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  • La Sicilia divorata dalla crisi climatica e dagli interessi dei privati

    La Sicilia divorata dalla crisi climatica e dagli interessi dei privati

    Ripubblichiamo un articolo di Ecologia Politica Palermo pubblicato su DinamoPress sugli incendi che in questi giorni hanno devastato la Sicilia.

    Non solo alluvioni e nubifragi, ma anche incendi: gli effetti della crisi climatica si stanno manifestando con forza nell’Europa meridionale e nel Nord Africa, dove negli ultimi giorni, complici le altissime temperature – arrivate a picchi tra i 45 e i 50 gradi – le fiamme hanno causato disastri ambientali e sociali senza precedenti in Grecia, Algeria, Tunisia e, non ultimo, in Sicilia, dove, dopo tre giorni di fuoco, oggi si contano i danni causati dai più di 330 roghi divampati in giro per l’isola.

    Un disastro annunciato

    Gli incendi che hanno avvolto la Sicilia hanno divorato in poche ore 693 ettari di superficie boschiva e 3mila ettari di superficie non boscata. Tra questi, non solo aree di elevata importanza naturalistica, quali le Riserve dello Zingaro e di Capo Gallo, ma anche di grande interesse storico e culturale, quali il Parco archeologico di Segesta e la Chiesa del Convento di Santa Maria di Gesù a Palermo, risalente al quindicesimo secolo e luogo in cui morì San Benedetto il Moro, completamente distrutta dalle fiamme. Mentre gli ultimi focolai vengono spenti dalle quasi 5mila unità impiegate sul territorio, si fa un primo bilancio di 3 morti, almeno 2mila sfollati e
    diversi feriti tra cittadini e personale impegnato nell’azione antincendio. Diverse abitazioni, aziende ed edifici pubblici, come l’Ospedale Cervello di Palermo, sono stati circondati e, in alcuni casi, inghiottiti dalle fiamme, causando oltre 60 milioni di euro di danni, oltre ai 200 milioni di euro quantificati dagli Ispettorati provinciali dell’Agricoltura.

    Una situazione che ha colto tutti di sorpresa per la portata, ma di cui non sono certo mancate le avvisaglie: il clima sempre più tropicale, l’aumento spropositato delle temperature e incendi sempre più frequenti durante il periodo estivo, già da anni facevamo da monito al disastro.
    Eppure, invece che cogliere i segnali della crisi e farsi trovare pronti all’evenienza, sullo stato di emergenza negli anni si è costruito un vero e proprio “business del fuoco” che ha coinvolto pubblico e privato. Da una parte la Regione Siciliana, che non solo non si è dotata di risorse umane sufficienti e preparate a fronteggiare gli incendi e di mezzi moderni e tecnologicamente avanzati per reagire alle fiamme, ma che di anno in anno ha disatteso anche le richieste di monitoraggio e attuazione dei piani di prevenzione incendi, determinando, di fatto, le condizioni ideali per accenderne la miccia. Dall’altra i privati che, in questo quadro, trovano le porte aperte per sopperire alle carenze della Regione nelle attività di avvistamento, estinzione e ricostruzione post-incendi. Negli anni, anche a causa della certificata dolosità della gran parte dei roghi, si è parlato di diversi business possibilmente connessi all’industria del fuoco, tra cui l’edilizia, l’industria fotovoltaica e il business degli aerei antincendio, di cui la Regione è priva e, per questo, “costretta” a ricorrere ai privati.

    In Sicilia la crisi climatica è crisi sociale

    Gli incendi di quest’anno hanno inoltre palesato più profonde problematiche legate all’insorgere di calamità naturali in aree che già vivono situazioni di forte crisi economica e sociale. La Sicilia, come d’altronde anche diverse altre zone bagnate dal Mediterraneo, vive una condizione di forte precarietà a livello infrastrutturale e di servizi: intere città si sono trovate isolate, sprovviste di luce e, in alcuni casi come Catania, persino di acqua, mentre alla chiusura dell’aeroporto Fontanarossa – già fuori uso da giorni per un precedente incendio – si è aggiunta quella dell’aeroporto di Palermo, mettendo di fatto KO i collegamenti aerei con l’isola, causando gravi disagi nella mobilità e penalizzando il turismo, nel periodo estivo settore da cui dipende la vitalità economica dell’isola.

    A lungo andare, possiamo immaginare che la nostra quotidianità sarà caratterizzata da temperature ogni anno più alte e dal manifestarsi sempre più frequente di emergenze come quella vissuta negli ultimi giorni, fungendo da ulteriore spinta per lo spopolamento dell’isola, che già soffre di una forte emigrazione a causa delle difficoltà economiche in cui versa.
    Inoltre, non va dimenticato che la Sicilia è già costretta a subire la presenza di raffinerie e poli petrolchimici e una massiva occupazione militare, che causano inquinamento, occupazione di suolo, malattie e devastazione della flora e della fauna locale.

    Rivendicare una Sicilia diversa

    A danno compiuto, ciò che emerge è, da una parte, la tragicità della crisi climatica a cui andiamo incontro e le conseguenze terribili che questa ha per l’ecosistema e, dall’altra, l’incapacità assoluta delle istituzioni attuali di reagire con fermezza a quanto sta accadendo, dimostrandosi prive della volontà di contrastare le grandi aziende che sull’emergenza fanno profitti. La materialità della crisi ambientale e le forme che questa assume alle nostre latitudini ci impone una presa di coscienza urgente su quanto sta accadendo: da isola paradisiaca in cui andare in vacanza, la Sicilia si sta trasformando in un inferno da cui scappare nei mesi estivi per il caldo e durante il periodo invernale per le alluvioni.

    Per questo, urge ora più che mai rivendicare il diritto di vivere in una terra sana, priva di fonti di inquinamento pesante e in cui si dia priorità alla salvaguardia dell’ambiente e delle specie che in esso vivono. Mentre il governo dichiara tardivamente lo stato di emergenza per la questione incendi, a noi tocca organizzarci dentro e contro la crisi, sfruttandola come occasione per amplificare la rottura e costruire una Sicilia più sana e desiderabile per tutti.

    *Ecologia Politica Palermo fa parte di un network nazionale di collettivi che, questa estate, si riunirà ad Augusta, in Sicilia, per discutere di crisi climatica, conflitti ambientali e prospettive di lotta.
    Dall’8 al 10 agosto collettivi, associazioni e singoli si incontreranno per discutere e ragionare insieme a partire da diversi tavoli su crisi idrica, fossile, energia e militarizzazione.


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