TRINACRIA

Il triangolo no, non l'avevamo considerato - Lettera di Lanfranco Caminiti

Il professore Massimo Costa ha una questione sentimentale da risolvere – e quindi merita tutta la nostra sensibilità. Nello spiegarci, in ben due video uno dopo l’altro come un uno-due sul ring, perché sia cosa buona e giusta che Siciliani liberi vada alle amministrative di Palermo insieme a Italexit e Popolo della famiglia, i motivi cioè per i quali questo accoppiamento contro-natura si debba fare a ogni costo, dice due cose opposte: la prima, che queste sono elezioni amministrative, e quindi è normale fare cartelli elettorali e Siciliani liberi non si sta sposando con nessuno; la seconda, il giorno dopo, che non si può attribuire alle elezioni amministrative di Palermo un rango meno che politico, perché Palermo ha più abitanti del Lussemburgo e dell’Islanda e perché è la capitale della Sicilia, e questo – con Italexit e Popolo della famiglia – non è un matrimonio d’interessi (letteralmente: «Non vorrei passasse il messaggio che si tratti di un cartello elettorale», ovvero quello del giorno prima) ma (squillo di trombe) un matrimonio d’amore. E manzonianamente, si dovrebbe perciò dire con lui: «Questo matrimonio s’ha da fare!» L’uno-due del professore sembra applicarsi più che per colpire l’avversario per darsi pugni in testa.

Il fatto si è che il professore Massimo Costa ha un problema di cuore non solo nel senso sentimentale ma anche nel senso proprio del funzionamento dell’organo, e per fare l’arrampicata sugli specchi – novella disciplina olimpica a cui il professore sembra inclinato – ci vuole anche il fisico. E invece ha il fiato corto.

Nello spiegare la differenza tra la scelta di Siciliani liberi di accoppiarsi con Paragone e Adinolfi e la scelta di altre liste sicilianiste che hanno posto come veto fare cartelli elettorali con movimenti, formazioni politiche e partiti nazionali, il professore dice che rispetta questa scelta e che a livello regionale ha anche un senso, ma non a livello amministrativo, perché ci sono “dinamiche locali”. E noi qui precipitiamo di nuovo nella confusione sentimentale: ma ce li dobbiamo sposare o non ce li dobbiamo sposare? Consapevole, forse, di questo marasma, il professore si lancia infine in un’affermazione definitiva: Paragone e Adinolfi sono “indipendentisti”. E ancora: «L’Italia è oppressa», e noi dobbiamo perciò ascoltare il grido di dolore che viene da ogni parte.

Ora, il professore ce lo consentirà, speriamo, ma noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che l’Italia sia oppressa come la Sicilia, anzi avanziamo qualche timido pensiero sul fatto che storicamente e a tutt’oggi l’Italia abbia un suo qualche ruolo nell’oppressione della Sicilia, nella sua colonizzazione, nella sua devastazione, nel suo depauperamento. E benché il professore si sforzi di spiegarci la compatibilità e addirittura l’affinità tra un percorso di liberazione della Sicilia e le posizioni di Paragone e Adinolfi, noi invece pensiamo proprio che ci sia incompatibilità e nessuna affinità: l’un signore e l’altro rappresentano istanze e movimenti italiani.

Ci piacerebbe peraltro che il professore che dice che un “valore” fondativo di questo accoppiamento contro-natura stia nella famiglia (ovvero, nell’accezione costiana, ma potremmo dire di questa Triplice alleanza: «normalmente, un uomo e una donna, aperti alla procreazione»), ci piacerebbe mentre si straccia le vesti e si tira i pochi capelli rimastigli perché ci stanno “depopolando” vederlo in prima linea con noi nelle battaglie contro l’emigrazione giovanile, cui siamo costretti da quell’Italia “indipendentista” che tanto gli piace, e ci piacerebbe vederlo in prima linea nei quartieri dove ci si batte per avere più assistenza, più asili, più supporto istituzionale per le famiglie. Ma non lo abbiamo mai visto – la “famiglia” di Costa è una entità astratta. E la lotta, che è una cosa molto concreta, gli è del tutto estranea.

