La notizia era nell’aria da settimane. Le criticità, invece, erano sotto gli occhi di tutti da ben prima. In data 26 ottobre, però, è arrivata la conferma: 125 chilometri complessivi della Messina-Catania e della Messina-Palermo avranno come limite imposto i 60 km/h, accompagnati da un divieto di sorpasso e da restringimenti delle carreggiate.
Ma come è potuta succedere una cosa del genere? Fin dove si è spinta la procrastinazione del Governo Centrale e del Governo Regionale?
Il forte stato di criticità strutturale in cui versano le infrastrutture stradali siciliane – in particolare le autostrade – è un po’ il segreto di Pulcinella. Chiunque abbia mai avuto il “piacere” di imbarcarsi col proprio mezzo in quest’ultime sa bene di cosa si parla: cantieri infiniti, deviazioni, rallentamenti, scarsa illuminazione, e chi più ne ha più ne metta. La Messina-Palermo e la Messina-Catania, però, hanno aggiunto un simpatico bonus per gli automobilisti, ovvero il pedaggio da pagare al casello autostradale.
Cosa dice il MIT?
Già all’inizio di ottobre l’ingegnere Placido Migliorino, incaricato dal Mit di eseguire i controlli sulle due autostrade, aveva prospettato l’introduzione del limite a 60 km/h per ragioni legate alla mancata sicurezza delle infrastrutture in questione. Tra le maggiori criticità individuate spiccano i guardrail non a norma, i problemi d’illuminazione nelle gallerie e il deterioramento di alcuni viadotti.
Andando nello specifico, l’ordinanza dirigenziale 75 recita:
con decorrenza dalle ore 7,00 del 27.10.2026 e sino alle ore 19,00 del 18.12.2026, la parzializzazione della carreggiata mediante chiusura alternata della corsia di emergenza, marcia o sorpasso, secondo esigenze, dell’Autostrada A/18 Messina – Catania, nel tratto compreso tra il km. 0+000 e il km. 76+860, in entrambe le direzioni di marcia e relativi svincoli e pertinenze, sia in orario diurno che notturno, previa predisposizione della segnaletica necessaria. È inoltre istituito il limite massimo di velocità di 60 km/h ed il divieto di sorpasso sul tratto autostradale interessato dalle limitazioni.
Per capirci, su più della metà del tracciato complessivo della A-18 ci sarà un tetto di velocità di 60 km/h da qui al 18 dicembre. Per quanto riguarda l’A-20, invece, arriva l’ordinanza dirigenziale 76 ad illuminarci la via:
con decorrenza dalle ore 7,00 del 28.10.2026 e sino alle ore 19,00 del 31.12.2026, la parzializzazione della carreggiata mediante chiusura alternata della corsia di emergenza, marcia o sorpasso, secondo esigenze, dell’Autostrada A/20 Messina – Palermo, nel tratto compreso tra il km. 20+500 e il km. 68+700, in entrambe le direzioni di marcia e relativi svincoli e pertinenze, sia in orario diurno che notturno, previa predisposizione della segnaletica necessaria.È inoltre istituito il limite massimo di velocità di 60 km/h ed il divieto di sorpasso sul tratto autostradale interessato dalle limitazioni.
Facendo due conti ritorniamo ai 125 km di interruzioni e limite di velocità menzionati in apertura. La precisazione è d’obbligo perché, negli scorsi giorni il Cas aveva provato a smentire le sue stesse comunicazioni ufficiali.
«Nessun abbassamento generalizzato del limite di velocità a 60 km/h sulle autostrade A18 e A20 in Sicilia. […] Le medesime ordinanze precisano che solo in corrispondenza dei singoli cantieri (essi sono ovviamente di lunghezza limitata e non certo un unico cantiere lungo 48 chilometri; inoltre, i cantieri saranno mobili e oggetto di avanzamento progressivo), verranno istituiti limiti di velocità più bassi, come da sempre avviene ovunque in qualsiasi cantiere, a tutela della sicurezza della circolazione e dei lavoratori impegnati nell’area».
La sostanza è che i disagi saranno enormi e le code si formeranno praticamente in tutta l’autostrada.
Ma dov’è stato il governo italiano finora?
Che lo Stato italiano veda la Sicilia esclusivamente come un polo estrattivo di risorse materiali e umane è cosa nota. Come non è di certo una novità che la politica siciliana sia spesso prona ai diktat di Roma, anche quando in contrasto con gli interessi del popolo siciliano.
Come si può pensare di servirsi della fiscalità di vantaggio per attirare investimenti stranieri se le merci e il capitale nelle nostre autostrade circolano a 60 km/h? Come si può anche solo immaginare di sviluppare turismo e impresa se chi viene in Sicilia va incontro a disagi di tale portata? A cosa serve investire nelle infrastrutture portuali se poi i container non possono spostarsi da una parte all’altra dell’isola? Come si può pensare di fermare l’esodo di massa dei giovani dalla nostra terra se non si riesce a garantire l’efficienza dei servizi di base quali dovrebbero essere le autostrade? In che modo si può parlare di migliorare la qualità della vita in Sicilia se milioni di persone saranno costrette a impiegare ore ed ore per percorrere una manciata di chilometri? E, soprattutto, com’è stato possibile essere così negligenti nella sicurezza e nella manutenzione delle nostre autostrade da arrivare al punto di poter anche solo contemplare una decisione così drastica?
Tutte queste domande andrebbero rivolte soprattutto al MIT, che nonostante si comporti oggi come organo di vigilanza, è in realtà l’attore politico con maggiori responsabilità rispetto alla mobilità e ai trasporti. Oggi il Ministero certifica che queste autostrade non sono sicure. Ma dov’era quando alla Sicilia veniva sottratto oltre un miliardo di euro del Fondo Sviluppo e Coesione destinato alle infrastrutture?
Cosa potrebbe celarsi dietro queste manovre
Riprendendo le parole di un articolo datato 29 ottobre 2026, uscito su La Repubblica – Palermo, la tempesta che sta coinvolgendo il CAS «potrebbe nascondere grandi manovre per accaparrarsi la gestione delle arterie siciliane dove in prima linea ci sarebbe la creatura di Matteo Salvini, la società Autostrade dello Stato». La società in house del ministero dei Trasporti è, infatti, controllata interamente dal ministero dell’Economia nata nel 2024 per volere di Salvini.
Sempre secondo il quotidiano, a fare gola sarebbe soprattutto la Messina-Catania e il proseguimento verso Modica. Quest’ultimo tratto, infatti, è diventato il più moderno d’Italia, perché completata di recente. In ballo ci sono anche gli appalti per costruire i lotti restanti fino a Gela, 654 milioni il costo del tratto Modica-Scicli.
Intanto, mentre Salvini gioca le sue carte e immagina di costruire il ponte sullo Stretto con i lego, la Sicilia continua ad aspettare autostrade sicure, efficienti e degne di questo nome.



