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  • Approvato Decreto Rigassificatori: per la Sicilia nuove minacce ambientali all’orizzonte

    Approvato Decreto Rigassificatori: per la Sicilia nuove minacce ambientali all’orizzonte

    Nelle ultime ore, la Camera dei Deputati ha approvato il decreto Rigassificatori sulle misure urgenti per gli enti territoriali per garantire la tempestiva attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e per il settore energetico con 168 sì, 39 no e 55 astenuti. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. A votare contro Movimento cinque stelle, Verdi e Sinistra italiana; astenuti il Pd e Azione – Italia viva.

    Cosa prevede il decreto

    Il testo prevede misure nel settore energetico in materia di realizzazione di nuovi impianti di rigassificazione, ma non solo. Entro il prossimo 29 luglio, potranno essere presentati ulteriori progetti per la messa in funzione di strutture sia on che off shore.

    Le autorizzazioni  saranno  rilasciate da un commissario straordinario di Governo in seguito a un procedimento unico, che include le valutazioni di impatto ambientale. Di fatto snellendo e facilitando le procedure.

    Come se non bastasse, tutti i collegamenti energetici che fanno parte della rete nazionale dei gasdotti vengono definiti come strategici, urgenti e indifferibili. Passaggio che ne renderà anche più difficile l’opposizione delle comunità locali.

    Anche dal punto di vista della produzione di energia da biocarburanti si punta a velocizzare. L’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) dovrà definire prezzi minimi garantiti per la produzione di energia da impianti a biomassa o biogas, mentre viene incrementata la produzione del biometano e sono previste semplificazioni per la coltivazione delle risorse geotermiche.

    La Sicilia sotto attacco

    L’approvazione del decreto sarà destinata ad avere conseguenze molto rilevanti per la Sicilia, come ad esempio il recupero di un “vecchio” progetto, fallito quasi vent’anni fa, che prevede la costruzione di un rigassificatore in zona Kaos, a ridosso della Valle dei Templi; nonché la presentazione di un progetto per un gasdotto di esportazione di gas da Gela a Malta, idea del tutto ingiustificata data la tanto decantata scarsità di gas per l’Italia.

    Questa manovra si inserisce in un quadro ambientale già disastroso dell’isola. La riattivazione delle centrali a carbone, il progetto di realizzazione di un mega impianto eolico nelle isole Egadi, la drammatica situazione nel poligono industriale del siracusano, confermano le parole dell’attuale Presidente del Consiglio che, subito dopo il suo insediamento, definì la Sicilia «un hub energetico per l’Italia e l’Europa».

    Nei piani strategici dello Stato italiano la Sicilia deve svolgere esattamente questo ruolo: centro di produzione di energia di ogni tipo, da esportare nelle ricche e produttive regioni del Nord e, perché no, da vendere anche all’estero. Poco importa se i siciliani si ammalano a causa di questi impianti, se sono costretti a emigrare perché questi progetti hanno ricadute in settori produttivi di grande importanza per l’isola, come la pesca, il turismo o l’agricoltura.

    Salute e profitto

    Ancora una volta si dimostra che i rapporti di potere tra il governo centrale e aziende come Eni e SNAM sono ribaltati. Queste partecipate ormai dettano direttamente ai governi, indifferentemente dal colore politico, la linea strategica delle politiche in tema di energia. La logica delle scelte che vengono operate non è volta a garantire un maggiore benessere alla popolazione e all’ambiente, ma al contrario favorisce gli interessi di mercato di queste multinazionali che spesso sono in contrapposizione con la salute della terra e delle popolazioni, spacciando per sostenibili fonti altamente dannose, ma enormemente remunerative come il gas.


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