Infine, troviamo volgare che proprio nei giorni immediatamente a ridosso di quella straordinaria iniziativa che è stato l’incontro tra realtà indipendentiste europee all’Assemblea regionale siciliana, con la presenza di scozzesi, catalani, corsi, sardi, baschi e siciliani, da cui è partita la proposta di un Forum delle realtà indipendentiste europee, troviamo volgare che il professor Costa si lanci in una filippica contro “l’indipendentismo global”, addirittura «foraggiato dai poteri forti internazionali». Saremmo noi – che siamo stati tra i promotori di quell’iniziativa e ne auguriamo la continuità – saremmo noi «foraggiati dai poteri forti internazionali»? Ma ci faccia il piacere.

Vorremmo perciò rassicurare il professore Costa, che strilla che non vuole avere nulla a che fare con tutto questo (i centri sociali, l’indipendentismo global, Lgbt e via elencando) – sarà nostra cura stargli alla larga. Noi vogliamo una Sicilia «pacifica, laboriosa, ricca, felice senza tiranni e senza sfruttatori». Lui vada con gli “indipendentisti italiani” Adinolfi e Paragone.

10 aprile 2022.

Il triangolo no, non l'avevamo considerato - Lettera di Lanfranco Caminiti

Il professore Massimo Costa ha una questione sentimentale da risolvere – e quindi merita tutta la nostra sensibilità. Nello spiegarci, in ben due video uno dopo l’altro come un uno-due sul ring, perché sia cosa buona e giusta che Siciliani liberi vada alle amministrative di Palermo insieme a Italexit e Popolo della famiglia, i motivi cioè per i quali questo accoppiamento contro-natura si debba fare a ogni costo, dice due cose opposte: la prima, che queste sono elezioni amministrative, e quindi è normale fare cartelli elettorali e Siciliani liberi non si sta sposando con nessuno; la seconda, il giorno dopo, che non si può attribuire alle elezioni amministrative di Palermo un rango meno che politico, perché Palermo ha più abitanti del Lussemburgo e dell’Islanda e perché è la capitale della Sicilia, e questo – con Italexit e Popolo della famiglia – non è un matrimonio d’interessi (letteralmente: «Non vorrei passasse il messaggio che si tratti di un cartello elettorale», ovvero quello del giorno prima) ma (squillo di trombe) un matrimonio d’amore. E manzonianamente, si dovrebbe perciò dire con lui: «Questo matrimonio s’ha da fare!» L’uno-due del professore sembra applicarsi più che per colpire l’avversario per darsi pugni in testa.

Il fatto si è che il professore Massimo Costa ha un problema di cuore non solo nel senso sentimentale ma anche nel senso proprio del funzionamento dell’organo, e per fare l’arrampicata sugli specchi – novella disciplina olimpica a cui il professore sembra inclinato – ci vuole anche il fisico. E invece ha il fiato corto.

Nello spiegare la differenza tra la scelta di Siciliani liberi di accoppiarsi con Paragone e Adinolfi e la scelta di altre liste sicilianiste che hanno posto come veto fare cartelli elettorali con movimenti, formazioni politiche e partiti nazionali, il professore dice che rispetta questa scelta e che a livello regionale ha anche un senso, ma non a livello amministrativo, perché ci sono “dinamiche locali”. E noi qui precipitiamo di nuovo nella confusione sentimentale: ma ce li dobbiamo sposare o non ce li dobbiamo sposare? Consapevole, forse, di questo marasma, il professore si lancia infine in un’affermazione definitiva: Paragone e Adinolfi sono “indipendentisti”. E ancora: «L’Italia è oppressa», e noi dobbiamo perciò ascoltare il grido di dolore che viene da ogni parte.

