TRINACRIA

La Corsica brucia e la solidarietà arriva anche da Palermo

Il 2 marzo scorso nel carcere di Arles, in Francia, il militante indipendentista e prigioniero politico corso Yvan Colonna subiva una violenta aggressione da parte di un altro detenuto, rimanendo in condizioni di vita critiche. Il popolo corso ha subito individuato nello Stato francese l’unico colpevole dell’aggressione, lanciando una campagna di mobilitazione unitaria che non sembra volersi arrestare e che ieri ha visto 15mila persone scendere in piazza a Bastia contro lo Stato e in solidarietà a Yvan.

Da tutta Europa, nel frattempo, arrivano messaggi di solidarietà con presidi, azioni e comunicati. Anche a Palermo, oggi, il consolato francese è stato sanzionato con le parole d’ordine della protesta corsa: «Statu francese assassinu! Sustegnu a Yvan Colonna!».


Statu francese assassinu!

Da anni, l’Assemblea della Corsica, i sindaci, i deputati e tutti i gruppi politici presenti all’Assemblea Nazionale, insieme a un forte movimento popolare della società corsa, chiedono il diritto di riavvicinamento dei prigionieri politici detenuti sotto il regime di «détenu particulièrement signalé» (DPS). 
Si tratta di tre detenuti corsi: Pierre Alessandri, Alain Ferrandi e Yvan Colonna, in carcere con l’accusa di avere partecipato all’assassinio del prefetto di Ajaccio, Claude Érignac, avvenuto nel 1998.

Il tentato omicidio di Yvan Colonna ha scatenato la reazione dell’intera isola: lo Stato francese è stato da subito individuato come il mandante dell’aggressione. La logica di vendetta dello Stato nei confronti del movimento indipendentista ha trovato nel tentato omicidio di Yvan la sua massima espressione – tra l’altro, in una situazione abbastanza contraddittoria. Come ha potuto un detenuto sorvegliato speciale essere vittima di un’aggressione visibilmente premeditata?

Dopo settimane di intense mobilitazioni, mercoledì scorso è arrivata la decisione del primo ministro francese di revocare lo status di detenuto speciale a Yvan Colonna «per ragioni umanitarie». Un’azione annunciata dallo Stato come un «segnale di riappacificazione» con il popolo corso ma che, al contrario, è stata percepita come tardiva, inumana e meschina.

Venerdì 11 marzo, lo status di detenuti particolari è stato tolto anche a Alain Ferrandi e Pierre Alessandri, gli altri due detenuti politici corsi per i quali da anni si reclamava il ritiro della misura e il ritorno sull’isola. Ma a niente sono serviti i tentativi di calmare le acque dello Stato francese: il popolo corso continua a reagire compatto a questo duro attacco sferrato dallo Stato, reclamando il suo diritto all’indipendenza. 


I francesi fora!

Il fuoco dell’indipendenza arde come le Prefetture delle principali città della Corsica, che nelle ultime settimane sono state prese d’assalto dai manifestanti insieme ad altri simboli del potere francese.
La risposta dei partiti, dei movimenti e delle associazioni indipendentiste corse è stata unitaria: l’assassinio di Yvan Colonna rappresenta una chiara sfida al movimento indipendentista, che ha deciso di rispondere con forza.

Nelle ultime due settimane migliaia di corsi sono scegli in piazza a manifestare contro la brutalità dello Stato, per la liberazione dei prigionieri politici e per l’indipendenza. Sono state bloccate università, scuole, strade, porti; bruciate e assaltate le prefetture. Scontri violenti con le forze dell’ordine, che non hanno esitato a rispondere duramente, sono avvenuti a Bastia, Ajaccio, Corti e in altre città dell’isola quasi ogni giorno. La gioventù corsa si è fatta avanguardia di questa protesta, coinvolgendo nelle strade tutta la popolazione e dando vita a manifestazioni oceaniche.

Le proteste iniziate due settimane fa e il costante innalzarsi dello scontro lasciano presagire che la posta in gioco è alta e va oltre il caso dei prigionieri politici, va oltre la reazione alla brutalità dello Stato. È un grido di indipendenza del popolo corso che sa di starsi giocando, in queste giornate, una possibile svolta della sua storia.

