.
Il quadro diventa ancora più critico se si considerano anche gli altri fattori che ogni anno costringono sempre più famiglie a non poter vivere più di ciò che il mare di fronte casa offre.
Parliamo di rincari del carburante che appiattiscono i guadagni e di un mare che, a causa del surriscaldamento delle acque, si popola di specie invasive che riducono il pescato tradizionale.
La domanda allora sorge spontanea: quale futuro per un comparto che rappresenta una colonna portante della nostra economia e della nostra identità?
La pesca in Sicilia deve essere tutelata, a partire da accordi che impediscano che le nostre marinerie vengano schiacciate dalla concorrenza estera. D’altra parte, l’UE dovrebbe prendere coscienza del fatto che porre dei vincoli interni all’Unione, senza però giungere ad accordi comuni con i nostri vicini, è un gioco a somma zero tutto a danno dei pescatori europei.