Ora, il professore ce lo consentirà, speriamo, ma noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che l’Italia sia oppressa come la Sicilia, anzi avanziamo qualche timido pensiero sul fatto che storicamente e a tutt’oggi l’Italia abbia un suo qualche ruolo nell’oppressione della Sicilia, nella sua colonizzazione, nella sua devastazione, nel suo depauperamento. E benché il professore si sforzi di spiegarci la compatibilità e addirittura l’affinità tra un percorso di liberazione della Sicilia e le posizioni di Paragone e Adinolfi, noi invece pensiamo proprio che ci sia incompatibilità e nessuna affinità: l’un signore e l’altro rappresentano istanze e movimenti italiani.

Ci piacerebbe peraltro che il professore che dice che un “valore” fondativo di questo accoppiamento contro-natura stia nella famiglia (ovvero, nell’accezione costiana, ma potremmo dire di questa Triplice alleanza: «normalmente, un uomo e una donna, aperti alla procreazione»), ci piacerebbe mentre si straccia le vesti e si tira i pochi capelli rimastigli perché ci stanno “depopolando” vederlo in prima linea con noi nelle battaglie contro l’emigrazione giovanile, cui siamo costretti da quell’Italia “indipendentista” che tanto gli piace, e ci piacerebbe vederlo in prima linea nei quartieri dove ci si batte per avere più assistenza, più asili, più supporto istituzionale per le famiglie. Ma non lo abbiamo mai visto – la “famiglia” di Costa è una entità astratta. E la lotta, che è una cosa molto concreta, gli è del tutto estranea.

Infine, troviamo volgare che proprio nei giorni immediatamente a ridosso di quella straordinaria iniziativa che è stato l’incontro tra realtà indipendentiste europee all’Assemblea regionale siciliana, con la presenza di scozzesi, catalani, corsi, sardi, baschi e siciliani, da cui è partita la proposta di un Forum delle realtà indipendentiste europee, troviamo volgare che il professor Costa si lanci in una filippica contro “l’indipendentismo global”, addirittura «foraggiato dai poteri forti internazionali». Saremmo noi – che siamo stati tra i promotori di quell’iniziativa e ne auguriamo la continuità – saremmo noi «foraggiati dai poteri forti internazionali»? Ma ci faccia il piacere.

Vorremmo perciò rassicurare il professore Costa, che strilla che non vuole avere nulla a che fare con tutto questo (i centri sociali, l’indipendentismo global, Lgbt e via elencando) – sarà nostra cura stargli alla larga. Noi vogliamo una Sicilia «pacifica, laboriosa, ricca, felice senza tiranni e senza sfruttatori». Lui vada con gli “indipendentisti italiani” Adinolfi e Paragone.

10 aprile 2022.

Il triangolo no, non l'avevamo considerato - Lettera di Lanfranco Caminiti

Il professore Massimo Costa ha una questione sentimentale da risolvere – e quindi merita tutta la nostra sensibilità. Nello spiegarci, in ben due video uno dopo l’altro come un uno-due sul ring, perché sia cosa buona e giusta che Siciliani liberi vada alle amministrative di Palermo insieme a Italexit e Popolo della famiglia, i motivi cioè per i quali questo accoppiamento contro-natura si debba fare a ogni costo, dice due cose opposte: la prima, che queste sono elezioni amministrative, e quindi è normale fare cartelli elettorali e Siciliani liberi non si sta sposando con nessuno; la seconda, il giorno dopo, che non si può attribuire alle elezioni amministrative di Palermo un rango meno che politico, perché Palermo ha più abitanti del Lussemburgo e dell’Islanda e perché è la capitale della Sicilia, e questo – con Italexit e Popolo della famiglia – non è un matrimonio d’interessi (letteralmente: «Non vorrei passasse il messaggio che si tratti di un cartello elettorale», ovvero quello del giorno prima) ma (squillo di trombe) un matrimonio d’amore. E manzonianamente, si dovrebbe perciò dire con lui: «Questo matrimonio s’ha da fare!» L’uno-due del professore sembra applicarsi più che per colpire l’avversario per darsi pugni in testa.

