• Amministrative 2026: quando Roma non c’è, la Sicilia prende il largo

    Amministrative 2026: quando Roma non c’è, la Sicilia prende il largo

    Negli ultimi due giorni, 71 comuni siciliani sono stati chiamati al voto e, in attesa dei risultati dei ballottaggi, è possibile tirare le somme di una tornata elettorale che ha segnato un tonfo per i partiti nazionali in Sicilia. D’altro canto, le variabili rappresentate da Sud chiama Nord e da Controcorrente hanno mostrato di essere in crescita e che non sarà possibile tenerli fuori dai giochi in preparazione delle prossime elezioni regionali.

    Viaggiano spediti anche i candidati sostenuti da liste civiche un po’ in tutte le province, mentre le segreterie romane restano all’angolo.

    Procediamo con ordine

    A Messina, Federico Basile di Sud chiama Nord fa il pieno di liste e di voti, stravincendo con il 58%. Corre da solo e ottiene più voti del centrodestra e del centrosinistra messi insieme, più di quanto ne avesse ottenuti alla prima candidatura del 2022. Immediato il commento di Cateno de Luca, che ha evidentemente colto lo spirito del tempo: «un risultato eclatante. Ha vinto un monocolore. Unico caso di monocolore civico e autonomista».

    A Enna, si è assistito a quello che è forse il caso più emblematico e clamoroso di questa tendenza. L’eterno Vladimiro Crisafulli ha trionfato doppiando le preferenze del candidato concorrente Ezio De Rose, e l’ha fatto senza il simbolo del PD, suo partito di appartenenza. Il motivo? Pare che la segreteria non gliel’abbia concesso, non essendo in sintonia con il rinnovamento portato avanti dal partito. Tagliente il commento di Crisafulli: «Il Pd non mi ha dato il simbolo? Meglio, ho preso più voti».

    Ad Agrigento abbiamo assistito ad una lotta senza quartiere. Quattro candidati, di cui due del centrodestra, presentatosi diviso. Fdl, Grande Sicilia, UDC e Forza Italia hanno sostenuto Gerlando Alonge, arrivato secondo col 34,79%, mentre Lega e DC hanno sostenuto Luigi Gentile, ancoratosi al 14%. Spaccatura consumatasi dopo mesi di polemiche e parole al veleno, culminate nello scontro seguito all’arrivo del leader del Carroccio in città per un comizio elettorale.
    Ma si sa, tra i due litiganti il terzo gode. A beneficiarne è il candidato di Controcorrente Michele Sodano, arrivato a un soffio dall’elezione diretta, sfumata per una manciata di voti. Resta da capire se il centrodestra si presenterà compatto al ballottaggio, ma quanto visto nella Città dei Templi è esemplificativo del fatto che la crisi dei partiti nazionali non fa eccezioni, nemmeno nelle storiche roccaforti.

    In buona sostanza, nei tre capoluoghi in cui si è andati al voto i partiti tradizionali hanno perso in favore di esponenti che si muovono al di fuori delle logiche nazionali e, a dirla tutta, anche nel resto dell’isola la musica è la stessa.

    Va bene a De Luca anche a Ribera, in cui vince insieme alla DC, e a Marsala, dove ha corso in coalizione con il centrosinistra. Vince al fotofinish anche a Barcellona Pozzo di Gotto, in cui Melangela Scolaro ha vinto al primo turno correndo contro tutti. L’ennesima dimostrazione di come il classico schema destra vs sinistra a trazione romana abbia esaurito la sua vitalità nell’isola. Viene premiato chi mostra attenzione per le istanze espresse dai siciliani per la Sicilia, non chi chiede i voti in loco, salvo poi rivolgere lo sguardo sempre al di là del Faro.

    Tiene botta anche la restaurata Democrazia Cristiana, nonostante lo scandalo giudiziario che ha coinvolto Totò Cuffaro. Plebiscito per la nipote d’arte (si fa per dire) Ida Cuffaro, che ha raccolto il 75% dei consensi. E, tornando a Ribera, va segnalata l’elezione a sindaco di Carmelo Pace, già Deputato all’Ars. Affonda Cuffaro, ma non i cuffariani.

    Sul fronte autonomista raccoglie risultati più che positivi Grande Sicilia, in particolare nella provincia di Siracusa. È risultato primo partito ad Augusta, Lentini e Floridia, raccogliendo 15 consiglieri comunali.

    Al di là dei proclami da parte delle segreterie di Roma, in cui chiunque dichiara di aver vinto in barba ai reali risultati, tanto la destra quanto la sinistra hanno perso terreno in Sicilia. Il centrodestra si è presentato diviso in quasi tutti i comuni e, se fino a ieri amministrava 11 dei 17 grandi comuni al voto, ad oggi resta con soli 4 sindaci certamente ascrivibili alla coalizione a sostegno di Schifani. Fa meglio il centrosinistra, passato da 3 a cinque centri medio-grandi: Marsala, Termini Imerese, Floridia, Lentini ed Enna. Ma proprio il capoluogo ennese è sintomatico della fragilità del partito nell’isola, tenuto in piedi più dal carisma dei singoli candidati, in grado di giocare da battitori liberi se vogliono, che dalla capacità di radicamento nel territorio. In altre parole, il Pd perde anche quando vince.

    In attesa dei risultati dei ballottaggi, con un occhio di riguardo per quanto accade ad Agrigento, questa tornata elettorale conferma una traiettoria di lungo periodo, in grado di far comprendere perché personaggi come De Luca non siano delle meteore, ma soggetti destinati ad avere un peso specifico sempre maggiore nelle vicende isolane. Il popolo siciliano percepisce il Governo di Roma come distante e sostanzialmente indifferente a quanto accade nell’isola. In ordine di tempo, la scarsa o nulla attenzione data agli eventi catastrofici che hanno colpito la Sicilia lo scorso inverno è stata l’ennesima conferma. Né i giornali né i politici italiani hanno speso una parola sui disastri causati dal ciclone Harry e solo la tragedia di Niscemi (troppo grossa per poter essere ignorata) ha convinto i leader dei partiti a recarsi in Sicilia per una rapida passerella, salvo distogliere l’attenzione una volta spentosi il clamore mediatico.

    I siciliani ne sono consapevoli e sono sempre meno disposti a interessarsi alle diatribe sui temi di interesse nazionale, poiché poco e niente hanno a che vedere con gli interessi della Sicilia e dei siciliani.

    Superato il secondo round del 7-8 giugno gli occhi di tutti saranno puntati sulle regionali. Si divideranno le squadre e si sceglieranno i candidati. Staremo a vedere. Intanto, la presa di Roma sulla Sicilia si fa sempre più fiacca.

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