Dopo l’annuncio della Federazione Armatori Siciliani di voler bloccare lo stretto di Messina e il presidio organizzato dai pescatori di Porto Empedocle lo scorso 30 settembre, aumentano i segnali di protesta anche nel resto dell’isola.
Sull’esempio dato dai pescatori empedoclini, anche le marinerie agrigentine di Sciacca e Licata – insieme a quelle di Portopalo di Capo Passero, Scoglitti, Trapani e Pozzallo – si sono attivate e si dicono pronte all’azione.
Oggi saranno a Palermo per incontrare l’assessore Sammartino e capire quali sono i prossimi passi che il governo Regionale intende muovere per arginare una crisi che pare non avere fine. Presenti anche gli armatori lampedusani, che ad oggi pagano il carburante più caro di tutto lo Stato italiano.
Le rivendicazioni sono le stesse che accomunano tutti i pescatori siciliani: calmieramento del prezzo del carburante – oggi così alto da far sì che uscire in mare sia un gioco a perdere – e pagamento degli arretrati.
Nello specifico, i pescatori lamentano il fatto che le risorse previste per il fermo biologico dello scorso anno non sono ancora state versate.
A queste due grandi questioni si sommano la richiesta di finanziamenti agevolati, la proroga del credito d’imposta fino al 2026, la sospensione dei mutui e il ripristino degli sgravi previsti dalla legge 30/98.Le rivendicazioni sono molte, i problemi altrettanti. La speranza è che i pescatori sappiano far valere le proprie ragioni.




