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  • 500 indipendentisti in marcia a Palermo per ricordare i Vespri siciliani

    500 indipendentisti in marcia a Palermo per ricordare i Vespri siciliani

    Questo pomeriggio 500 indipendentisti, arrivati a Palermo da tutta la Sicilia, hanno manifestato per ricordare la rivoluzione del Vespro del 1282, quando i siciliani si ribellarono alla dominazione francese.

    Il corteo è partito alle 17 da piazza Croce dei Vespri e ha raggiunto piazza Verdi, attraversando corso Vittorio Emanuele e via Maqueda. In piazza, disoccupati percettori di reddito organizzati nell’associazione Basta Volerlo, agricoltori, lavoratori forestali del Sinalp, le organizzazioni Trinacria, Movimento Siciliano D’Azione, associazione Sicilia-Catalunya e Fronte Nazionale Siciliano. Presenti anche delegazioni dalla Sardegna, dalla Galizia e dalla Catalogna.

    Diverse vertenze sociali si sono unite nella ricorrenza del 741esimo anniversario della rivoluzione del Vespro, anche per contrastare la possibilità che le regioni del Nord di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna riescano a ottenere l’applicazione di una misura che gli permetterebbe di legiferare su materie centrali come la sanità, l’istruzione, la tutela dell’ambiente o la produzione dell’energia. Insieme alle competenze, le regioni potranno anche trattenere il gettito fiscale, che non sarebbe più distribuito su base nazionale.

    «L’autonomia differenziata rappresenta il compromesso tra i partiti oggi al governo, tra la Lega – tornata a fare esclusivamente propaganda nordista – e Fratelli d’Italia. Un compromesso che pagheremo noi e che ricadrà sulle spalle di tutti i siciliani. Le regioni del Nord più ricche si troveranno così ad avere miliardi per gestire i loro servizi, mentre noi rimarremo senza un euro in tasca. Cosa dovremmo fare? Unirci alla massa di emigrati che hanno già abbandonato la Sicilia?» afferma Giovanni Castronovo del movimento Trinacria.

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    E prosegue :«Tutto questo con il pieno appoggio del governo regionale, che si occupa solo di garantire gli interessi dello Stato italiano. Un doppio schiaffo quindi: il primo perché perderemo miliardi in servizi, già scadenti, il secondo perché la Sicilia ha già uno statuto di autonomia, ottenuto da un compromesso al ribasso e mai applicato. Questo noi non lo possiamo accettare: che la nostra terra si svuoti e restino solo basi militari, rigassificatori, raffinerie e povertà. Noi la Sicilia dobbiamo difenderla, e lottare contro misure come questa».


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