• Guerra in Medio Oriente: una scure per la nostra agricoltura

    Guerra in Medio Oriente: una scure per la nostra agricoltura

    Le conseguenze del conflitto in Iran sono per la nostra economia sotto gli occhi di tutti: basta recarsi in un qualsiasi distributore di carburante per rendersi conto del prezzo salatissimo che stiamo pagando.

    Meno note sono, invece, le ricadute sul settore agricolo. Sul fronte energetico, a inizio marzo il prezzo del gasolio agricolo è schizzato da 0,85 € a punte di 1,25 €/litro in una sola settimana, danneggiando in particolar modo le provincie di Ragusa e Siracusa, in cui i costi per il riscaldamento delle serre sono diventati insostenibili.
    Un aumento del 45% del valore del gasolio agricolo sarebbe di per sé più che sufficiente per mettere in crisi il comparto, ma non è l’unico motivo per cui la nostra agricoltura sta pagando dazio.
    La chiusura dello stretto di Hormuz sta danneggiando anche le esportazioni nell’area. Navi cariche di frutta, in particolare di mele e kiwi, sono attualmente ferme ai porti o costrette a deviare verso il Capo di Buona Speranza. Peccato che la circumnavigazione dell’Africa allunghi i tempi di navigazione di circa 12-20 giorni, con tutto ciò che comporta in termini di costi.
    Per non farci mancare niente, anche l’importazione di fertilizzanti sta registrando un tracollo destinato ad avere conseguenze non di poco conto. Dallo stretto di Hormuz, infatti, transita il 25% dei fertilizzanti azotati commercializzati a livello globale e il ritardo o la mancata consegna dei concimi nella nostra isola potrebbe far crollare le rese agricole fino al 40% nella prossima stagione.
    In altre parole, l’attuale sconvolgimento geopolitico non sta solo mettendo in crisi i portafogli dei nostri agricoltori nell’immediato, ma rischia di innescare un circolo vizioso di cui pagheremo le ricadute anche nei mesi a venire.
    Sul tema si è espressa anche la Cia Agricoltori Italiani Sicilia che, mediante il suo presidente Graziano Scardino, ha inviato una lettera al governo regionale, chiedendo di intervenire con urgenza.
    La situazione è a dir poco delicata e non potendo prevedere la durata del conflitto è difficile decifrare per quanto andrà avanti questo stallo commerciale. È però certo che gli agricoltori siciliani, già provati da anni di vacche magre, non possono essere lasciati soli a reggere l’onda d’urto della crisi.

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