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  • Matteo Messina Denaro è vegetariano? – di Lanfranco Caminiti

    Matteo Messina Denaro è vegetariano? – di Lanfranco Caminiti

    di Lanfranco Caminiti

    Metti che Matteo Messina Denaro – di stanza per lunga pezza a Campobello di Mazara – abbia tifato per la gloriosa squadra del Trapani Calcio e abbia appuntato nel suo diario l’entusiasmo per una partita vinta; cosa diremmo: che non tutti gli ultras del Trapani sono mafiosi ma tutti i mafiosi di Campobello di Mazara sono ultras del Trapani?  E quindi – cosa ne verrebbe?

    Il flusso di scandalose banalità intorno i pensieri-pizzini di Messina Denaro ha superato la soglia della decenza: Messina Denaro sta dalla parte di Putin, nella guerra d’Ucraina, lo ha scritto in un memorabile pizzino – ne verrebbe che Putin è mammasantissima di Cosa Nostra? O forse che non tutti i filo-putiniani sono mafiosi ma è sicuro che tutti i mafiosi siano filo-putiniani?

    Non sappiamo ancora cosa Messina Denaro pensasse, che so, del Festival di Sanremo, dell’aumento del prezzo del gas o del ventilato e poi scomparso interesse cinese per costruire un porto a Palermo – ma confidiamo che procure e carabinieri ce ne distilleranno pian piano riflessioni “rilevanti”: e se ci piaceva Orietta Berti e la mattina mentre si faceva la barba canticchiava “Finché la barca va”? E se fosse vegano?

    Trent’anni di una “misteriosa” latitanza e di una altrettanto “misteriosa” acciuffatina vengono colmati da un gioco di fuoco di pensierini della sera che Messina Denaro appuntava prima di andare a dormire e che danno adito oggi a profonde riflessioni dei nostri mafiologi di mestiere: il mafioso par excellence scriveva che la Sicilia è stata oppressa dallo Stato italiano; eccalla’: non tutti i sicilianisti sono mafiosi, ma tutti i mafiosi sono sicilianisti – una silloge perfetta. Più o meno come potrebbe essere quella sugli adoratori di Orietta Berti.

    È solo una curiosa coincidenza che questo accada a pochi giorni dalla trasmissione “Atlantide” in cui l’onorevole 5stelle Roberto Scarpinato, già procuratore a Palermo, dice al giornalista Andrea Purgatori che allo sbarco degli americani in Sicilia i capi della “alta Mafia” «convogliano verso il separatismo siciliano». Che potrebbe essere quindi il dato “storico” per il quale non tutti i separatisti e sicilianisti sono mafiosi ma tutti i mafiosi sono (furono) sicilianisti e separatisti.

    Sorge il lieve sospetto che questa sfilza di spicce cialtronerie, storiche e attuali, contro il separatismo e il sicilianismo serva solo, per converso, a esaltare le “magnifiche sorti e progressive” dell’unità d’Italia, dei suoi partiti, della sua classe dirigente e a stigmatizzare con la più terribile delle accuse – la mafiosità – ogni desiderio di indipendenza dei siciliani. Che, a petto dei disastri economici e sociali, che la politica nazionale compie contro la Sicilia – buon ultima: l’autonomia differenziata – con sempre più attenzione guardano a un percorso di indipendenza politica e economica.

    Non è una cosa nuova: nel 1866, alla rivolta del Sette a mezzo a Palermo vennero in città “squadre” da Monreale e dintorni: banditi, mafiosi, di certo, come no – e tanto bastò per dire di quelle giornate che furono clericali, borboniche e maffiose. Quando i Fasci siciliani sul finire dell’Ottocento divennero una realtà enorme che chiedeva lavoro e dignità – il governo allertò sottoprefetti e delegati di PS perché schedassero i criminali e mafiosi che vi si erano iscritti: non ne trovavano, o forse ce n’erano due; due su trecentomila iscritti; ma tanto bastò per dire che quei tumulti fossero provocati ad arte dai maffiosi.

    Indipendenza e mafia sono parole opposte, se per indipendenza intendiamo processi di trasformazione della produzione e della distribuzione della ricchezza. La mafia non potrà mai essere indipendentista perché la sua accumulazione e il suo potere si basano sulla connivenza con lo Stato nazionale.

    Domandateci questo – a Matteo Messina Denaro.

    4 marzo 2023.


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