A un mese dalla scadenza del 30 giugno prefissata dall’Unione Europea, il capitolo PNRR in Sicilia sembra lontano dal potersi dire concluso. Con 5 anni a disposizione e un budget complessivo di circa 12 miliardi, quella che doveva essere un’occasione storica, rischia di trasformarsi nuovamente in un monumento all’inefficienza. Non è un destino avverso, né una casualità burocratica, ma il risultato di una strutturale condizione di mala gestione politica che in tutta la sua gravità consuma la capacità amministrativa e gestionale dell’isola.
L’ultimo dossier di monitoraggio del PNRR, pubblicato ad aprile 2026 da Camera e Senato, fotografa la Sicilia come fanalino di coda dell’intera penisola. I progetti già conclusi ammontano ad appena il 12,6% del totale, con una spesa pari a 1,604 miliardi di euro. Eppure, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con la sua dotazione complessiva di 750 miliardi di euro per agevolare i 27 Paesi UE nella ripresa post pandemica, pareva porsi come un’occasione storica di rinascita e rinnovamento per la Sicilia, con l’obiettivo di superare tutti quegli ostacoli strutturali che da decenni penalizzano l’isola. Una grande occasione anche per modernizzare la pesante e lenta macchina amministrativa fatta tutta di gare infinite, progettazioni carenti, mancanza di personale, continuo cambio di dirigenze, per citare solo alcuni esempi…
La gestione del PNRR in Sicilia: un passo indietro
Ma facciamo un passo indietro. Sin dal 2021, con l’approvazione del piano curato e presentato dal Governo Draghi, in Sicilia emergevano le prime complicazioni. Una valanga di risorse per un territorio che mancava strutturalmente delle capacità gestionali per tradurle in investimenti e con ritmi incompatibili con quelli imposti da Bruxelles.
Ai ritardi sistematici e alle progettazioni incompiute, presto si è aggiunto anche l’aumento improvviso dell’inflazione a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina. I crescenti attriti tra i vari attori direttamente o indirettamente coinvolti nella guerra hanno accentuato le difficoltà nelle catene di approvvigionamento delle materie prime, spostando inevitabilmente l’attenzione della comunità europea sulla necessità della progettazione di un sistema energetico che potesse rendere l’Unione indipendente dai grandi fornitori russi, creando colli di bottiglia che hanno rallentato la tempistica di realizzazione dei progetti.
Per ciò, al 2024 la Sicilia risultava tra le peggiori regioni per stato di avanzamento del piano, con una percentuale di progetti neppure avviati pari al 46,3% e avendone portato a termine solamente il 3,6%. Cifre allarmanti, specialmente se paragonate ai risultati di territori come la Lombardia, che già due anni fa registrava un tasso di progetti da avviare pari appena al 17,4%¹.
Stato dell’arte del PNRR oggi
È doveroso precisare che, i dati riportati di seguito, potrebbero differire rispetto ad altre pubblicazioni, sia in ragione di differenti criteri di territorializzazione nonché di successivi aggiornamenti dei dataset.
Secondo il portale OpenPNRR, in Sicilia risultano localizzati circa 16,5 miliardi di euro di investimenti riconducibili al PNRR. Tuttavia, una parte significativa del totale è destinata ad enti attuatori di progetti infrastrutturali ed energetici di rilievo nazionale o interregionale; ne sono un esempio Rete Ferroviaria Italiana, E-Distribuzione, Terna o Infratel Italia².
Nel tentativo di semplificare l’analisi, terremo in considerazione 12,73 miliardi di risorse territorialmente attribuiti alla Sicilia e corrispondenti ad un totale di 43.279 progetti³. Ciò che preoccupa, però, riguarda lo stato di attuazione, a sua volta distinto in “stato di avanzamento dei pagamenti” e “stato di avanzamento procedurale”; ad assumere rilievo prioritario è il secondo, in quanto l’attuazione del PNRR è caratterizzata non solo dalla spesa rendicontata, ma dal conseguimento di specifiche performance.
Secondo il dossier di Monitoraggio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza citato in introduzione, emerge come l’87,2% delle risorse totali riguardi progetti ancora in corso e una quota pari allo 0,2%, identificata come “altro”, si riferisca a progetti mai attivati. Una situazione più che grave se si pensa che il 30 giugno le amministrazioni dovranno chiudere carte e bilanci da presentare entro un mese alla Commissione Europea per la richiesta di pagamento della decima e ultima rata.