Il fatto si è che il professore Massimo Costa ha un problema di cuore non solo nel senso sentimentale ma anche nel senso proprio del funzionamento dell’organo, e per fare l’arrampicata sugli specchi – novella disciplina olimpica a cui il professore sembra inclinato – ci vuole anche il fisico. E invece ha il fiato corto.

Nello spiegare la differenza tra la scelta di Siciliani liberi di accoppiarsi con Paragone e Adinolfi e la scelta di altre liste sicilianiste che hanno posto come veto fare cartelli elettorali con movimenti, formazioni politiche e partiti nazionali, il professore dice che rispetta questa scelta e che a livello regionale ha anche un senso, ma non a livello amministrativo, perché ci sono “dinamiche locali”. E noi qui precipitiamo di nuovo nella confusione sentimentale: ma ce li dobbiamo sposare o non ce li dobbiamo sposare? Consapevole, forse, di questo marasma, il professore si lancia infine in un’affermazione definitiva: Paragone e Adinolfi sono “indipendentisti”. E ancora: «L’Italia è oppressa», e noi dobbiamo perciò ascoltare il grido di dolore che viene da ogni parte.

Ora, il professore ce lo consentirà, speriamo, ma noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che l’Italia sia oppressa come la Sicilia, anzi avanziamo qualche timido pensiero sul fatto che storicamente e a tutt’oggi l’Italia abbia un suo qualche ruolo nell’oppressione della Sicilia, nella sua colonizzazione, nella sua devastazione, nel suo depauperamento. E benché il professore si sforzi di spiegarci la compatibilità e addirittura l’affinità tra un percorso di liberazione della Sicilia e le posizioni di Paragone e Adinolfi, noi invece pensiamo proprio che ci sia incompatibilità e nessuna affinità: l’un signore e l’altro rappresentano istanze e movimenti italiani.

Ci piacerebbe peraltro che il professore che dice che un “valore” fondativo di questo accoppiamento contro-natura stia nella famiglia (ovvero, nell’accezione costiana, ma potremmo dire di questa Triplice alleanza: «normalmente, un uomo e una donna, aperti alla procreazione»), ci piacerebbe mentre si straccia le vesti e si tira i pochi capelli rimastigli perché ci stanno “depopolando” vederlo in prima linea con noi nelle battaglie contro l’emigrazione giovanile, cui siamo costretti da quell’Italia “indipendentista” che tanto gli piace, e ci piacerebbe vederlo in prima linea nei quartieri dove ci si batte per avere più assistenza, più asili, più supporto istituzionale per le famiglie. Ma non lo abbiamo mai visto – la “famiglia” di Costa è una entità astratta. E la lotta, che è una cosa molto concreta, gli è del tutto estranea.

Infine, troviamo volgare che proprio nei giorni immediatamente a ridosso di quella straordinaria iniziativa che è stato l’incontro tra realtà indipendentiste europee all’Assemblea regionale siciliana, con la presenza di scozzesi, catalani, corsi, sardi, baschi e siciliani, da cui è partita la proposta di un Forum delle realtà indipendentiste europee, troviamo volgare che il professor Costa si lanci in una filippica contro “l’indipendentismo global”, addirittura «foraggiato dai poteri forti internazionali». Saremmo noi – che siamo stati tra i promotori di quell’iniziativa e ne auguriamo la continuità – saremmo noi «foraggiati dai poteri forti internazionali»? Ma ci faccia il piacere.

Vorremmo perciò rassicurare il professore Costa, che strilla che non vuole avere nulla a che fare con tutto questo (i centri sociali, l’indipendentismo global, Lgbt e via elencando) – sarà nostra cura stargli alla larga. Noi vogliamo una Sicilia «pacifica, laboriosa, ricca, felice senza tiranni e senza sfruttatori». Lui vada con gli “indipendentisti italiani” Adinolfi e Paragone.

10 aprile 2022.