Quest’anno ricorre il 744° anniversario della Rivoluzione del Vespro contro la dominazione angioina, mito fondativo dell’identità siciliana e vessillo per le innumerevoli insurrezioni del nostro popolo nei secoli a venire. Il 30 marzo 2026 abbiamo attraversato le strade di Corleone per celebrare uno dei momenti più alti della Storia siciliana e, per l’occasione, ne ricostruiamo la vicenda e la sua importanza simbolica.
Il controllo angioino sulla Sicilia all’epoca del Vespro era un fatto assai recente. Fu Papa Clemente IV ad assegnare la corona a Carlo d’Angiò nel 1266, a seguito della sconfitta di Manfredi di Svevia nella battaglia di Benevento dello stesso anno. Sulla base degli studi portati avanti dallo storico Michele Amari e riportati ne «La guerra del vespro siciliano», la presenza angioina in Sicilia fu breve quanto mal digerita dalla popolazione.
Già l’anno successivo scoppiò una rivolta per far ascendere sul trono Corradino, figlio di Manfredi. Il tentativo insurrezionale si risolse in una sconfitta e nella tremenda repressione da parte delle truppe occupanti, con il preciso comando del nuovo sovrano di non concedere «ai siciliani nulla mercé».
In seguito al bagno di sangue del ‘67 le acque si calmarono per qualche tempo, ma ciò non comportò un miglioramento delle condizioni di vita per i siciliani, classe dirigente inclusa.
La popolazione fu sommersa di tasse e gabelle, mentre i baroni vennero spodestati dei propri possedimenti. Il pugno di ferro fu ritenuto necessario poiché il nuovo sovrano nutriva ben poca fiducia sulla quiescenza del popolo siciliano. E la Storia non l’ha smentito.
Secondo la leggenda, il 30 marzo del 1282 coincise con il Lunedì dell’Angelo e in quella giornata a Palermo si stava celebrando una festa di matrimonio alla chiesa di Santo Spirito.
I soldati francesi giunsero sul posto e uno di essi, Drouet, col pretesto di perquisirla, palpeggiò la futura sposa, la quale svenne. L’accaduto fu la proverbiale goccia che fece traboccare il vaso. Drouet e i soldati furono uccisi dai palermitani in rivolta: nel giro di poche ore oltre 2.000 truppe angioine vennero uccise negli scontri. Quella stessa sera si riunì un’assemblea popolare che istituì il republican magisterio e l’autogoverno. Ruggero Mastrangelo, a capo della rivolta, fu nominato Capitano del popolo e chiamato alla guida del Comune.
Quasi in contemporanea nuclei rivoluzionari si costituirono nel resto dell’isola, in particolare a Corleone, centro decisivo per l’andamento degli scontri. Con la presa di Messina del 28 aprile, i siciliani riuscirono a scacciare lo straniero in appena un mese, portando alla creazione delle communitas siciliae, ossia la confederazione delle comunità siciliane indipendenti.
Parallelamente, accadde un altro fatto di cui ne vediamo le conseguenze ancora oggi, proprio perché il Vespro ci ha lasciato simboli che non si possono cancellare dalla memoria di un popolo. In quelle settimane nacque la bandiera siciliana che, non a caso, deve i suoi colori giallo e rosso rispettivamente a Corleone e Palermo, città cardine nel processo rivoluzionario.
Come ben sappiamo, la Rivoluzione ebbe vita breve e la corona siciliana entrò ben presto nella sfera d’influenza aragonese. Dunque, si potrebbe sostenere che sul piano politico il Vespro non ebbe alcuna ricaduta di lungo corso e che si possa derubricare come una delle tante insurrezioni contadine spentesi in un battito di ciglia.
In realtà, i fatti del 1282 hanno lasciato un ricordo indelebile nella memoria collettiva siciliana, destinato a durare molto più a lungo della presenza angioina o aragonese nell’isola. La rivoluzione del Vespro è stata ed è ancora oggi un monito e una spinta all’azione per generazioni di siciliani. Ha creato un precedente al quale potersi ispirare.
Dal “secondo Vespro” del 1516 fino alla lotta indipendentista del MIS, passando per le molteplici insurrezioni che ci stanno nel mezzo, la Rivoluzione del Vespro ha guidato l’idea che il popolo siciliano possa, una volta di più, alzare la testa contro l’invasore.