La Corsica brucia e la solidarietà arriva anche da Palermo

Il 2 marzo scorso nel carcere di Arles, in Francia, il militante indipendentista e prigioniero politico corso Yvan Colonna subiva una violenta aggressione da parte di un altro detenuto, rimanendo in condizioni di vita critiche. Il popolo corso ha subito individuato nello Stato francese l’unico colpevole dell’aggressione, lanciando una campagna di mobilitazione unitaria che non sembra volersi arrestare e che ieri ha visto 15mila persone scendere in piazza a Bastia contro lo Stato e in solidarietà a Yvan.

Da tutta Europa, nel frattempo, arrivano messaggi di solidarietà con presidi, azioni e comunicati. Anche a Palermo, oggi, il consolato francese è stato sanzionato con le parole d’ordine della protesta corsa: «Statu francese assassinu! Sustegnu a Yvan Colonna!».


Statu francese assassinu!

Da anni, l’Assemblea della Corsica, i sindaci, i deputati e tutti i gruppi politici presenti all’Assemblea Nazionale, insieme a un forte movimento popolare della società corsa, chiedono il diritto di riavvicinamento dei prigionieri politici detenuti sotto il regime di «détenu particulièrement signalé» (DPS). 
Si tratta di tre detenuti corsi: Pierre Alessandri, Alain Ferrandi e Yvan Colonna, in carcere con l’accusa di avere partecipato all’assassinio del prefetto di Ajaccio, Claude Érignac, avvenuto nel 1998.

Il tentato omicidio di Yvan Colonna ha scatenato la reazione dell’intera isola: lo Stato francese è stato da subito individuato come il mandante dell’aggressione. La logica di vendetta dello Stato nei confronti del movimento indipendentista ha trovato nel tentato omicidio di Yvan la sua massima espressione – tra l’altro, in una situazione abbastanza contraddittoria. Come ha potuto un detenuto sorvegliato speciale essere vittima di un’aggressione visibilmente premeditata?

Dopo settimane di intense mobilitazioni, mercoledì scorso è arrivata la decisione del primo ministro francese di revocare lo status di detenuto speciale a Yvan Colonna «per ragioni umanitarie». Un’azione annunciata dallo Stato come un «segnale di riappacificazione» con il popolo corso ma che, al contrario, è stata percepita come tardiva, inumana e meschina.

Venerdì 11 marzo, lo status di detenuti particolari è stato tolto anche a Alain Ferrandi e Pierre Alessandri, gli altri due detenuti politici corsi per i quali da anni si reclamava il ritiro della misura e il ritorno sull’isola. Ma a niente sono serviti i tentativi di calmare le acque dello Stato francese: il popolo corso continua a reagire compatto a questo duro attacco sferrato dallo Stato, reclamando il suo diritto all’indipendenza. 


I francesi fora!

Il fuoco dell’indipendenza arde come le Prefetture delle principali città della Corsica, che nelle ultime settimane sono state prese d’assalto dai manifestanti insieme ad altri simboli del potere francese.
La risposta dei partiti, dei movimenti e delle associazioni indipendentiste corse è stata unitaria: l’assassinio di Yvan Colonna rappresenta una chiara sfida al movimento indipendentista, che ha deciso di rispondere con forza.

Nelle ultime due settimane migliaia di corsi sono scegli in piazza a manifestare contro la brutalità dello Stato, per la liberazione dei prigionieri politici e per l’indipendenza. Sono state bloccate università, scuole, strade, porti; bruciate e assaltate le prefetture. Scontri violenti con le forze dell’ordine, che non hanno esitato a rispondere duramente, sono avvenuti a Bastia, Ajaccio, Corti e in altre città dell’isola quasi ogni giorno. La gioventù corsa si è fatta avanguardia di questa protesta, coinvolgendo nelle strade tutta la popolazione e dando vita a manifestazioni oceaniche.

Le proteste iniziate due settimane fa e il costante innalzarsi dello scontro lasciano presagire che la posta in gioco è alta e va oltre il caso dei prigionieri politici, va oltre la reazione alla brutalità dello Stato. È un grido di indipendenza del popolo corso che sa di starsi giocando, in queste giornate, una possibile svolta della sua storia.

