La digitalizzazione come chiave per preservare la memoria e renderla accessibile. E’ questo il filo conduttore dell’iniziativa organizzata giovedì 19 marzo nella Sala degli Armigeri di Palazzo dei Normanni dalla commissione Biblioteca dell’Assemblea regionale siciliana, per “rispolverare” l’archivio giornalistico dell’editore Michele Anselmo. Un patrimonio imponente – 25.000 buste formato A3 per 17.200 argomenti – che rappresenta una risorsa preziosa per la storia giornalistica e politica dell’Isola.
«La valorizzazione del patrimonio documentale come strumento di memoria condivisa» è stato il tema attorno al quale si è dipanata la conversazione alla quale hanno partecipato Marianna Caronia, presidente della commissione Biblioteca dell’Ars, Valentina Chinnici (che a breve prenderà il timone dell’organismo parlamentare); Daniele Ditta, redattore di PalermoToday, già segretario dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia; Marco Carone, dottore di ricerca in Scienze politiche presso l’Università di Messina e docente a contratto in Storia del diritto medievale e moderno presso l’Università Lumsa di Palermo; Ennio Muscolino, consigliere parlamentare dell’Ars, e Riccardo Anselmo, vicesegretario generale dell’Ars, nonché figlio di Michele, editore de “Il Foglio”, quindicinale di politica, cultura e costume, pubblicato dal 1966 al 2007.
L’incontro è stato un primo passo concreto verso una strategia più ampia di tutela e diffusione del patrimonio contenuto negli archivi, con l’obiettivo di restituire centralità alla storia regionale, rafforzando non solo il lavoro di giornalisti, studenti e ricercatori, ma permettendo anche a semplici cittadini di verificare e approfondire determinati temi in un momento storico contrassegnato dalla disinformazione e da un’Intelligenza artificiale non sempre istruita o governata in modo corretto.
Nel corso dell’iniziativa, il professore Marco Carone ha illustrato i risultati delle sue ricerche, delineando il profilo di Michele Anselmo: figura significativa ma poco esplorata del secondo dopoguerra siciliano. «Storie come la sua sono quelle che più mi appassionano e che più motivano nel mestiere di storico. E’ facile, in un certo senso, salire sulle spalle dei giganti. Su Mattarella, Alessi, Aldisio sono stati versati fiumi di inchiostro da parte della storiografia più autorevole. Sono campi già arati, terreni già battuti. Quando, invece, si entra a contatto con nomi meno noti come quello di Michele Anselmo – che, vuoi per attitudine personale, vuoi per temperamento, erano rimasti più distanti dalle luci dei riflettori della politica che conta – si ha immediatamente la sensazione di trovarsi di fronte a un personaggio inedito e sui generis, quindi, di muoversi su un terreno storiografico ancora vergine».
Il giornalista palermitano Daniele Ditta si è soffermato sull’importanza della digitalizzazione di archivi come quello di Anselmo per creare trame informative capaci di generare letture nuove, inedite in alcuni casi, e soprattutto riscoprire passaggi importanti della nostra storia contemporanea: «La digitalizzazione non è solo conservazione: è costruzione di un “ecosistema informativo”. Un ecosistema in cui biblioteche, archivi pubblici, testate giornalistiche, ordini professionali, università, centri studi e di ricerca collaborano per mettere in comune collezioni di giornali e libri, dati, atti e documenti vari. Pensiamo al valore degli archivi dei quotidiani locali: raccontano la storia dei territori, i fatti di cronaca, le vicende amministrative e politiche, i cambiamenti sociali, economici e culturali delle nostre città».
Ditta ha inoltre sottolineato il ruolo fondamentale della collaborazione tra istituzioni e mondo dell’informazione: «Condividere e digitalizzare il patrimonio giornalistico significa investire in trasparenza e comunicazione al servizio dei cittadini: per questo auspico una sinergia tra enti, Ars e Regione da un lato, sindacato stampa parlamentare e Ordine dei giornalisti dall’altro, affinché si possano tracciare percorsi comuni finalizzati a sostenere, anche economicamente, la valorizzazione di quei giacimenti culturali che sono gli archivi».
Un appello raccolto con favore dalla presidente della commissione Biblioteca dell’Ars, Marianna Caronia, che ha ribadito il valore strategico dell’operazione: «Gli archivi sono un enorme patrimonio in cui si sedimenta la storia concreta delle comunità. Digitalizzarli significa dare una giusta rappresentazione al passato, restituire profondità al presente e creare strumenti di comprensione del futuro».