Entrando più a fondo, è possibile cercare di differenziare le responsabilità di questa partita. La Regione Siciliana è titolare del 15,05% dei fondi, per un totale di 1,9 miliardi di euro ripartiti in oltre seimila progetti. Nella maggior parte dei casi, riveste il ruolo di soggetto attuatore, ma rimane necessario precisare che tale funzione può assumere configurazioni differenti in rapporto alla distribuzione delle competenze tra soggetti pubblici e privati nei diversi ambiti di intervento. Nel complesso, rimangono sempre i dati sullo stato di avanzamento a destare preoccupazioni. Secondo alcuni degli ultimi dati forniti dall’ARS e aggiornati al 10 novembre 2025, i pagamenti complessivi ammontano a 539.3 milioni di euro, corrispondenti al 29,65% del totale⁴. Un risultato apparentemente migliore al sopraccitato 12,6%, eppure l’isola e il suo Governo rimangono in fondo alle classifiche sia a livello regionale che europeo.
Criticità che non cambiano neppure volgendo lo sguardo alla distribuzione territoriale. Le province beneficiarie delle quote PNRR più alte, quali Palermo, Catania e Messina, mostrano stati di avanzamento inferiori rispetto alle province con fondi più contenuti. E i disastri delle singole amministrazioni sono spesso quelli che si abbattono direttamente sui singoli cittadini. Esemplificativo è il caso degli ospedali e delle case di comunità nelle Madonie, presidi sanitari territoriali pensati con l’obiettivo di trasferire, ove possibile, parte dell’assistenza dall’ospedale tradizionale a strutture dedicate alla degenza breve, alleggerendo così il carico sulle strutture ospedaliere.
Una soluzione particolarmente necessaria in un’area interna come quella delle Madonie, caratterizzata da un’età media elevata della popolazione e dalla presenza di pazienti che, pur necessitando di assistenza sanitaria, si trovano in condizioni clinicamente stabili. Se non fosse che i poli previsti non si sono rivelato altro che ali del già precario ospedale Madonna dell’Alto di Petralia Sottana, riadattate a tali funzioni. A ciò si aggiunge la mancata assunzione di nuovo personale, per cui spesso saranno gli stessi operatori dell’ospedale ad essere costretti a suddividere i turni con le nuove strutture territoriali. Insomma, non solo un emblema di spreco, ma un progetto che una volta esauriti i finanziamenti straordinari, comporterà costi difficilmente sostenibili a lungo termine.
Uno sguardo al Pil
Anche gli effetti strutturali sull’economia siciliana nel suo complesso stanno arrivando con maggiore lentezza rispetto alle previsioni iniziali. I dati economici più recenti, infatti, restituiscono un quadro meno incoraggiante di quanto presentato al pubblico. Secondo le rilevazioni Istat, nel 2024 la quota della Sicilia sul Pil nazionale si attestava al 5,08%, cifra presentata come un gran risultato anche dal presidente della Regione, Renato Schifani. Tuttavia, questo risultato è in realtà ben lontano da una crescita significativa: appena due anni prima, la quota della Sicilia sul Pil nazionale era pari al 5,13%. Di fatto, dunque, non si registra alcun reale avanzamento, anzi il peso economico dell’isola si può affermare essere rimasto sostanzialmente invariato e, considerando anche i decimali, si osserva persino una lieve contrazione di 0,05 punti percentuali⁵.
Il tempo stringe
Ad oggi, ci troviamo ad affermare tristemente che il PNRR non abbia avuto un impatto tale da garantire nuove e migliori condizioni di sviluppo per la Sicilia; piuttosto ha finito per schiantarsi contro le stesse fragilità che avrebbe dovuto risolvere. A poco più di un mese dalla chiusura dei progetti, non c’è più nulla da fare per prevenire la perdita di miliardi di euro di potenziali investimenti e tutto ciò senza tenere in considerazione il peso che opere inutili e scelte superficiali inevitabilmente avranno sul Pil. Molti comuni rischieranno di rimanere schiacciati sotto il peso di anticipazioni che mai saranno rimborsate. Insomma, l’ennesima occasione persa per una terra in cui i settori su cui investire non mancano di certo, ma per la progettualità è tutt’altra faccenda.
Note:
¹Elaborazioni Svimez su dati ReGiS – Rapporto Svimez 2024;
²OpenPNRR – https://openpnrr.it/territorio/19;
³Dossier 13 aprile 2026, Monitoraggio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Camera dei Deputati;
⁴Documento n.1 2026, ARS – Il PNRR attuato dalla Regione siciliana aggiornamento ottobre-novembre 2025;
⁵Istat, Conti economici territoriali – 2022-2024.