La Corsica brucia e la solidarietà arriva anche da Palermo

Il 2 marzo scorso nel carcere di Arles, in Francia, il militante indipendentista e prigioniero politico corso Yvan Colonna subiva una violenta aggressione da parte di un altro detenuto, rimanendo in condizioni di vita critiche. Il popolo corso ha subito individuato nello Stato francese l’unico colpevole dell’aggressione, lanciando una campagna di mobilitazione unitaria che non sembra volersi arrestare e che ieri ha visto 15mila persone scendere in piazza a Bastia contro lo Stato e in solidarietà a Yvan.

Da tutta Europa, nel frattempo, arrivano messaggi di solidarietà con presidi, azioni e comunicati. Anche a Palermo, oggi, il consolato francese è stato sanzionato con le parole d’ordine della protesta corsa: «Statu francese assassinu! Sustegnu a Yvan Colonna!».


Statu francese assassinu!

Da anni, l’Assemblea della Corsica, i sindaci, i deputati e tutti i gruppi politici presenti all’Assemblea Nazionale, insieme a un forte movimento popolare della società corsa, chiedono il diritto di riavvicinamento dei prigionieri politici detenuti sotto il regime di «détenu particulièrement signalé» (DPS). 
Si tratta di tre detenuti corsi: Pierre Alessandri, Alain Ferrandi e Yvan Colonna, in carcere con l’accusa di avere partecipato all’assassinio del prefetto di Ajaccio, Claude Érignac, avvenuto nel 1998.

Il tentato omicidio di Yvan Colonna ha scatenato la reazione dell’intera isola: lo Stato francese è stato da subito individuato come il mandante dell’aggressione. La logica di vendetta dello Stato nei confronti del movimento indipendentista ha trovato nel tentato omicidio di Yvan la sua massima espressione – tra l’altro, in una situazione abbastanza contraddittoria. Come ha potuto un detenuto sorvegliato speciale essere vittima di un’aggressione visibilmente premeditata?

Dopo settimane di intense mobilitazioni, mercoledì scorso è arrivata la decisione del primo ministro francese di revocare lo status di detenuto speciale a Yvan Colonna «per ragioni umanitarie». Un’azione annunciata dallo Stato come un «segnale di riappacificazione» con il popolo corso ma che, al contrario, è stata percepita come tardiva, inumana e meschina.

Venerdì 11 marzo, lo status di detenuti particolari è stato tolto anche a Alain Ferrandi e Pierre Alessandri, gli altri due detenuti politici corsi per i quali da anni si reclamava il ritiro della misura e il ritorno sull’isola. Ma a niente sono serviti i tentativi di calmare le acque dello Stato francese: il popolo corso continua a reagire compatto a questo duro attacco sferrato dallo Stato, reclamando il suo diritto all’indipendenza. 


I francesi fora!

Il fuoco dell’indipendenza arde come le Prefetture delle principali città della Corsica, che nelle ultime settimane sono state prese d’assalto dai manifestanti insieme ad altri simboli del potere francese.
La risposta dei partiti, dei movimenti e delle associazioni indipendentiste corse è stata unitaria: l’assassinio di Yvan Colonna rappresenta una chiara sfida al movimento indipendentista, che ha deciso di rispondere con forza.

Nelle ultime due settimane migliaia di corsi sono scegli in piazza a manifestare contro la brutalità dello Stato, per la liberazione dei prigionieri politici e per l’indipendenza. Sono state bloccate università, scuole, strade, porti; bruciate e assaltate le prefetture. Scontri violenti con le forze dell’ordine, che non hanno esitato a rispondere duramente, sono avvenuti a Bastia, Ajaccio, Corti e in altre città dell’isola quasi ogni giorno. La gioventù corsa si è fatta avanguardia di questa protesta, coinvolgendo nelle strade tutta la popolazione e dando vita a manifestazioni oceaniche.

Le proteste iniziate due settimane fa e il costante innalzarsi dello scontro lasciano presagire che la posta in gioco è alta e va oltre il caso dei prigionieri politici, va oltre la reazione alla brutalità dello Stato. È un grido di indipendenza del popolo corso che sa di starsi giocando, in queste giornate, una possibile svolta della sua storia.